HOME > DOCUMENTI

BOLZONELLO: Relazione di minoranza sul Disegno di legge n. 123

pubblicato il 28 gennaio 2021

Relazione di minoranza sul Disegno di legge n. 123 Disposizioni per la modernizzazione, la crescita e lo sviluppo sostenibile verso una nuova economia del Friuli Venezia Giulia (SviluppoImpresa), abbinato alla Proposta di legge n.19 Contributi ai piccoli Comuni per incentivare l’utilizzo dei “Buoni spesa solidali" e agli Stralci n. 73-01 Contributi per la realizzazione di interventi relativi a fabbricati produttivi a destinazione industriale, artigianale o commerciale e n. 94-01 Modifica dell’articolo 6 della legge regionale 3/2015 concernente incentivi
all’insediamento in zone montane


Signor Presidente, signor Assessore, colleghi Consiglieri,
il 28 febbraio 2020 iniziavo, a nome del Gruppo Consiliare del Partito Democratico, la relazione di minoranza al DDL 80 con queste parole:
“è con grande senso di responsabilità che il Gruppo Consiliare del Partito Democratico si approccia alla discussione del DDL 80 -  Disposizioni per lo sviluppo del settore manifatturiero, per la riqualificazione dell’offerta turistica e commerciale e riforma dell’accesso al credito (SviluppoImpresa). Senso di responsabilità che deriva dalla consapevolezza che, pur nella differenza di ruolo e di visione, vi è l’esigenza di un approccio non ideologico rispetto alla necessità del settore produttivo del Friuli Venezia Giulia alla luce della situazione economica nazionale ed internazionale.”
Undici mesi dopo, mentre mi accingo a scrivere la relazione di minoranza al “DDL 123 – Disposizioni per la modernizzazione, la crescita e lo sviluppo sostenibile verso una nuova economia del Friuli Venezia Giulia (SviluppoImpresa)“, quell’incipit diventa ancora più pregnante.
Undici mesi durante i quali le nostre vite sono cambiate radicalmente a causa della più grave crisi epidemiologica mondiale degli ultimi cento anni, pandemia che ad oggi ha già fatto oltre 83.000 morti nel nostro Paese e oltre 2 milioni nel pianeta. Pandemia che ha sconvolto l’economia globale e, a cascata, quella di quasi tutti i player internazionali sino ad arrivare al nostro Friuli Venezia Giulia.
Ecco allora che, mantenendo inalterato quel senso di responsabilità che deriva dalla consapevolezza che, pur nella differenza di ruolo e di visione, vi è l’esigenza di un approccio non ideologico rispetto alla necessità del settore produttivo del Friuli Venezia Giulia alla luce della situazione economica nazionale ed internazionale, questa relazione si articolerà attraverso una premessa generale che, oltre al contenuto del DDL, esaminerà anche, in modo succinto, il contesto economico mondiale, europeo e nazionale, rispetto alle esigenze del nostro territorio regionale. Si passerà poi alle macro criticità del DDL 123 e all’esame dell’articolato per titoli e capi. Si continuerà la relazione con l’esposizione di una serie di proposte aggiuntive e migliorative del DDL ed infine vi saranno le conclusioni.

