HOME > DOCUMENTI

DA GIAU: Relazione di minoranza al Disegno di legge n. 105

pubblicato il 25 settembre 2020

Relazione di minoranza sul Disegno di legge n. 105 Disposizioni regionali in materia di lavoro. Modifiche alla legge regionale 9 agosto 2005, n. 18 (Norme regionali per l’occupazione, la tutela e la qualità del lavoro) e alla legge regionale 21 luglio 2017, n. 27 (Norme in materia di formazione e orientamento nell’ambito dell’apprendimento)


Signor Presidente, gentili colleghe e colleghi Consiglieri,
il disegno di legge 105 su cui ci accingiamo a discutere è una legge di manutenzione della 18 del 2005. Manutenzione che, a quindici anni dall’approvazione ed entrata in vigore di quella legge, è senz’altro consigliabile ed utile per le intervenute modifiche legislative nazionali, ma anche necessaria perché al di là del lasso temporale, le due crisi, quella in origine finanziaria del 2008 che ha poi riversato i suoi effetti economici sulla nostra Regione soprattutto della seconda metà del decennio scorso, e quella sanitaria di quest’anno, ci consegnano una geografia del lavoro sicuramente diversa da quella del 2005 e oltretutto in evoluzione.
Proprio per questo se possiamo da un lato andar fieri del fatto che le modifiche apportate lascino pressoché integro l’assetto, i principi e le linee di intervento indicate dalla 105, a testimonianza della lungimiranza insita nella legge che ha offerto strumentazione evidentemente valida per affrontare la precedente crisi, dall’altro non possiamo non lamentare l’assenza di elementi realmente nuovi a garanzia che il sistema sia in grado davvero di reggere le problematiche del mercato del lavoro che dei prossimi anni investiranno settori produttivi e tipologie di lavoratori diversi.
Abbiamo insomma idea che questa norma recepisca e sistematizzi l’esperienza positiva del passato (è del resto frutto di un lavoro degli uffici della direzione intrapreso ancora nella legislatura precedente) ma che non si sia data il tempo di svolgere una completa lettura del presente e previsione del futuro. È un lavoro sicuramente difficile da fare sia perché ci si trova in un dibattito generale sul lavoro non certo effervescente sia perché si è nel pieno della crisi sanitaria e gli scenari della sua evoluzione sono incerti. Proprio per questo, forse, ci si poteva dare uno spazio ulteriore di riflessione essendo oltre tutto la riforma del mercato del lavoro nazionale, una di quelle comprese nel piano complessivo che condiziona gli indispensabili aiuti europei per il post Covid.
Oltre che citarlo come forma possibile di lavoro, meritava probabilmente un’attenzione in più il lavoro agile. Nonostante la più volte richiamata competenza nazionale nella sua regolazione, poteva essere apprezzabile un impegno più esplicito della Regione quantomeno nell’assistenza alle aziende per l’organizzazione dello stesso, nel monitoraggio del fenomeno e delle problematiche, che, insieme ai vantaggi possono derivare da questa nuova modalità di lavoro.
Uno spazio potevano trovare le problematiche del lavoro non organizzato, autonomo, intermittente.
I temi del benessere aziendale e della responsabilità sociale d’impresa potevano essere trattati in modo più approfondito delineando un modello oltre alle definizioni.
Ci troviamo di fronte ad una serie di modifiche alcune delle quali sono di ammodernamento lessicale, alcune di aggiornamento legislativo, altre, come si è detto, di acquisizione in legge di buone pratiche messe in campo negli anni passati in applicazione a quanto previsto dalla legge 18. Troviamo infatti in legge la normale evoluzione di alcuni punti chiave senza tema di smentita fortemente presenti nel provvedimento originale:
La concertazione sociale: già indicata all’articolo 1 comma 4 come metodo da privilegiare per l’esercizio delle funzioni previste dalla legge e all’articolo 46 comma 1 specificatamente nelle situazioni di segnalate gravi difficoltà, e già prassi adottata, ora giustamente conquista doverosamente un articolo autonomo (il 5bis) ma temi e modalità di svolgimento sono demandati ad un successivo protocollo di cui non vengono precisati i contenuti e i tempi di redazione.
La definizione e il percorso di gestione delle situazioni di grave difficoltà occupazionale: già previste al Capo III che viene correttamente aggiornato.
