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LIVA: relazione di maggioranza alla manovra di bilancio 2018-2020

pubblicato il 07 dicembre 2017

Signor Presidente, cari colleghi
 
La manovra di bilancio per il prossimo triennio, articolata e suddivisa nei quattro documenti di programmazione politico/finanziaria che la compongono, incorpora con ogni evidenza un particolare significato politico. Essa è, di fatto, l’ultimo e il più rilevante atto politico di questa legislatura e l’apertura della prossima di cui delinea le prospettive e definisce le risorse di partenza disponibili. Definisce il campo di gioco su cui confrontarsi nei prossimi anni partendo dai risultati ottenuti, dai problemi ancora aperti, dalla situazione reale della nostra società ed economia regionale nell’ambito di quella nazionale ed europea che costituiscono la piattaforma, l’orizzonte istituzionale e politico, del nostro possibile sviluppo e progresso.
Il concorso al risanamento dell’enorme debito pubblico italiano e alla ripresa della nostra economia, il riferimento ed il respiro, l’orizzonte almeno europeo dei nostri progetti e delle nostre alleanze, in un mondo dove ormai si confrontano colossi politico/economici composti da centinaia di milioni di consumatori e di produttori, straordinarie capacità di investimento ed innovazione rapidissima, conflitti di interesse sempre più pericolosamente contrapposti, dovrebbero essere il patrimonio comune di ogni forza politica democratica nazionale responsabile, ma anche solo dotata di modesto spirito di sopravvivenza.
Dopo le tragedie del novecento, dopo i benefici di 70 anni di pace vissuti da noi occidentali ed europei, ci aspetteremmo tutti che, appunto, il valore della pace, della convivenza, della democrazia, del rifiuto degli autoritarismi novecenteschi, dei mostri ideologici che abbiamo conosciuto e lo spirito di costruzione di un’Europa sempre più forte, unita ed evoluta fosse la nota di quest’inizio di terzo millennio.
La pace, non solo la crescita economica, è oggi in pericolo. Anche per noi. Atti e decisioni e parole che appaiono temerarie vengono ogni giorno assunti e pronunciati.
Sarebbe legittimo aspettarsi che il confronto e la competizione fra di noi per questa nostra amata Regione Friuli Venezia Giulia, fosse l’apertura al mondo, ai collegamenti, ai traffici, ai popoli, e la sua Specialità uno strumento di questo orizzonte che contempla, ovviamente, la negoziazione di risorse adeguate per far fronte agli obiettivi ambiziosi di autonomia e responsabilizzazione.
Devo dire che l’acceso dibattito sull’intitolazione delle strade fra Almirante e Togliatti, ci appare, prima ancora che pericoloso ed antistorico, terribilmente, insopportabilmente, deprimente. Non abbiamo altro di cui occuparci? Ma dove vogliamo tornare? Tralascio altri commenti rivolti alla Presidente Serracchiani perché non meritano nemmeno citazione.
Non appaiano queste note estranee ad una relazione sul bilancio. I nostri Bilanci parlano di politica prima che di saldi.
I dati quantitativi dei Documenti Contabili sono stati abbondantemente illustrati, sono pubblici, conosciuti e io li richiamerò in modo estremamente sintetico soffermandomi solo su alcuni elementi che mi paiono particolarmente significativi.
Peraltro sappiamo tutti che, pur avendo in questi anni cercato di attenuare la rigidità della nostra spesa, ad esempio continuando ed intensificando un’azione rivolta al contenimento del debito, “effettivo e potenziale”, sviluppando un attento e tempestivo monitoraggio dell’andamento delle nostre entrate tributarie, sappiamo tutti – dicevo – che la limitazione del volume complessivo delle risorse disponibili e le dinamiche di una macchina amministrativa pubblica così complessa non consentono di attenuare come tutti vorremmo questa rigidità che limita sensibilmente le potenziali opzioni discrezionali a disposizione della politica.