Premessa generale
Il DDL 123 ‘SviluppoImpresa’ arriva all’attenzione dell’Aula undici mesi dopo il DDL 80, nella più difficile stagione per l’economia del nostro Paese dal secondo dopoguerra ed in un clima di profonda incertezza socioeconomica mondiale. Tutti gli scenari che abbiamo commentato all’inizio del 2020, siano essi internazionali, nazionali o regionali, sono stravolti e superati, così come le azioni che si pensava dovessero essere messe in campo ed è un dato di fatto l’indebolimento del posizionamento della manifattura del FVG nei mercati internazionali, il crollo del flusso turistico, la grande sofferenza del comparto commerciale, con eccezione dell’alimentare, e una difficoltà nel mondo agricolo con particolare sottolineatura per il comparto vitivinicolo.
La pandemia da Covid 19 impatta ancor di più sulla diminuzione del PIL a livello mondiale, ad eccezione della Cina, e ha aumentato il rischio recessione globale. Tutti gli analisti sono concordi nel tracciare una situazione preoccupante anche per il 2021 ed il 2022, tanto da prevedere una perdita a fine 2022 pari a 4/5 anni di crescita per reddito pro capite reale (fonte OCSE). E’ realistico prevedere per il 2021 una diminuzione del 7% del commercio mondiale, una diminuzione del 12% degli investimenti, un aumento della disoccupazione dell’1,7% da aggiungersi all’aumento del 2020 che ha portato la media nei paesi OCSE al 7,25%, una forte deflazione con un’inflazione negativa di almeno 1,25% sui prezzi al consumo (fonte OCSE).
Anche a livello europeo la situazione si conferma in tutta la sua gravità. Il 5 novembre  2020 la Commissione europea ha pubblicato le sue previsioni economiche d'autunno per il 2020 che sono base di ragionamento per il 2021. Le stesse prevedono per l'economia dell'UE una contrazione del 7,4% nel 2020, prima di una ripresa negli anni seguenti. Si prevede tra l’altro che il tasso di disoccupazione aumenti dal 6,7% del 2019 al 7,7% nel 2020 e all'8,6% nel 2021.
A livello nazionale la situazione è in continuo cambiamento vista la recrudescenza della pandemia in corso. Basti pensare che la Nota di Aggiornamento al DEF (NADEF), redatta prima che fosse disponibile il dato sul PIL nel terzo trimestre, prevede per il 2020 una flessione del prodotto del 9 per cento. Nel 2021 il PIL salirebbe del 5,1 per cento, nel 2022 del 3,0 per cento. Si tornerebbe al livello del 2019 solo nel 2023. La stessa NADEF presenta anche uno scenario di recrudescenza dell’epidemia, dove aumentano fortemente contagi e ricoveri, si reintroducono misure restrittive, i vaccini ritardano (situazione attuale). In questo scenario, anche per effetto della debolezza del commercio mondiale, il PIL scende del 10,5 per cento nel 2020, per poi crescere dell’1,8 per cento nel 2021 e del 6,5 per cento nel 2022. Ebbene, anche questo secondo e più tragico scenario sta lasciando il posto a numeri ancora peggiori.
Sul livello regionale basti citare la relazione del novembre 2020 sulle tendenze macroeconomiche redatto dall’Amministrazione regionale del Friuli Venezia Giulia con le previsioni Prometeia di ottobre 2020. Il PIL del FVG, a valori correnti, si attesterà a fine 2020 a 35,5miliardi di euro, perdendo quasi 3,2 miliardi nel confronto con un anno prima. Rispetto al resto d’Italia, in FVG pesano di più le esportazioni, la spesa turistica e i settori interessati dal lockdown, in termini sia di occupazione sia di volume d’affari, e ciò determina un impatto dell’epidemia di Covid-19 sull’economia locale di intensità lievemente superiore alla media nazionale. Il PIL regionale è previsto ridursi del 9,8% nell’anno in corso, per il 2021 è previsto un rimbalzo del 6,3% e per il 2022 un incremento del 2,8% in linea con l’andamento dell’economia nazionale. Purtroppo, in linea con i dati europei e nazionali, le stime appena esposte stanno peggiorando a causa della recrudescenza della pandemia.
Solo per dare un ulteriore visione d’insieme delle problematicità della nostra Regione, e ribadendo la tendenza al peggioramento dei dati come confermato da tutti gli istituti di ricerca, riportiamo anche: la spesa per consumi delle famiglie FVG è prevista in calo dell’11,5% (-2,7 miliardi di euro correnti) nell’anno in corso, e nel 2021 il recupero sarà del 7,1%. Gli investimenti fissi lordi perderanno in regione il 12,1% (quasi -915 milioni di euro in valori correnti) e il recupero nel prossimo anno sarà pari all’11,2%. In merito al commercio estero, l’export si contrarrà nel 2020 dell’11,5% (-1,7 miliardi di euro) e recupererà  l’11,7% nel 2021, l’import si contrarrà fino al -18,2% (-1,5 miliardi) per recuperare il 12,6% l’anno prossimo. L’industria in senso stretto perderà il 14,3% (-1 miliardi di euro correnti), per recuperare il 13,9% nel 2021, le costruzioni perderanno il 12,6% (-191 milioni) e recupereranno il 12,3%. Ingenti saranno le perdite nei servizi, -8,5%, pari a -2,0 miliardi di euro correnti, e nel 2021 il recupero sarà del 3,9%. Per l’agricoltura si stima un -0,6% e un +1,5% l’anno prossimo. Complessivamente il valore aggiunto regionale perderà nel 2020 il 9,9%, pari a 3,3 miliardi di euro correnti. La disoccupazione salirà dal 6,1% al 6,9%, toccherà l’8,5% nel 2021 e si manterrà oltre il 7% nel biennio successivo.
A questo succinto quadro globale, dobbiamo aggiungere che a partire dal 2021 dovremo confrontarci con quanto comporterà l’avvenuto accordo sulla Brexit.
Va sottolineato anche come la pandemia da Covid19 abbia sconvolto ulteriormente i ragionamenti in materia di denatalità o macronatalità, fondamentali per la tenuta socioeconomica del pianeta.
Solo come titolo, anche se molto ci sarebbe da scrivere sia sulle modalità di approccio che sui contenuti sia a livello regionale che nazionale, dobbiamo mettere in evidenza come per far ripartire l’Europa dopo la pandemia, lo scorso luglio l’Unione Europea abbia approvato il Next generation EU, noto in Italia come Recovery Fund o “Fondo per la ripresa”. Si tratta di un fondo speciale volto a finanziare la ripresa economica del vecchio continente nel triennio 2021-2023 con titoli di Stato europei - Recovery bond - che serviranno a sostenere progetti di riforma strutturali previsti dai Piani nazionali di riforme di ogni Paese: i Recovery Plan. Lo stanziamento complessivo è di 750 miliardi di euro, da dividere tra i diversi Stati. L’Italia fruirà di questa misura con oltre 200 miliardi di euro e saremo, assieme alla Spagna, tra i maggiori paesi a beneficiarne.
In questo contesto ci accingiamo a discutere il DDL 123 – SviluppoImpresa -, norma che poggia le basi sul DDL 80 del 2020, ma che vede correzioni e integrazioni significative. Non possiamo che registrare con favore il fatto che molti dei suggerimenti proposti dal Gruppo consiliare del PD, attraverso emendamenti al DDL 80, siano stati recepiti. Così come positivo è l’aver risolto il tema della “provvista finanziaria”, che nell’80 era carente, con uno stanziamento iniziale di cinquanta milioni di euro come suggerito da chi scrive. E’ infine sicuramente apprezzabile che molto dell’impalcato legislativo che riguarda il manifatturiero sia poggiato sulla LR 3/2015 – Rilancimpresa.
 
Macro criticità nella formazione del DDL 123 – SviluppoImpresa –
Rispetto alle macro criticità evidenziate nella relazione del DDL 80 prendiamo atto che:
  • solo ora lS3Fvg si avvia alla fase finale del percorso e che per il Por Fesr 2021/2027 si sia in fase di redazione finale del documento che dovrà essere poi oggetto di discussione. Sono buone notizie, ma che non fanno che confermare quanto corretta fosse la nostra critica undici mesi orsono e che ad oggi non sappiamo ancora quanto questo DDL potrà contare sulla programmazione europea 21/27. Rimane di totale attualità il tema di dove l’Amministrazione regionale abbia poggiato la guida del Por Fesr. E’ per questo che riproponiamo quanto scritto undici mesi fa in materia: “Da una ”bocca irriverente”, ma sincera, uscirebbe una risposta/battuta: perché la Direzione delle Attività Produttive non ha più la guida di questi processi di programmazione. Questa Giunta regionale è ricaduta nell’errore del passato, riportando la programmazione sotto l’egida del bilancio e non lasciando a chi si occupa d’impresa, d’intesa con chi si occupa di ricerca e lavoro, la “visione”, e la conseguente traduzione in atti, delle politiche economiche della Regione Friuli Venezia Giulia. E’ proprio per questo, Presidente Fedriga, che la stessa “bocca irriverente, ma sincera”, le suggerisce di riflettere se non sia il caso di rivedere quella decisione. Avrà, forse, qualche tensione con i suoi assessori e con le forze politiche che la sostengono, ma avrà molti meno problemi in futuro con la gestione dei fondi europei. Le chiediamo solo di informarsi sui tre settennati precedenti, di vedere dov’erano allocate le Autorità di gestione, e di fare 2 + 2. Ultimo suggerimento non richiesto, lo faccia da solo senza farsi influenzare da questa o da quella parte di Amministrazione.”;
  • contrariamente a S3Fvg e Por Fesr, nessun passo avanti c’è stato sulla redazione e conseguente approvazione del Piano di sviluppo industriale regionale nonostante siano passati 33 mesi dall’insediamento di questa maggioranza. E la logica conseguenza di ciò è constatare come il DDL 123 affronti in modo “leggero” le necessità della manifattura regionale;
  • per quanto riguarda la provvista finanziaria registriamo con favore, come sopra detto, lo stanziamento di oltre cinquanta milioni di euro complessivi del bilancio regionale, così come da noi richiesto;
  • continuiamo ad evidenziare che il DDL 123, così come il DDL 80, non presenta alcun accenno ad alcuni degli snodi principali di un’economia avanzata: la logistica, le infrastrutture e il sistema dei Data Center. In un sistema produttivo competitivo come quello del Friuli Venezia Giulia, la promozione di servizi di logistica, anche all’interno dell’animazione economica territoriale, diventa necessaria;
  • così come avevamo sottolineato nel DDL 80 il fatto che l’Agenzia Lavoro & SviluppoImpresa non avesse “dignità normativa nonostante i numerosi compiti ad essa attribuiti in sede di costituzione”, leggiamo con favore l’inserimento della stessa nell’articolato del DDL 123 con funzioni di importanti responsabilità. E’ per questo, e con spirito collaborativo come sempre, che non possiamo non chiedere alla Giunta regionale ed agli assessori di riferimento di adoperarsi per una maggior infrastrutturazione della stessa visti i compiti assegnati. Le risorse di personale ed economiche attualmente a disposizione portano a sostenere che se non vi sarà un rafforzamento difficilmente si potranno raggiungere gli obiettivi, giustamente ambiziosi, assegnati.
Rispetto ad ulteriori macro criticità del DDL 123 evidenzieremo le stesse nel commento ai singoli capi.

