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SANTORO: Relazione di minoranza al Disegno di legge n. 96

pubblicato il 29 giugno 2020

Relazione di minoranza sul Disegno di legge n. 96 Disposizioni in materia di paesaggio, di urbanistica e di edilizia. Modifiche alle leggi regionali 5/2007, 19/2009 e 22/2009

Signor Presidente, Signori Consiglieri,
il disegno di legge Disposizioni in materia di paesaggio, di urbanistica e di edilizia rappresenta un classico caso di “assalto alla diligenza”, a cui normalmente siamo abituati in sede di Omnibus o di Legge di Stabilità, ma qui si è voluto fare di più.
Partendo da una norma, come uscita dalla Giunta Regionale, molto tecnica e sostanzialmente condivisibile, si è voluto riaprire il calderone delle modifiche puntuali, specifiche, quasi nominali che avevamo già visto in materia urbanistica ed edilizia. In commissione abbiamo assistito ad una vera e propria mutazione del testo, con emendamenti presentati dalla Lega per continuare l’ormai instancabile opera demolitoria delle principali e minime regole che dovrebbero stare alla base degli interventi legislativi in questi settori.
Un vergognoso tentativo della Lega di scavalcare le regole, permettendo di costruire e cementificare in deroga ai piani regolatori, senza alcuna visione di prospettiva e urbanistica e andando contro obiettivi di vivibilità, dimenticando gli interessi generali a favore di quelli particolari, svilendo infine il ruolo dei Comuni.
Ci sarebbe da essere sorpresi se non avessimo capito con la legge 6/2019 dove la Lega vuole andare a parare, ma la fretta fa i gattini ciechi e l’imperizia e la grossolanità delle modifiche introdotte con quella legge hanno portato questo consiglio a votare più modifiche di quante ne abbia subito la tanto contestata legge sulle UTI (ben più complessa nella sua concreta applicazione), ed oggi siamo ad introdurre nuove modifiche perché quella legge non solo è sbagliata nelle sue finalità, ma non funziona nemmeno. È una legge che genera confusione, richiede continue manutenzioni, aggiustamenti, interpretazioni… fino alla semplice e “snella” circolare esplicativa di 46 pagine, alla faccia della semplificazione.
Ma entriamo nel merito delle singole norme su cui poniamo dubbi, perplessità o direttamente contrarietà.
La prima modifica, introdotta in commissione, riguarda la specifica che consente il pagamento del gettone di presenza e non più il solo rimborso spese per le commissioni paesaggistiche. Siamo favorevoli all’introduzione del gettone che consente una partecipazione più qualitativa e consente anche una maggior facilità nella convocazione di questi organismi. Non è però ancora chiaro come siano superabili i rilievi fino ad oggi posti dal punto di vista giuridico dagli uffici del Consiglio sulla base della normativa vigente e sulle sentenze esistenti. Su questo punto è quindi auspicabile che vi sia (come promesso in Commissione) un chiarimento tecnico/giuridico al fine di evitare un domani o un’impugnativa della legge o rilievi contabili ai comuni nel momento dell’applicazione.
La seconda disposizione, su cui in Commissione abbiamo fatto un’apertura, è lo “Sportello Unico per l’Edilizia”, strumento che non ci vede pregiudizialmente contrari, ma che vorremmo venisse condiviso e presentato in modo chiaro ai comuni della nostra regione. Come abbiamo dimostrato in commissione, sia attraverso i verbali del CAL sia attraverso le audizioni dei Comuni di Monfalcone, Pordenone e Trieste, ci sarebbero diversi approfondimenti da fare e anche delle modifiche al testo presentato. Non capiamo perché a fronte della nostra disponibilità a sostenere e lavorare su questa proposta, si voglia comunque correre spediti tralasciando il fondamentale confronto con gli enti locali e con gli ordini professionali rispetto a quelle che potrebbero essere le ricadute di un’innovazione che non vorremmo rappresentasse un passo indietro nel rapporto professionisti/imprese con la Pubblica Amministrazione. Un passaggio dedicato a questo tema al CAL e all’ANCI ci sembra doveroso e lo richiediamo anche qui in aula, non vorremmo che il tanto declamato ascolto della maggioranza si sia già esaurito.
