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DA GIAU: Relazione di minoranza sul Disegno di legge n. 113 abbinato alla Proposta di legge n. 76

pubblicato il 20 novembre 2020

Relazione di minoranza sul Disegno di legge n. 113 Disposizioni in materia di istruzione e diritto allo studio. Modifiche alla legge regionale 30 marzo 2018, n. 13 (Interventi in materia di diritto allo studio e potenziamento dell'offerta formativa del sistema scolastico regionale) e alla legge regionale 14 novembre 2014, n. 21 (Norme in materia di diritto allo studio universitario) abbinato alla Proposta di legge n. 76 Modifiche alla legge regionale 13/2018 ai fini del contrasto all’analfabetismo emotivo e funzionale


Signor Presidente, colleghe e colleghi consiglieri,
per la seconda volta in metà legislatura ci troviamo davanti ad un disegno di legge che interviene a modificare la legge 13/2018 inerente gli interventi in materia di diritto allo studio e potenziamento dell’offerta formativa del sistema scolastico regionale oltre che, in ricaduta, la legge 21/2014 recante norme in materia di diritto allo studio universitario. Dobbiamo rilevare che, anche in questo caso, a dispetto degli innumerevoli e densi comunicati che hanno accompagnato la presentazione all’esterno del provvedimento, l’atteggiamento nei confronti della Commissione è stato improntato alla volontà di chiudere in fretta il dibattito quasi sminuendo la portata dei contenuti del disegno di legge e lasciando trapelare invece il fastidio di ascoltare e dare spiegazioni all’opposizione.
Sembra essere ormai un metodo preferenziale per l’assessora Rosolen quello di operare per successivi aggiustamenti sull’esistente. Un metodo che è in sé apprezzabile nella misura in cui viene a riconoscere la bontà dell’impianto preesistente, frutto della volontà di riunire in un testo organico, termini e contenuti del sostegno regionale all’istruzione. Meno, se si considera il fatto che non tutti questi aggiustamenti possono essere facilmente rubricati a mere semplificazioni procedurali e che, a piccoli passi, sembra delinearsi una concezione del ruolo della Regione rispetto alle istituzioni scolastiche non neutra rispetto alla loro autonomia e, a nostro giudizio, non auspicabile e condivisibile.
Ci riferiamo in modo particolare alla sempre maggior puntualizzazione dei contenuti dei progetti di potenziamento dell’offerta formativa oggetto di contributo regionale. Tanto in occasione del dibattito sulla legge 3/2019 quanto oggi, sentiamo rivendicare con vanto il diritto di indirizzare le proprie risorse verso ciò che è ritenuto essere incontestabilmente il bisogno fondamentale della scuola. Così le convenzioni stipulate a livello centrale che hanno già sostituito un anno e mezzo fa i bandi dei cosiddetti progetti speciali, ora vengono definite anche nei contenuti che devono prevalere nei progetti che ne discendono. Non è l’opportunità di rafforzare l’insegnamento delle lingue che contestiamo (la previsione dell’intervento della Regione era del resto già presente al comma 2 dell’art. 34), ma oggi come allora, reagiamo all’idea che venga indebolite le relazioni che faticosamente le scuole, tramite i progetti speciali, hanno autonomamente intessuto con il territorio e le sue realtà culturali, sociali, economiche. Da tanti dirigenti sia di istituti comprensivi che superiori, queste relazioni ci vengono indicate come essenziali e la presenza del territorio con i suoi attori nelle scuole come reale elemento di potenziamento dell’offerta formativa ed educativa. A questa libertà di progettare attingendo alle risorse ritenute più opportune, vediamo contrapporre invece una ferrea, dichiarata volontà di controllo e indirizzo che non possiamo apprezzare in questi termini per rispetto delle competenze e della dignità di dirigenti ed insegnanti.
Dirigenti ed insegnati che sembrano essere stati sentiti a posteriori anche in questa occasione e che forse anche per questo in audizione hanno portato all’attenzione i temi che in questa preciso momento storico sono per loro più significativi, in particolare quello relativo alla connettività funzionale alla didattica digitale. L’impegno della Regione è in questo senso già sulla carta, ma serve urgentemente che quella carta si trasformi in fibra ottica che manca anche in zone significative dei principali comuni, non solo nei territori periferici, e costringe le scuole a ricorrere autonomamente al privato per la connessione. Serve un impegno più incisivo della partecipata regionale che non può essere ingaggiata solo per la stesura di vademecum per le istituzioni scolastiche ma anche nell’attuazione, gestione, manutenzione delle reti informatiche delle scuole. I documenti pervenutici dalla Direzione rispetto a questo tema, non paiono lasciar trasparire uno sforzo straordinario al passo con lo stato emergenziale che abbia trovato attuazione nei mesi scorsi per dare parità di opportunità a tutte le scuole e a tutti gli studenti.