E pur con tali limitazioni, gli approcci politici ai problemi, le direzioni verso cui convogliare le risorse, magari insufficienti, disponibili, gli orientamenti culturali e politici da proporre ai nostri concittadini sono diversi e alla fine di un mandato, più che fare la somma e contrapporre i saldi riservati ai vari capitoli, serve capire dove, in che direzione si è andati e in quale direzione si intenda proseguire per il futuro.
E la risposta, semplicistica, sintetica ma vera, per quanto ci riguarda è: AVANTI. Che contrapponendosi al suo opposto: INDIETRO già basta a definire un campo. Che è un campo ampio, differenziato, spesso litigioso e pieno di personalismi, ma che auspico si ritrovi al più presto unito - nelle forme che sarà possibile – non solo per respingere e combattere opzioni regressive per la nostra società, ma per continuare anche nella nostra Regione una stagione di riforme del nostro tessuto politico, istituzionale ed economico che accettando la sfida della modernità e dell’innovazione difende, per questa via, le opzioni solidaristiche, democratiche e progressiste in cui questa maggioranza si riconosce. 
Come si sa, dal primo gennaio 2018 si compie quel passaggio, che abbiamo voluto graduale, al “Pareggio di Bilancio” che comporta il superamento della disciplina sul Patto di Stabilità e che modifica i meccanismi attraverso cui si attua il concorso al risanamento della finanza pubblica che per il 2018 non beneficerà – sul versante delle entrate regionali – di quello sconto di 120 milioni adottato con il Protocollo di intesa Stato-Regione del 2014. Il cosiddetto patto Serracchiani Padoan.
Questa maggioranza, con la sua Presidente, è andata nella direzione di acquisire maggiori risorse dallo Stato rinegoziando il precedente accordo non per il gusto di sostituire, con un proprio atto, quello della precedente maggioranza ma solo perché di quella rinegoziazione c’era estremo bisogno per le condizioni di ristrettezza delle risorse disponibili  in conseguenza della durissima crisi economica che all’inizio di questo mandato mordeva fortissima il nostro territorio e per la necessità di approntare strumenti anche di emergenza a fronte di crisi aziendali (Elettrolux – Ferriera) e sostegno economico a crisi occupazionali  gravissime che si susseguivano.
Il nuovo accordo ci ha acconsentito di fare i bilanci degli anni successivi con un po’ di munizioni in più, ci ha consentito di dotarci di strumenti di intervento contro la povertà, per l’inclusione sociale, per la ripresa dell’economia e del lavoro. 
Oggi sappiamo, e non era affatto scontato, che affronteremo il prossimo quinquennio con un Rating di affidabilità: AA-. 
So benissimo che con il rating non prendiamo né un voto né una preferenza, ma so benissimo che se, invece, a questi aspetti nel passato si fosse riservata maggior attenzione molti risparmiatori oggi non piangerebbero la perdita dei propri risparmi affidati a talune Banche e a talune cooperative e lo Stato Italiano avrebbe molti meno oneri a copertura del debito liberi di essere impiegati per lo sviluppo.
Come amministratore sono dunque  ugualmente orgoglioso di poter dire ai miei concittadini che dopo una crisi così devastante, il risanamento di una situazione molto difficile della nostra Banca Mediocredito che abbiamo salvato e risanato, per la verità in un clima di responsabilità ampio e trasversale in quest’aula,  senza colpire né investimenti aziendali né risparmio, dopo aver riportato in utile un aeroporto il cui valore di mercato all’inizio del nostro mandato era probabilmente addirittura negativo, il giudizio di affidabilità del nostro Bilancio è sensibilmente migliorato e dunque possono avere più fiducia sulle capacità della loro Regione di continuare ad accompagnarli anche in futuro con misure adeguate di welfare, di politica sanitaria, di formazione.
Il Bilancio 2018 non gode dei benefici previsti dal Serracchiani Padoan che è, infatti, scaduto ed in corso di discussione nell’ambito della Legge di Stabilità nazionale, nondimeno gli effetti positivi di una stagione di riforme economiche e di incentivi alle imprese, di razionalizzazione della spesa pubblica del sistema degli Enti Locali, della spesa sanitaria, accanto ad una attenta gestione economica finanziaria del nostro Bilancio che consente di liberare risorse aggiuntive prima destinate a copertura del debito e di monitoraggio e stabilizzazione del gettito fiscale, ci consente di mettere a disposizione del sistema anche per il 2018 e l’intero triennio un volume di risorse superiore ai 4 miliardi sostanzialmente in linea con il passato.