Esame articolato.
Sotto l’aspetto della tecnica legislativa il DDL 123 si presenta con un impianto diverso rispetto al DDL 80, riducendo a sei i titoli rispetto agli undici e declinando nei titoli II, III e IV rispettivamente misure in materia di modernizzazione, crescita e sostenibilità dell’economia regionale, in modo di dare una lettura più armoniosa all’articolato. Ma proprio la lettura della definizione dei singoli capi all’interno dei titoli, porta alla luce in modo palese come il disegno di legge si concentri in particolare in materia di commercio, turismo ed accesso al credito, lasciando il manifatturiero ai margini. Evidenziamo inoltre come l’unica vera riforma contenuta nell’articolato sia quella del Capo IV del Titolo III – Nuovo sistema regionale degli strumenti di accesso al credito. Nella nuova formulazione, dal DDL 80 all’attuale, il disegno di legge vede l’ingresso di una serie di norme innovative, capaci di interpretare, se sviluppate ed applicate, le esigenze di un’economia in profonda e rapida trasformazione. Per quanto riguarda il commercio ed il turismo, le norme in approvazione non esimono la Giunta regionale dal presentare altro articolato di riordino della materia. Così come per il manifatturiero sarà necessaria l’approvazione del nuovo piano di sviluppo industriale su cui far calare nuove misure legislative a supporto dello stesso.

Titolo I – Disposizioni generali – artt. 1 / 5
Capo I – Disposizioni generali
All’art. 2 – Principi e finalità – come per il DDL 80 presenteremo emendamento atto ad inserire nel DDL 123 il tema della sicurezza del lavoro.
L’art. 3 – Definizioni - contiene l’adozione delle definizioni contenute nel DDL 123 ad eccezione di quelle relative al capo I del titolo II. Per coerenza presenteremo emendamento atto a trasferire tutte le “definizioni” all’interno dell’art. 3.
Capo II – Normativa europea e norme di attuazione
Apprezzabile e necessario l’inserimento, nel corpo normativo, dell’art. 5 – Programmazione europea – colmando così una lacuna evidente del DDL 80. L’articolo come proposto pone le basi legislative, non erano scontate in precedenza, per il prossimo settennato della programmazione europea, collegandosi formalmente, come da noi chiesto nel DDL80, all’S3FVG e al Por Fesr 2014/2020 e 2021/2027.
 