La terza modifica, proposta dalla Giunta, riguarda l’introduzione della fattispecie, attualmente non esistente, della “variante” al Piano di Governo del Territorio (PGT) al fine di legarne l’entrata in vigore ad una rivisitazione ed adeguamento sia all’attualità dei giorni nostri, essendo risalente al 2013, sia al Piano Paesaggistico Regionale. Chiarito quindi che il PPR è sovraordinato al PGT, che il PGT è, per scelta, privo di valenza paesaggistica e che la nostra Regione debba dotarsi di uno strumento di pianificazione regionale del proprio territorio, la variante è lo strumento con cui si intende riprendere in mano la tematica. Su questo punto riteniamo vada posta attenzione sullo specificare le modalità e le tempistiche con cui poi entrerà in vigore e sulla gestione della fase transitoria al fine di non danneggiare gli enti locali e gli stessi cittadini.
Questo era in sintesi il testo elaborato dalla Giunta Regionale, tecnico e per certi aspetti condivisibile... fino alla commissione di giovedì scorso dove si è consumato un vero e proprio blitz della Lega con proposte emendative che introducono nuove deroghe generali in materia di pianificazione urbanistica.
Al netto di criticare le modalità con cui questa maggioranza procede, a spizzichi e bocconi con normette sparse in ogni legge, ci chiediamo perché non sia forse più chiaro e trasparente proporre l’eliminazione degli strumenti di pianificazione comunale, eliminare i poteri che i sindaci e i consigli comunali hanno in materia di pianificazione e chiarire una volta per tutte che la cementificazione del territorio è l’obiettivo primario da perseguire ad ogni costo e sopra ogni regola. Un vero e proprio mantra da ripetere ogni giorno dalla mattina alla sera.
La nuova pianificazione territoriale è la norma puntuale in consiglio, il cittadino non perda più tempo ad andare in comune per chiedere modifiche o varianti ai piani regolatori ma venga qui, in consiglio e con una norma sistemiamo noi la situazione… senza nemmeno prenderci la responsabilità e metterci il coraggio di scrivere il nome e cognome, ma facendo una norma generale. Norma che poi troverà chissà quante altre implicazioni e con chissà quali effetti, ma questo poco conta.
Quello che è successo in commissione è inaccettabile e, ovviamente, proporremo all’aula di cancellare quanto introdotto, sperando in un sussulto di dignità dell’ultimo minuto da parte dei tanti ex amministratori locali che siedono in Consiglio regionale sui banchi di Lega e centrodestra, che sanno che le nostre critiche sono fondate nel merito.
Di cosa stiamo parlando? C’è la norma che cancella il valore della pianificazione per coloro che decidono di trasformare nuovamente in aree edificabili, aree agricole o verdi precedentemente edificabili. Tale meccanismo rappresenta un sistema di palese elusione normativa ed anche fiscale e tributaria, oltre a non consentire la tutela degli interessi dei cittadini potenzialmente danneggiati dalla creazione di nuove aree edificabili. È chiaro che il principio della riduzione del consumo di suolo non è solo abbandonato, ma addirittura usato come strumento per massimizzare il profitto e poi cementificare.
Stoppato in commissione, ma immaginiamo che i proponenti non si siano arresi, l’aumento al 100% del raddoppio che si può fare in deroga agli strumenti urbanistici per quanto riguarda il residenziale. Siamo passati dall’ampliamento in deroga al raddoppio… mi chiedo davvero a cosa serva la pianificazione a questo punto!
E poi c’è la possibilità per le strutture alberghiere e turistico-ricettive di espandersi, sempre in deroga, addirittura nelle cosiddette zone improprie. Una norma con scritto “fate quello che volete, dove volete” sarebbe sicuramente più chiara, e forse applicabile a differenza di quanto avete fatto finora, e sarebbe anche più sincera.
È chiaro che la filosofia, se così la possiamo chiamare, della Lega in materia urbanistica è quello dell’assenza di regole, pensando che i cittadini abbiano solo interessi nel costruire e non anche nel proteggere ciò che hanno, proteggere il valore e la qualità del costruire e proteggere la qualità del territorio. Riportare in vita normative e visioni del passato, non farà altro che portare gli stessi risultati del passato che abbiamo già visto e i cui effetti negativi continuiamo a curare e sistemare ogni giorno investendo sempre più risorse pubbliche.
In IV Commissione abbiamo motivato il nostro voto contrario con il sostanziale stravolgimento e peggioramento della norma, rispetto al testo uscito dalla Giunta regionale: auspichiamo che si torni al testo della Giunta, su cui ci si può confrontare con serenità e nel merito.
In questo senso saranno le nostre proposte emendative per l’Aula.

Mariagrazia Santoro
Allegato: relazione di minoranza DDL 96