Sviluppi successivi al momento in cui questa relazione viene redatta, potrebbero vederci iscrivere in Bilancio anche ulteriori risorse che ripristino le disponibilità del Serracchiani-Padoan benché temporaneamente congelate in un Fondo di Riserva utilizzabile solo successivamente alla firma del nuovo accordo, prevedibilmente nei primi mesi del prossimo anno con un successivo nostro atto legislativo. I contenuti da noi portati all’attenzione del Governo per l’avvio e conclusione di questa trattativa sono stati recentemente sintetizzati dall’assessore Peroni in 6 punti che qui ripropongo:
1) Riduzione del nostro contributo annuo alla finanza pubblica;
2) Misure compensative del minor gettito determinatosi negli anni in ragione di atti amministrativi o legislativi statali (ad esempio IRAP come sotto richiamerò sul tema della sanità);
3) Nuovi meccanismi e criteri di compartecipazione basati sul luogo fisico di produzione del reddito;
4) Conversione delle assegnazioni statali continuative in equivalenti compartecipazioni ai tributi erariali;
5) Attribuzione della competenza in materia di fiscalità degli enti locali, in altre parole potestà di istituire una propria imposta locale sugli immobili in luogo di Imu e Tasi
6) Il tutto ovviamente nell’ambito dei principi recentemente confermati dalla sentenza della Corte Costituzionale n.154 del 2017 che ribadisce la necessità della disponibilità di risorse adeguate alle competenze attribuite.
Con tale volume di risorse, il nostro Bilancio copre le necessità correnti per l’intero esercizio e parzialmente gli investimenti, mettendo in sicurezza il sistema Regionale che, da chiunque governato, non avrà capitoli sotto finanziati da coprire con affanno nel corso dell’esercizio. Ovviamente potranno essere necessari aggiustamenti ed integrazioni specie nel campo della sanità ed in particolare nel settore dei farmaci innovativi i cui prezzi di immissione sul mercato introducono nel settore nuove ed efficaci cure per i malati ma anche elementi di crescita esponenziale ed imprevedibilità della spesa.
La regionalizzazione della Sanità come elemento qualificante dell’esercizio della nostra specialità deliberata sin dal ’96, fa i conti ora, tra l’altro, con strumenti fiscali di finanziamento della stessa su cui si è intervenuti a livello Statale con misure di riduzione delle aliquote in funzione anticrisi e di rilancio economico. Misure condivisibili sul piano degli obiettivi ma che riducono inevitabilmente anche le entrate delle nostre compartecipazioni al gettito con cui dobbiamo far fronte alla nostra Sanità. 
La Riforma Sanitaria approvata da questa maggioranza, oltre a rispondere ad esigenze di trend epidemiologici e  demografici della società secondo i migliori indirizzi di politica sanitaria adottati a livello internazionale, ha rappresentato anche un modo di intervenire sul tema della spesa e, come negli altri settori che brevemente vedremo, l’approccio è stato quello di innovare per utilizzare al meglio le risorse disponibili anche assumendo, quando necessario, posizioni apparentemente impopolari ma, in realtà, solo responsabili che hanno consentito nella nostra Regione, imitata ora da molte anche a guida politica contrapposta, di mantenere aperta tutta la rete ospedaliera esistente specializzandola, di distribuire con maggior equità le risorse sui vari territori sulla base di costi standard, di unire ospedale, territorio, università e ricerca, di avere raggiunto risultati di eccellenza nazionale sul piano delle emergenze. 