Titolo II – Misure per la modernizzazione dell’economia regionale – artt. 6 / 25

Capo I – Disposizioni in materia di commercio
Questo capo è, nelle intenzioni della Giunta regionale, uno dei cardini del disegno di legge e come tale va trattato anche in questa relazione di minoranza che non può limitarsi a criticarlo senza un approfondimento delle motivazioni che ci spingono a chiedere una profonda rivisitazione dello stesso.
Carlo Sangalli, presidente Confcommercio Imprese per l’Italia, sostiene nella pubblicazione “Le attività economiche nella città post Covid” (novembre 2020) che “rigenerazione” sia un modo intenso per dire “innovazione”. Innovazione non è buttare il passato, ma guardarlo con occhi nuovi. “Rigenerazione urbana significa apertura al futuro, dalla valorizzazione dello storico (spesso il centro) al recupero del desueto (più frequentemente gli spazi periferici) fino alla reinvenzione degli spazi e del loro utilizzo.” Le parole di Sangalli ci danno l’opportunità di approcciare nel modo corretto ad un tema che è, oramai da almeno due decenni, fonte di ampia discussione tra operatori, cittadini ed Amministrazioni locali.
Già nel 2019 il Protocollo d’intesa Confcommercio Anci, siglando la necessaria collaborazione tra amministrazioni comunali e associazione di categoria, ribadiva che fosse necessario “promuovere processi di rigenerazione urbana per il rilancio socio-economico delle città e dei loro territori, facilitando la collaborazione tra gli attori locali coinvolti nelle trasformazioni urbane al fine di migliorare il benessere dei cittadini e rafforzare il tessuto imprenditoriale.”
La pandemia altro non ha fatto che aggravare le dinamiche negative del settore commercio che, come sopra detto, subisce da tempo un’importante contrazione: “con una situazione che tende a diventare più grave nei centri di minore dimensione e nelle aree periferiche delle grandi città con conseguenze non solo economiche, ma anche sociali portando alla perdita dei servizi, per alcuni indispensabili, nonché ad impatti sulla qualità, sul decoro urbano e sul valore degli stessi immobili residenziali” (Fabio Fulvo, Marketing Confcommercio)
Oggi possiamo quindi affermare con certezza che il futuro della maggior parte delle attività economiche commerciali passa attraverso la parola “prossimità”, con la necessità di soluzioni che valorizzino solidarietà e coesione sociale frutto di una visione e modelli di governance che guardino al medio-lungo termine.
Se questo è il contesto post pandemico sul quale il DDL 123 si troverà ad operare, questa, ricordiamolo ancora una volta, dovrà essere una legge che disegna strategie future su cui poggiare azioni di rilancio e non una norma che si occupi di ristori. Convinti che così debba essere, alla lettura della stessa appaiono chiari alcuni suoi limiti.
Per maggiore semplicità di comprensione faremo riferimento all’articolato partendo dalla considerazione che è del tutto evidente che il commercio di “vicinato” ha necessità di essere sostenuto anche come servizio per la qualità della vita dei cittadini. Quindi è positiva la messa in campo di misure a ristoro delle imposte e degli affitti. Gli elementi di criticità riguardano i luoghi nei quali questa azione di sostegno è possibile e le modalità.
E’ per questo che sosteniamo che vadano ridefinite le “definizioni” contenute nell’art. 6, tra l’altro portandole all’interno delle “definizioni generali” di cui all’art. 3 ed in merito presenteremo emendamento. Così come scritte presentano un’idea della città fatta di centro – bello - e di periferie – brutte - e che chi va sostenuto è il solo centro. Le definizioni ignorano come sono fatti i nostri comuni, solo alcuni dei quali possono essere definiti “Città” e dove i centri delle vecchie frazioni o dei quartieri cittadini sono quelli che di più soffrono per la concorrenza dei centri commerciali e per la desertificazione commerciale. I progetti di rilancio post covid, Bergamo 2020 o Milano 2020, esaltano il ruolo dei quartieri e delle realtà locali come centri servizi, a partire dal concetto della città in 15 minuti sviluppata a Parigi. Vanno pertanto riviste radicalmente le definizioni e ridefinite le aree target entro cui sostenere tutte le attività che, a valutazione dell’amministrazione comunale, svolgano un ruolo propulsore per l’economia cittadina e di servizio per i cittadini. Presenteremo emendamenti atti a precisare gli ambiti d’intervento dove attuare le misure in base alle indicazioni rilevate dai territori.
L’art. 8 – Riduzione dei tributi locali per l’occupazione e l’utilizzo degli spazi commerciali nei centri cittadini – non ci convince sulle modalità di attuazione laddove, indicando le riduzioni tributarie che i comuni possono introdurre, subordina le stesse, comma 4, ad “accordi annuali tra la Regione e i comuni”. Nella relazione della Giunta accompagnatoria al DDL si legge: “Le modalità attuative dell’intervento sono oggetto di accordo tra Amministrazione regionale e ciascuna municipalità, in particolare per la sua esatta quantificazione finanziaria che, fissata ora complessivamente in modo provvisorio, sarà più precisamente stabilita in via preventiva a seguito degli accordi conclusi, per essere poi esattamente rideterminata in base ai dati consuntivi di bilancio di ciascun ente locale coinvolto.” E’ evidente l’incertezza assoluta sulla quantificazione economica del ristoro che condiziona la credibilità degli enti locali nei confronti degli operatori economici. Come può il comune prevedere l’azione di sostegno, senza avere un orizzonte economico certo?
L’art. 9 – Distretti del Commercio – è tra quelli che creano più perplessità.
I distretti del Commercio sono uno strumento presente in molte normative regionali, frutto di una legge nazionale,  lo Statuto delle imprese, che introduce e definisce sull'intero territorio italiano, i Distretti del commercio, intesi come “le aree produttive e le iniziative nelle quali i cittadini, le imprese e le formazioni sociali, liberamente aggregati, esercitano il commercio come fattore di valorizzazione di tutte le risorse di cui dispone il territorio” (L. 180/2011, art. 5, comma 1, lett. e). La conseguenza della norma nazionale è l’articolarsi sui territori regionali in base alla lettura socioeconomica degli stessi. Così in Lombardia nascono i Distretti urbani del Commercio per i comuni maggiori e i distretti intercomunali diffusi, con almeno 3 comuni, ma senza limite di popolazione, individuati seguendo i criteri regionali contenuti in una delibera, per quelli minori. In Veneto si distingue tra distretti urbani e distretti territoriali. Leggendo gli atti e le esperienze di queste regioni appare evidente la distanza con la norma proposta nel DDL 123. Non è chiaro in primo luogo quale possa essere l’ambito territoriale di applicazione della misura: cosa significa “centro cittadino e aree urbane a vocazione commerciale”? Con quali criteri lo individuo e in quali contesti? Perché la soglia minima dei 10.000 abitanti che rende impossibile la sua applicazione proprio in quelle aree più deboli e a maggior necessità di sostegno? E ancora, al comma 3 dell’art. 9 si legge: “3. Per l’attuazione delle finalità del distretto del commercio l’Amministrazione regionale concerta con i Comuni competenti per territorio le azioni di riqualificazione del sistema commerciale e di rigenerazione dei centri cittadini a rischio di indebolimento che costituiscono nel loro insieme il Progetto di distretto degli interventi proposti dal Comune o dai Comuni associati per l’accesso agli incentivi specificamente previsti a favore dei distretti del commercio.” Cosa significa “concerta”? Dopo che uno o più enti locali si sono attivati, hanno trovato i partner, hanno redatto il protocollo di intesa, affrontano un confronto con la Regione per il finanziamento. Bene, ma con quali le regole e parametri? Quali le priorità premiate? Nelle altre leggi regionali non esiste tale ingerenza e i finanziamenti sono assegnati tramite bandi regionali che premiano le migliori progettualità su parametri e regole fissate nei bandi stessi. I più recenti bandi regionali sui Distretti, come in Lombardia, recependo alcune innovazioni delle misure di incentivazione per la rigenerazione urbana e territoriale, sono stati orientati ad esempio al consolidamento delle attività di prossimità, sia per adattare i punti vendita alle nuove esigenze di sicurezza e protezione di lavoratori e consumatori, sia per supportare le imprese nelle integrazioni tra commercio online e onland. Se intervenire sul commercio significa anche rigenerare il tessuto urbano non si comprende come mai in nessuno degli articoli sui distretti venga ammesso il finanziamento per la riqualificazione edilizia ed energetica degli edifici commerciali.
L’art. 14 ha la finalità di fornire sostegno finanziario ai piccolissimi negozi esistenti a rischio chiusura per l’eccessivo aggravio di costi generali di gestione rispetto al volume d’affari che gli stessi riescono a realizzare. E’ una buona misura, mutuata da una esistente che riguardava esclusivamente i negozi di montagna. Ma anche in questo caso l’ambito di applicazione non sembra cogliere il vero problema. Si pensi ad esempio alle frazioni montane di Tolmezzo, comune con oltre 10.000 abitanti, o a quelle dei comuni di pianura, come ad esempio Fossalon per Grado. Non sono anche questi i luoghi ove sostenere i piccoli negozi e le piccole attività? Anche in questo caso va rivisto il campo di applicazione.