Sempre in tema di digitalizzazione della scuola attenzione dovrebbe essere posta a tutelare le risorse dedicate all’acquisto di dispositivi informatici dall’obsolescenza degli stessi. Da più voci ci è stata segnalata la necessità di intervenire con un ruolo di contractor da parte della Regione prevedendo contratti di noleggio a lungo termine dei dispositivi oggetto di contributo. Gli acquisti affidati alle segreterie scolastiche sono ulteriore aggravio, non garantiscono sempre qualità dei prodotti.
Va riconosciuto andare incontro alle esigenze espresse dalle scuole il passaggio alla triennalità della pianificazione del diritto allo studio e del sostegno all’offerta formativa. Offre certamente un orizzonte di maggior continuità, così come la previsione dell’anticipo dell’erogazione dei contributi per i libri in comodato da margini di certezza superiori. Auspichiamo che le linee guida previste dall’art 32 bis possano anche prevedere semplificazioni in termini di adempimenti cui devono attendere le segreterie scolastiche, già oberate di incombenze.
Mentre apprezziamo l’accoglimento di una richiesta avanzata anche in occasione della precedente modifica della legge 13, rispetto al ripensamento della misura dei libri in comodato, con l’inserimento anche dei libri in formato digitale e l’intenzione dichiarata dell’assessora ad inserire, come da richieste durante le audizioni materiali didattici digitali e dispositivi anche per gli alunni con DSA e studenti universitari, qualche perplessità abbiamo sulla neonominata dote scuola. Questa che ci è stata presentata come una misura di sostegno al reddito crediamo debba essere maggiormente dettagliata nelle linee guida per sfuggire ad una non opportuna discrezionalità sull’utilizzo del sostegno erogato e non sovrapporsi in modo inutilmente complicato con altri interventi di questo tipo sia di carattere regionale che nazionale (pensiamo alla nascitura legge sulla famiglia, piuttosto che all’assegno unico previsto dalla legge di stabilità nazionale).
Ci trova d’accordo l’introduzione del tema dell’analfabetismo funzionale ed emotivo, la paternità della cui iniziativa va riconosciuta ai colleghi del Movimento 5 stelle, tra le nuove difficoltà che la scuola, insieme a famiglie e servizi si trova ad affrontare. I tempi e il mutare dei contesti mettono in luce continuamente difficoltà di diverso grado e rischiano di aumentare le povertà educative. Vanno bene le attenzioni sulle singole problematiche, crediamo vada evitata però una sorta di istituzionalizzazione e parcellizzazione del disagio e che tutte le azioni siano inserite in un progetto di promozione complessiva del benessere e dell’inclusione a scuola e nella società.
A questo proposito non possiamo non portare all’attenzione il fatto che, contrariamente alle previsioni della legge 13, il programma immigrazione dell’anno 2020 ha del tutto trascurato il sostegno all’inserimento scolastico degli alunni stranieri mettendo in difficoltà le scuole.
L’articolo dedicato alle consulte provinciali viene nuovamente rivisitato, non sembrandoci ancora fare chiarezza rispetto al ruolo che ad esse si vuole dare. È forse opportuna una riflessione sull’argomento anche al di fuori del contesto di questo provvedimento.
L’inserimento in norma del progetto “I lincei per la scuola”, pur comprendendo la qualità dell’offerta formativa dello stesso, non trova particolare giustificazione se non finalizzato ad una coprogettazione che coinvolga ampiamento destinatari e fornitori.
La parte del percorso di educazione ed istruzione che si svolge nelle scuole dell’infanzia, non trova trattazione in questo disegno di legge (né nella versione primigenia della legge, per amor del vero). Sarebbe però il tempo di avviare una riflessione sul tema visto il progredire del dibattito e dell’attuazione del sistema integrato 0-6.
Il sostegno al tempo integrato extrascolastico fa un nuovo corretto accenno al fatto che i progetti siano promossi dalle scuole, ma al di là di dichiarare la difficoltà nell’affermazione della misura, nessun elemento ci è stato dato per comprendere i punti deboli, né ci è parso di intravedere uno sforzo per una ulteriore promozione, nemmeno rivalutando la previsione fatta in sede di prima applicazione della legge. Restiamo invece convinti che interventi di questo tipo, magari sostenuti dai patti di comunità, siano di fondamentale valore per le scuole, le famiglie e le comunità territoriali.
Anche in questo caso però ci pare di poter cogliere quel segnale di poco slancio che pervade la proposta di modifica della 13, fatta per essere più funzionale al processo di riorganizzazione che si immagina con la regionalizzazione della scuola che non per affrontare le sue nuove esigenze che pur avendo un carattere fortemente contingente, tuttavia segneranno la scuola e il suo ruolo anche nel futuro. Più che visione ci pare di cogliere una sorta di efficiente assistenza alla scuola che mira meno a promuoverla e più a controllarla e indirizzarla.
                                                                                                                             
DA GIAU
 
Allegato: Relazione di minoranza DDL 113 e PDL 76