E’ chiaro che sollevare l’insoddisfazione dell’utenza non è difficile in una fase comunque problematica come questa. Certo la Riforma con i cambiamenti necessariamente richiesti a tutti specie ai dirigenti che si ritenevano arrivati, ha messo sotto pressione l’intera struttura già alle prese con carenze di organico per il blocco delle assunzioni, con un’utenza sempre più attenta ai propri diritti e decisa a tutelarli anche nei confronti dello staff sanitario con cause e contestazioni che rischiano di compromettere anche la serenità di lavoro e l’appropriatezza degli esami e degli interventi intrapresi. Certo alcune strutture sanitarie sono in alcuni casi sicuramente vetuste e carenti, i reparti di pronto soccorso inadeguati, difficile ad esempio non riconoscere che l’ospedale di Pordenone è vecchio ed inadeguato, infatti lo stiamo costruendo a tempo di record, davanti agli occhi dei cittadini che transitano per via Montereale. Nessuna finanza di progetto, soldi e progettazione di questa maggioranza. 
Nella Sanità tra il 2014 e il 2017 sono stati investiti 548,8 milioni di Euro di cui 386,5 negli ospedali (159 a Pordenone, 81,4 al nuovo Ospedale di Udine e 146 Cattinara e nuovo Burlo di Trieste). Sono stati destinati 162,4 mln ad investimenti impiantistici e tecnologici e 103 milioni aggiuntivi per macchinari di diagnosi e cura delle patologie tumorali. Siamo la prima Regione a disporre di una Odontoiatria Sociale per i bambini da 0 a 14 e per gli adulti in difficoltà. Altri 20 milioni di investimento in sanità sono destinate con la presente legge di bilancio.
Con le leggi di bilancio che si sono succedute in questa legislatura abbiamo intrapreso un percorso virtuoso, che non merita di essere banalizzato o demonizzato. Con i nostri problemi si confronterà chiunque governerà domani, varrebbe la pena, nell’interesse di tutti, smorzare i toni strumentalmente polemici e vedere, invece dove fare meglio o rivedere.
I riformisti non si stancano mai di riformare anche le loro riforme.
A cominciare da quella del Sistema delle Autonomie Locali, di cui abbiamo impostato le linee guida con un’azione di amplissima condivisione e in un quadro politico che rivendicava a gran voce l’esigenza di semplificare, unificare, superare le frammentazioni e le duplicazioni di livelli di competenza. A chi, come me, ha qualche anno sulle spalle ma per fortuna ancora una discreta memoria, appare irresistibilmente comica la difesa delle Province da parte della Lega di cui ricordo, quasi con nostalgia, le roboanti dichiarazioni Bossiane contro le Province, reminiscenza centralistica di origine Napoleonica e le durissime polemiche dei sindaci leghisti legati al Carroccio per non giurare nelle mani dei Prefetti vere e proprie incarnazione del vituperato potere Romano.
Sic transit gloria mundi… oggi in un clima di incultura istituzionale imperante, dopo aver convintamente difeso il NO alla Riforma Costituzionale che dava alle Regioni Speciali l’arma dell’Intesa, assistiamo attoniti alle difese di contradditori paladini dell’identità locale che reclamano la perduta Provincia. E’ difficile non avere l’impressione che quello che si rimpiange maggiormente siano le perdute poltrone.
Il trasferimento dalle Province alla Regione e alle Unioni Territoriali delle funzioni, del personale e dei beni mobili ed immobili è avvenuto tra il 2016 e il 2017 garantendo la continuità dei servizi e il pieno utilizzo del personale. Attraverso lo strumento dell’intesa per la concertazione delle politiche di sviluppo con la Legge di assestamento 2017 alle 18 Unioni sono stati distribuiti 13,5 milioni di Euro per realizzare interventi di carattere sovracomunale, con questa legge di bilancio si dispongono 100 milioni di investimenti nel triennio: 20 per quest’anno, 40 e 40 per i restanti. Sono definiti in questa finanziaria i risparmi certificati ottenuti per questa via: quasi 36 milioni di euro che serviranno anche per argomentare e difendere le nostre decisioni in merito al rinnovo e ai contenuti economici del contratto dei nostri dipendenti pubblici.