Capo II – Digitalizzazione
Il capo è caratterizzato, nella sua articolazione, da una maggiore incisività rispetto alle misure previste del DDL 80 ed in particolare registriamo con favore il recepimento in norma di gran parte dei suggerimenti di modifica dell’articolato contenuti negli emendamenti depositati undici mesi or sono. In questa nuova versione le misure sembrano adeguarsi alla necessità di sostenere il comparto produttivo regionale nella profonda trasformazione verso la Quarta Rivoluzione industriale. Il capillare trasferimento tecnologico alle imprese, l’attivazione di azioni rivolte alla rivisitazione profonda dei modelli di business e degli approcci di mercato, la formazione e creazione di nuove competenze finalizzate allo sfruttamento del fattore produttivo legato ai dati e alle informazioni, sono le vere sfide. Accogliendo le nostre proposte, in prima istanza disattese, è un primo passo per permettere al nostro territorio di “giocare sino in fondo la partita”.
Altrettanto importante, all’art. 15, è l’inserimento dell’Agenzia Lavoro & SviluppoImpresa quale sorta di supervisore operativo del DITEDI. Il tema della digitalizzazione è prioritario per il futuro, non solo dell’economia, del Friuli Venezia Giulia e i dubbi espressi in occasione del dibattito sul DDL 80 in merito alla capacità del DITEDI di reggere una sfida così significativa senza ulteriori rafforzamenti strutturali rimangono inalterati. L’affiancamento dell’Agenzia L&SI, anch’essa da irrobustire velocemente, ne mitiga la problematicità.
All’art. 19, proponiamo un emendamento che va nella direzione di concedere a Friuli Innovazione, sede di Amaro, un contributo finalizzato alla realizzazione di un progetto a sostegno delle “Alpine Technologies” quale fattore di rilancio competitivo della montagna friulana.
Non riteniamo corretta la collocazione in questo capo, all’art. 20, delle misure di sostegno ai KIBS (Knowledged Intensive Business Service) che, a nostro avviso, devono godere di un apposito capo declinato in autonomia per la portata potenziale della norma, che va peraltro riscritta. Infatti pur mostrando interesse nel considerare la nostra proposta depositata nel DDL 80, la Giunta regionale si limita a riconoscerne l’importanza strategica e ad incaricare l’Agenzia L&SI a realizzare uno studio di fattibilità con tempi per arrivare ad una reale applicazione “sul campo” non compatibili con l’attuale situazione economica. Per questi motivi riproporremo gli stessi emendamenti presentati al DDL 80, emendamenti che porterebbero ad un’immediata reale operatività di tale innovativo strumento. Conseguentemente presenteremo emendamento per un’adeguata copertura finanziaria finalizzata a questa nuova progettualità. Vogliamo infine sottolineare come l’art. 21, sia innovativo e degno di essere sostenuto.
 
Capo III – Promozione di start-up e spin-off imprenditoriali e del crowdfunding
Le misure contenute in questo capo meritano una valutazione positiva nella loro declinazione generale, anche se, come emerso in commissione, richiedono alcuni perfezionamenti dal punto di vista dei parametri identificativi. In riferimento alle start up di cui all’art. 22, c. 4, è opportuno, e per questo depositeremo emendamento in merito, alzare la quota di sostegno dal cinquanta per cento ad almeno il settanta per cento proprio per incidere concretamente nello sviluppo del progetto imprenditoriale, adeguandosi peraltro ad un contesto internazionale che si spinge in alcuni casi anche oltre il novanta per cento.
 
Capo IV – Snellimento, semplificazione, incentivi automatici
Nessuna particolare osservazione

Capo V – Nuovi canali di comunicazione
Interessante la decisione di voler potenziare le attività di diffusione e comunicazione delle opportunità messe a disposizione delle imprese nell’ottica di garantire a tutte le imprese parità di accesso alle misure contributive.