Il tema della conciliazione dei tempi di vita e lavoro: già contemplato nell’articolo 50 che ora viene spalmato e integrato negli articoli 51 bis e 51 ter.
La regia pubblica nella rete dei servizi: già sottesa sia nella dichiarazione del principio di sussidiarietà e leale collaborazione, nelle previsioni di accreditamento di soggetti altri dal pubblico, ora è resa più esplicita nell’estensione della rete dei servizi regionali per il lavoro pur nella non ancora completa definizione dei ruoli che all’interno della rete possono svolgere i diversi soggetti privati.
Naturalmente il fatto che gli elementi ritenuti cardine e ragione del provvedimento riprendano, si innestino o precisino quanto già c’era non li configura come negativi e la continuità di visione sostanzialmente su tutti i temi della legge 18, trova il nostro consenso.
Ci resta la sensazione che, nonostante l’esplicitazione di sistemi di rete, la legge poco consideri altri attori sulla scena del lavoro, dall’assessorato alle attività produttive, all’Agenzia Lavoro e Sviluppo e impresa, all’ANPAL a volte esclusi, a volte non esplicitamente citati pur quando si parla di funzioni istituzionalmente loro affidate. È sicuramente una regia forte quella che l’Assessora evoca a sé e alla propria struttura, regia che poggia sulla consapevolezza delle proprie capacità di reazione alle situazioni, ma che rischia di non consegnare ad un futuro più duraturo gli strumenti sedimentati.
Nella consapevolezza, come detto, nonostante la permanente e forse sempre più stringente centralità del tema lavoro, anche il dibattito generale, non riesca a produrre una sintesi condivisa davvero al passo con i mutati contesti, ci pare inoltre di dover sottolineare il mancato anche solo tentativo di coinvolgimento del Consiglio nel progetto di aggiornamento della legge 18 e nella riflessione sul tema in generale.
La tecnicità e complessità del tema presupponevano certamente l’iniziativa giuntale che può avvalersi della struttura tecnica, ma la discussione nelle commissioni di merito avrebbe potuto forse improntarsi in modo più proficuo promuovendo e guidando un approfondimento maggiore con contributi utili ad accresce conoscenza, competenza, consapevolezza dei consiglieri. Purtroppo, nemmeno le audizioni, sono state particolarmente significative per alimentare un dibattito. Se il lavoro della commissione è ridotto alla semplice analisi degli articolati, difficilmente può produrre apporti qualitativi sostanziali alle proposte esaminate. È una questione di metodo che riteniamo indispensabile per salvaguardare la dignità dell’assemblea legislativa che non può restringere la sua competenza a provvedimenti bandiera.
Per lo stesso motivo riteniamo necessario restituire al Consiglio la possibilità di esprimersi sul programma generale in materia di lavoro, previsione attualmente cassata dal sostituendo art. 3, ed esplicitare il passaggio nella commissione competente di linee guida, protocolli, regolamenti previsti dalla rinnovata legge 18, per equilibrare quella tendenza che abbiamo visto già in occasione di altre iniziative legislative giuntali, di sottrarre al dibattito politico del consiglio la declinazione vera dei contenuti delle linee di principio e di intervento previste.
Avremmo infine non aver voluto sentire l’affermazione dell’assessora Rosolen rispetto alla necessità che le legittime aspirazioni dei singoli vengano in questo momento dopo gli obiettivi di crescita economica. Comprendiamo e condividiamo la necessità di una piena intersezione tra domanda ed offerta di lavoro, ma ci pare limitante che questa debba risolversi con il solo adattamento dei lavoratori alle esigenze dell’impresa e non comprenda anche una visione più moderna in cui una efficiente rete di orientamento e servizi per il lavoro sia in grado di aiutare i lavoratori a scegliere l’imprenditore che meglio li valorizzi in uno scambio utile alla promozione delle legittime aspirazioni di entrambe le parti.
Il nostro voto di astensione in commissione poggia su queste considerazioni, su quella che ribadiamo sembrarci una limitata ambizione di traguardare al futuro. Valuteremo in aula, sulla scorta della qualità del dibattito e delle proposte emendative che saranno accolte, il parere definitivo.

Chiara Da Giau

Trieste, 25 settembre 2020
Allegato: Relazione di minoranza DDL 105