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Economia solidale: Codega, nuova legge da' riconoscimento al settore

pubblicato il 14 marzo 2017

Signor Presidente, Signori Consiglieri,
Negli ultimi anni si sono venute consolidando sempre più nel nostro paese esperienze della cosiddetta “Economia solidale”. Sono sorte infatti, in molte zone d’Italia, gruppi di imprese e consumatori, pratiche economiche che promuovono una modalità di autorganizzazione dell’economia che si basa su principi e pratiche ben diverse da quelle dell’economia tradizionale. Non viene posto in primo piano il guadagno personale o dell’impresa ma si il rispetto per l’ambiente, la qualità delle relazioni umane, l’equità e la giustizia del rapporto, il rispetto dell’ambiente. Ossia al tornaconto personale si privilegia il tornaconto della comunità in cui si vive. Questa originale tipologia di economia si è andata via via espandendo in diversi settori: il commercio equo e solidale, l’agricoltura biologica, il turismo responsabile, la finanza etica, i Gruppi di acquisto solidale, il consumo critico, le imprese “ecosostenibili”, le imprese “responsabili”. Sono intervenuti in proposito anche regolamenti a livello dell’Unione Europea o internazionali come le norme ISO 14001, Regolamento EMAS, etc. L’Economia solidale agisce al momento come pratica di alcuni territori o imprese limitate, ma vuole porsi come prototipo di una economia diversa, vuole dimostrare che “un'altra economia è possibile”. Una economia che non genera disoccupazione, che non esclude e non marginalizza i più deboli, non concentra la maggior parte delle ricchezze e del potere nelle mani di pochi, è equa nella distribuzione dei redditi e delle risorse, ha attenzione e cura per l’ambiente naturale, rispetta i diritti di tutti i popoli su tutta la terra, favorisce una gestione più partecipata e responsabile delle e nelle imprese.
L’estendersi di queste esperienze ha messo diverse realtà regionali nella considerazione di svolgere un ruolo attivo, anche come istituzioni, per favorire tale processo. In molti territori sono nati i “Distretti dell’economia solidale”, si sono formate reti locali e nazionali dell’economia solidale: come rapportarsi a questi fenomeni? Subirli passivamente o considerarne il valore educativo e sociale oltre che economico e accompagnarne pertanto la crescita? Al momento attuale la Provincia autonoma di Trento, la Regione Lazio e la Regione Emilia Romagna hanno legiferato in proposito. Altre esperienze sono in costruzione in Liguria e nelle Marche. Nella nostra regione l’impulso ci è venuto da alcuni sindaci e soggetti che portano avanti esperienze di economia solidale nel nostro territorio e che hanno richiesto di poter avere una normativa che metta in piedi una “governance” e una valorizzazione di queste esperienze. Abbiamo voluto cogliere questa sfida e da qui è nato il testo che ora sottoponiamo alla valutazione di questo Consiglio.
 La nostra proposta del resto vuole avere anche un tratto di “originalità” rispetto agli impianti normativi delle altre regioni. Invece di “Distretti” abbiamo voluto parlare di “Comunità” dell’economia solidale, intendendo con questo sottolineare la centralità della dimensione relazionale di questo nuovo sistema di economia. Abbiamo voluto poi legare le assemblee delle Comunità al territorio dell’UTI, organizzazione territoriale originale del nostro territorio regionale ed opportunamente estesa per rappresentare un livello di comunità. E abbiamo infine istituito il “Forum” dell’economia solidale, come luogo di raccordo regionale, una forma di rete regionale, per lo scambio di esperienze, informazione, luogo di elaborazione di proposte per ulteriore sviluppo dell’iniziativa. 
La Proposta di legge ci pare quindi quanto meno “stimolante” sul piano culturale, sociale, oltre che economico, e risponde alle ripetute sollecitazioni che ci giungono dai cittadini della nostra regione. Confidiamo pertanto in una sua approvazione.

Franco Codega

Trieste, 14 marzo 2017
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