Titolo III – Misure per la crescita dell’economia regionale – artt. 26 / 73

Capo I – Turismo e impresa
Veniamo a commentare, con questo capo che si occupa di turismo, misure che dovrebbero aiutare le imprese, e non solo, a pianificare i prossimi passi per una ripartenza importante di un settore messo letteralmente in ginocchio dalla pandemia. Non sfugge però che sarebbe stato molto più opportuno andare alla scrittura di un provvedimento legislativo complessivo della materia come richiesto da molti.
Nel dettaglio del capo, all’art. 26 valutiamo positivamente l’istituzione del Fondo credito turismo per sostenere gli investimenti turistici diretti al potenziamento delle strutture ricettive e al miglioramento della qualità dell’offerta turistica e dei servizi annessi, evidenziando nel contempo la necessità, in piena sintonia con la linea strategica di questo DDL, d’inserire come elemento caratterizzante quello della sostenibilità delle strutture ricettive, aspetto che al momento è assente.
L’art. 27 fa riferimento ad investimenti per la ristrutturazione ed il rinnovo di strutture ricettive, introducendo un nuovo soggetto per la parte di finanziamento: Friulia SpA. Avremo modo, nel commento dell’art. 52, di evidenziare punti di forza e di debolezza di questa scelta, ma è già da questo articolo necessario dire che deve esserci una soglia minima del valore dell’investimento perché la finanziaria regionale possa valutare l’eventuale intervento. In tal senso presenteremo emendamento, così come faremo per l’art. 33 avente la stessa tematica.
Per gli artt. 28 – 29 – 30, che trattano univocamente gli appartamenti ad uso turistico, si propone in prima istanza di stralciare al momento gli articoli per poterli valutare con l’attenzione che meritano in un successivo provvedimento dedicato al turismo onde poter includere e integrare le azioni con strategie condivise tra i portatori d’interesse. In tal senso si veda l’appello di Federalberghi Trieste. Diversamente non possiamo che far proprie le indicazioni di Federalberghi Trieste e di molti altri imprenditori della regione, laddove chiedono l’obbligatorietà di iscrizione alla banca dati di cui all’art. 28, la promozione della realizzazione di aggregazioni in forma di reti d’impresa estesa a tutti gli operatori del settore e non limitata come scritto ora di cui all’art. 29 e la riscrittura dell’art. 30. Presenteremo emendamenti in merito.
In riferimento all’art. 31 - albergo diffuso -, lo stesso, rispetto al DDL 80, appare più articolato, con l’interessante previsione che essi possano essere previsti anche al di fuori della zona montana. E’ da capire in quale contesto essi potranno essere realmente sviluppati. Rimane per noi centrale l’idea di un sistema integrato di sviluppo territoriale delle aree marginali, così come prevedeva il progetto originale, perché l’idea innovativa, alla base dell’Albergo Diffuso, stava proprio nel coinvolgimento di una pluralità di soggetti che promuovono una nuova forma di ospitalità che possa mettere a frutto, e in rete, tutte le potenzialità dell’area coinvolta, il tutto con un impatto ambientale limitato. Tema che, ad anni di distanza dall’avvio del progetto, è quanto mai attuale e necessario, soprattutto nelle aree montane. L’integrazione delle risorse culturali, umane, ambientali ed economiche all’interno del settore turistico, ha rappresentato una valida strategia di sviluppo in aree svantaggiate ed in fase di spopolamento, dando sostegno ai settori del piccolo commercio, dell’artigianato artistico e di produzione. Su questa visione, come sopra detto, passi avanti rispetto al DDL 80 sono confortanti, anche se sottolineiamo che non è sufficiente premiare le attività economiche che operano in comuni dove insistono alberghi diffusi, ma è necessario premiare l’intera rete che si crea, o si dovrebbe creare, attorno agli alberghi diffusi, proprio in virtù della loro funzione che non è solo ed esclusivamente ricettiva. Il tutto con i comuni che debbono continuare a svolgere il ruolo di capofila e di soggetto aggregante, cosa che non sempre è. Questo è l’Albergo Diffuso dell’architetto Pietro Gremese, di Leonardo Zanier e del Politecnico di Zurigo. Per questo crediamo che vada migliorata la norma, sostenendo i progetti integrati, magari per più annualità, che hanno i comuni quali promotori e capofila.
Nella misura di sostegno al comparto turistico montano mediante “voucher TUReSTA in FVG” di cui all’art. 34, riteniamo che la stessa misura possa essere estesa anche ai capoluoghi delle già province.
Sul Consorzio unico, dopo la Commissione divenuto unitario, per la montagna, di cui all’art. 35, rimangono forti le perplessità soprattutto in funzione dell’attività che viene assegnata a questo soggetto. Perché se possiamo condividere il principio che la promozione e la commercializzazione del prodotto turistico montano vengano curate da un unico consorzio in collaborazione con Promoturismo FVG, non lo siamo altrettanto in merito alle attività di animazione. Troppo diversi i territori e gli interessi che insistono su di essi.
È opportuno pertanto che questo nuovo soggetto si concentri su quello che ad oggi manca ovvero la presenza della montagna del Friuli Venezia Giulia nel mercato turistico nazionale ed estero, sulle riviste e sui media, ma, nei fatti, quello che affideremo a questo nuovo soggetto è gran parte dell’attività di animazione territoriale riservando quote di “mirate” (articolo 62 della legge regionale 9 dicembre 2016, n. 21, c.1 lett. a) b)) e di “grandi eventi” (articolo 6, commi da 79 a 80 della legge regionale 21 luglio 2006, n. 12).
A noi questo non sembra corretto, e se proprio si vogliono riservare quote protette di contributi lo si faccia attraverso la creazione di una nuova linea da finanziare in piena trasparenza. In tal senso presenteremo emendamento.
Infine, che ne sarà delle reti d’impresa create nei territori montani e sostenute da canali contributivi regionali? A cosa serviranno dopo la nascita del Consorzio unitario se sarà quest’ultimo ad organizzare anche l’attività dei singoli territori? Lasciamo a loro l’organizzazione del territorio e manteniamo sul consorzio nascente il compito di aggregare queste reti su un livello più “alto e diverso” rispetto all’attività di animazione locale.
 
Capo II – Riconversioni, revamping digitale e supporto per la ripartenza
Accogliamo con favore l’art. 36 che contiene anche suggerimenti da noi formulati in occasione del DDL 80.

Capo III – Capitalizzazione e rafforzamento
L’art. 37, sicuramente interessante per la tematica attualissima che pone, ha la criticità di non individuare soggetti e parametri, delegando di anno in anno alla legge di stabilità la quantificazione delle risorse. Presenteremo emendamento in merito.

Capo IV – Nuovo sistema regionale degli strumenti di accesso al credito
Se dobbiamo individuare in questo disegno di legge un capo capace di cambiare un’architettura esistente nella normativa regionale, quello è sicuramente il capo IV con gli articoli dal 38 al 51. Si tratta realmente di una riforma che è nella sostanza condivisibile e che, come scritto nella relazione accompagnatoria al DDL “riporta l’accesso al credito alle sue potenzialità di strumento di politica economica…”.
Convince la semplificazione della struttura dei fondi di rotazione, anche se di conseguenza preoccupa la possibile disparità dei fondi per settori, dinamica che rimane in capo alla sola Giunta regionale.
Una suggestione che vogliamo proporre all’esecutivo presentante e ai colleghi legislatori, è rappresentata dalla possibilità di valutare l’inserimento del settore agricolo in forma strutturata nel sistema dell’accesso al credito regionale di cui a questo capo. Rappresenterebbe un secondo canale di aiuto e sostegno alle imprese agricole oltre a quello garantito dalle leggi di settore sull’agricoltura.
 
Capo V – Nuovi strumenti di ingegneria finanziaria
L’art. 52 nei primi tre commi mette in norma quanto di fatto esiste da tempo sul mercato reale: nuovi strumenti di ingegneria finanziaria, mentre ai commi 4 e 5 introduce una novità di rilievo attraverso il coinvolgimento di Friulia SpA in operazioni di finanziamento di programmi di investimento presentati attraverso la Giunta regionale. Di per sé stesso questo non è un male, anzi, ma i contorni dell’operatività della finanziaria regionale debbono essere chiari e trasparenti, anche perché preoccupa il fatto che la società non risulta del tutto strutturata per agire su alcuni settori, come ad esempio il turismo, se non per interventi di valore elevato. Da qui la necessità, che rappresenteremo con emendamenti nei singoli articoli, di fissare la soglia sopra la quale la società possa intervenire. In merito all’articolo 52 presenteremo emendamento che porti la ricapitalizzazione di Friulia SpA, da parte dell’Amministrazione regionale, a cinque milioni di euro. Abbiamo infatti apprezzato che in sede di commissione la Giunta regionale abbia alzato da duecentomila ad un milione di euro il proprio intervento, ma non lo riteniamo sufficiente a creare quella leva finanziaria necessaria ai compiti che verranno messi in capo alla finanziaria regionale.

Capo VI – Ottimizzazione e coordinamento delle risorse per il rilancio dell’economia regionale
Nessuna osservazione.

Capo VII – Rafforzamento dell’internazionalizzazione dell’economia regionale
Nessuna osservazione.

Capo VIII – Attrazione di investimenti
Nessuna osservazione.

Capo IX – Acciaio, automotive, cantieristica e nautica
L’art. 57 si raccorda con l’art.52 allorché mette in capo a Friulia il sostegno di progetti di filiera legati ad ambiti strategici ed individua gli stessi. Su questo siamo d’accordo, lo siamo meno quando tra gli ambiti strategici regionali non si inserisce la trasformazione agroalimentare e l’arredo legno. Non si capisce la ratio dell’esclusione e pertanto proporremo emendamento atto all’inserimento degli stessi.

Capo X – Riordino delle disposizioni normative in materia di consorzi di sviluppo economico locale
L’intero capo X è dedicato ai Consorzi di sviluppo economico locale. Possiamo confermare, com’era stato per il DDL 80, che è meritoria l’azione tendente a rafforzare e consolidare il ruolo dei Consorzi dopo la riforma di Rilancimpresa che li poneva come uno degli architravi del tessuto produttivo regionale. Le perplessità, che saranno oggetto di emendamento, riguardano l’art. 60 c.1 lett. b) dove riteniamo di dover sostituire la parola “esercitano” con “possono inoltre esercitare” in modo da rendere facoltativo il rapporto Consorzio/Comune e inserire la possibilità dell’infrastrutturazione digitale e l’art. 67 che abroga l’art. 84 della LR 3/2015, dove si opta per l’abrogazione di una linea contributiva per non affrontare compiutamente il tema APEA, visto che a 6 anni dall’approvazione di Rilancimpresa solo la ZIPR di San Vito al Tagliamento ha avviato il percorso previsto dalla norma.
Riteniamo infine ridondante l’art. 61 nella sua attuale scrittura, essendo infatti già compiuta la fusione dei Consorzi di Gorizia e Monfalcone sulla base di Rilancimpresa come testimoniano anche gli atti dell’Amministrazione regionale.
 
Titolo IV – Misure per la sostenibilità dell’economia regionale – artt. 74 / 85
Si propone con emendamento la sostituzione della definizione del Titolo IV con la seguente “Misure per la condivisione della sostenibilità dell’economia regionale.”
 
Capo I – Economia sostenibile
L’art. 74 riscrive il 38 del DDL 80 integrando temi che erano proposti in alcuni nostri emendamenti proposti a marzo in particolare per quanto riguarda il sostegno a progetti di ricerca e innovazione di processo e prodotto volti a ridurre l’impiego di risorse, in particolare quella idrica, e gli impatti di prodotti e imballaggi. Nel complesso l’articolo sembra però una sorta di promemoria di tutto il fattibile in termini di riconversione ecologica delle imprese tradendo forse la mancanza di una strategia approfondita calata sulle caratteristiche e necessità di intervento delle singole filiere. Dobbiamo confidare che il regolamento, di cui chiediamo il passaggio in commissione, riesca a dare indirizzi più chiari.
Va evidenziato come con l’art. 75 – Impresa diffusa – ci si approcci ad un profondo cambio di paradigma che investe il mondo del lavoro con la forte necessità di spazi di lavoro connessi da remoto (smart working). Ci pare di poter sottolineare come questa iniziativa collimi con l’approccio che abbiamo suggerito parlando delle misure per il rilancio del commercio di prossimità, contribuendo ad una rivitalizzazione diffusa di comuni anche minori e frazioni.
 
Capo II – Economia circolare
Ci limitiamo a raccomandare, cogliendo segnali positivi dal capo in oggetto con gli artt. 76 e 77, una maggior lettura interassessorile dell’economia del legno che in norma non traspare.

Capo III – Riuso e recupero
Il tema del “Riuso e recupero”, oggetto di questo capo, supera la dizione presente nel DDL 80 “Complessi produttivi degradati”, ma non i contenuti che continuano a non essere da noi condivisi. Resta di tutta attualità il commento che facemmo nella relazione di minoranza al DDL 80 e che riportiamo integralmente per reiterare la richiesta fatta in commissione di stralciare l’intero capo dal DDL 123.
“Il tema delle aree artigianali ed industriali dismesse, o meglio, come dice il titolo del capo II, dei “Complessi produttivi degradati”, è argomento sicuramente meritorio di un articolato legislativo. I modi ed i contenuti con cui il tema viene declinato non depongono però a favore di un positivo risultato. Infatti la lettura del Titolo VII evidenzia tutta una serie scoordinata di azioni, alcune sicuramente meritorie, che non trovano sintesi in una visione di sviluppo territoriale. A monte dovrebbe infatti esserci la capacità di leggere le vocazioni delle varie aree regionali con la conseguente declinazione socio economica. In parole più semplici: in quali aree incentiviamo le attività artigianali ed industriali ed in quali le disincentiviamo a favore di quelle agricole, commerciali, turistiche o di terziario avanzato? In conseguenza di ciò si creano norme che diano risposte, non il contrario.
E’ di tutta evidenza il mancato confronto, in sede di scrittura della norma, tra la direzione AAPP e quella alla Pianificazione, confronto che avrebbe portato ad una norma di tutt’altro valore.
Così come è di tutta evidenza che anche in questa norma, così come in altre leggi regionali recenti, non è dato sapere “chi” e “cosa” sarà oggetto finanziamento. Il sistema produttivo regionale è molto frammentato e serve sì una mappatura complessiva, ma non mettendo in atto un meccanismo sproporzionato rispetto a quello che si vuole ottenere. Mi spiego meglio: una cosa è voler riqualificare complessi produttivi dismessi industriali, vedi come mero esempio Ideal Standard, altro il singolo capannone di qualche area artigianale marginale.
C’è la necessità che già questa norma distingua tra i grandi complessi industriali dismessi e i singoli manufatti produttivi, anche per evitare quello che sta già succedendo nel vicino Veneto dove si tolgono i tetti dai capannoni dismessi per retrocederli a “ruderi” e non pagare l’IMU. E attenzione che questo non succederà sulle aree gestite dai Consorzi, ma all’interno di aree di fatto residenziali, dove non si fa più attività produttiva ma ci sono ancora capannoni.
Il tema è troppo importante per essere enunciato e poi non sviluppato se non addirittura banalizzato.
E’ doveroso aggiungere che le definizioni ed i tipi di intervento sono completamente scollegati sia dalla disciplina sismica, che dalla definizione dei tipi di intervento edilizi soggetti a leggi regionali. Non solo, ma nulla si dice sulla possibile relazione con gli incentivi statali.
Infine una sottolineatura di sostanza: la disciplina del Fondo regionale per la riqualificazione produttiva sostenibile, una sfida importante di compartecipazione pubblico privato, passerà esclusivamente attraverso delibera di Giunta, escludendo del tutto il Consiglio Regionale. E’ opportuno vi sia un passaggio deliberativo, sull’atto giuntale, della commissione consiliare competente.”
Attualizzando queste affermazioni, e consapevoli che alcuni aggiustamenti rispetto ad esse ci sono stati, si chiede lo stralcio del capo.

Capo IV – Responsabilità sociale d’impresa; Capo V – Welfare territoriale e aziendale; Capo VI – Nuovi modelli organizzativi
Per tutti e tre i capi rimangono valide i concetti espressi nella nostra relazione al DDL 80 che di seguito si riportano: “Gli articoli 43 Partecipazione dei lavoratori alla gestione dell’impresa, 44 Welfare aziendale, 45 Sviluppo di una strategia di sostenibilità aziendale, ci portano al Capo III, sicuramente uno dei più ricchi di suggestioni ed innovazioni dell’intero articolato. E’ interessante la lettura delle memorie inviate dalle parti datoriali e sindacali in merito, ci fa capire come il confine tra la voglia di mantenere lo status quo e la necessità di innovare sia davvero labile, eppure tutti sentiamo forte la necessità di dare una nuova lettura della Responsabilità sociale d’impresa in un mondo produttivo che è in cambiamento vorticoso, non sempre lineare, sicuramente velocissimo. I temi della “buona occupazione” vanno considerati al pari di quelli relativi alla “digitalizzazione”, quelli della “sicurezza” a quelli del “trasferimento tecnologico”, quelli della “formazione” a quelli dell’”innovazione di processo e di prodotto”. E’ per questo che, se da un lato accogliamo con favore l’apertura del dibattito su questi temi fondamentali per il futuro del nostro sistema produttivo, dall’altro non possiamo non sottolineare che le norme proposte non trovano, vedi memorie depositate, una lettura condivisa. Sarebbe stato più opportuno porre in capo questi temi in via preventiva all’Agenzia Lavoro & SviluppoImpresa, chiedendo che si facesse carico della necessaria sintesi delle visioni datoriali, sindacali, politiche e della conseguente scrittura della norma. Convinti di ciò, chiediamo che l’intera materia del Capo III venga messa in capo all’Agenzia presentando emendamento conseguente.”

Titolo V – Modifiche alle leggi regionali 4/2005, 26/2005 e 3/2015 – artt. 86 / 89

Capo I – Modifiche alle leggi regionali 4/2005 26/2005 e 3/2015
Non condividiamo all’art. 87 la sostituzione dell’articolo 15 della LR 26/2005, nella parte in cui il Comitato tecnico di valutazione affida ad esperti selezionati tra gli iscritti ad Albi ministeriali. Si ritiene che si debba continuare ad individuare gli esperti con i parametri attuali. In tal senso presenteremo emendamenti.

Titolo VI – Abrogazioni e disposizioni finali – artt. 90 / 93

Capo I – Abrogazioni e disposizioni finali
Nessuna particolare osservazione

Conclusioni
Al termine di questa relazione non possiamo non evidenziare, in modo favorevole, come si legga nel testo del disegno di legge 123 molto di quanto da noi suggerito e proposto durante l’iter del disegno di legge 80. Questo ci rafforza nelle nostre convinzioni di aver fornito, undici mesi or sono, una lettura diversa da quella di questa maggioranza, ma con l’intento di costruire e non di demolire la norma.
Così è stato anche nell’approccio durante tutto il percorso legislativo fatto fino ad oggi dal DDL 123 e così sarà anche in Aula. E’ un disegno di legge che poggia sul precedente, ma che lo vede diverso per quantità e qualità e questo va, comunque la si pensi, apprezzato. Il dibattito in Commissione, ampio, articolato e profondo sui contenuti, necessita di ringraziamenti all’assessore Bini, al presidente Budai e agli staff della Commissione consiliare II, dell’Assessorato alle attività produttive e dell’Agenzia Lavoro & SviluppoImpresa, per la disponibilità espressa compiutamente. Di pari passo vanno ringraziati tutti i colleghi che hanno contribuito al dibattito.
Da questo confronto usciamo con ancora molti dubbi, soprattutto in materia di commercio, turismo e riuso, con alcune certezze soprattutto in materia di accesso al credito e di provvista finanziaria del provvedimento e con l’ingresso di una serie di norme innovative, capaci di interpretare, se sviluppate ed applicate, le esigenze di un’economia in profonda e rapida trasformazione. Resta parzialmente assente da questo disegno di legge la manifattura regionale, se si esclude la parte legata alla digitalizzazione, che viene toccata in modo non così incisivo dalle norme in approvazione. L’assessore ha preferito non esprimersi in commissione, rinviando all’aula le risposte su molte delle nostre interlocuzioni e dalla qualità delle stesse dipenderà il nostro voto finale sul provvedimento.
Infine teniamo a dire che con il comportamento e l’apporto costruttivo tenuto in Commissione consiliare e con i contenuti e le proposte di questa relazione, pensiamo di aver svolto con puntualità, professionalità e onestà intellettuale il nostro ruolo di Consiglieri regionali, non sacrificando sull’altare di un’opposizione sterile la forza delle nostre idee. Ci auguriamo che ciò sia stato d’aiuto alla nostra comunità regionale così duramente colpita dalla pandemia da Covid19 e dalla conseguente crisi economica e sociale.

Sergio Bolzonello

Trieste, 28 gennaio 2021
 
Allegato: Relazione di minoranza DDL 123