Con le amministrazioni e gli amministratori, magari non con i sindaci ribelli, ma con tanti assessori e consiglieri di Centro Destra dei comuni ci parliamo anche noi, e devo dire che in questi ultimi tempi ho avvertito spesso in loro una inconfessabile invidia per i colleghi dei comuni che hanno aderito alle Unioni e che così hanno potuto avviare programmi ed investimenti e servizi mentre loro, costretti a fare la faccia cattiva, ne sono rimasti fuori. Ma come recitava una vecchia poesia di B. Brecht, fare la faccia cattiva, costa fatica e spesso non dà alcuna soddisfazione.
Mi limito a poche cifre aggregate riferite alla manovra finanziaria triennio 18/20:
Manovra complessiva: 1.426.315.882 = Euro di cui
1.257.911.374 di Fondi Ordinari per Comuni e Uti (spesa corrente ed investimenti) di cui 908,4 mln ai comuni e 349,4 alle Uti
Per il 2018: 455.003.926 = Euro. Complessivi per Comuni e Uti fra Fondi Ordinari, Investimenti e Fondi Assegnati.
Credo che nessuno possa nascondere le difficoltà di questa Riforma, le resistenze, le preoccupazioni, lo stress a cui sono stati sottoposti i Sindaci alle prese contemporaneamente con leggi di bilancio sempre più astruse e complicate (patto di stabilità, limiti sul personale, spazi assunzionali verticali, orizzontali) il tutto con indennità del tutto inadeguate alle nuove responsabilità assunte, cittadini sempre più esigenti, partecipazioni ad organismi di ambito, di Uti, di Cal, di Anci. 
Che in questo clima di tensione sia necessario del tempo per metabolizzare i risultati raggiunti e vedere con chiarezza i punti da rivedere e correggere di questa Riforma e di questo assetto istituzionale, noi ne siamo pienamente convinti e assolutamente disponibili a verifiche ed interventi che facciano i conti con l’esperienza e i risultati ottenuti. 
Fra le riforme più importanti che trovano in questa legge di Bilancio conferma e forza dobbiamo sicuramente annoverare quelle della Casa e dell’edilizia pubblica. 
Al servizio Edilizia sono assegnati complessivamente oltre 81 milioni di euro di cui 1,7 riferite alle ATER, 8 al sostegno alle locazioni, 44,4 alla legge Casa e 6 milioni al “riuso” un innovativo canale contributivo che ha visto stanziare fino ad ora complessivamente 31,5 milioni di euro per il recupero di 745 unità abitative private. Altri 6,8 milioni all’edilizia scolastica dove nella legislatura abbiamo complessivamente investito ben 170 milioni di euro convogliando sulle scuole sicure fondi nostri, nazionali ed europei ed incentivando i Comuni a dotarsi di progettazioni per efficienza energetica, sicurezza antisismica e ammodernamento del nostro patrimonio scolastico.
I dati di ripresa nella nostra Regione specie nel Friuli occidentale riportati dalla stampa anche nel settore delle costruzioni, con l’evidenziazione di dati confortanti di crescita di produzione, fatturato, commesse ed occupazione nel settore fermo da dieci anni dell’edilizia, spero sia un segnale positivo colto con favore da tutti e, senza alcuna enfasi, lo sentiamo un po’ nostro.
Che oggi siamo molto più collegati, più vicini e conosciuti dal resto d’Italia e del mondo, che la nostra rete ferroviaria, i nostri treni, il nostro aeroporto, i nostri porti e le nostre autostrade, i nostri poli intermodali, i nostri canali navigabili, siano messi molto meglio di come li abbiamo trovati, credo che non debba nemmeno essere tanto dimostrato. E’ palese.
Aggiungo solo che su questo bilancio stanziamo per il Servizio Trasporto Pubblico Locale 193,8 milioni e che domenica 10 dicembre sono stato uno dei passeggeri della linea Sacile-Gemona. A proposito di declino Pordenonese, riportiamo la montagna a contatto con la pianura, riportiamo gli studenti e i lavoratori a casa e a scuola con una tariffa unica di 1,5 euro. 
Sulla cultura, stimolati dalle positive risposte della nostra  popolazione che legge e fruisce di strumenti culturali in una percentuale superiore alla media nazionale, dalla vivacità del tessuto culturale della nostra Regione che ha generato eventi ed istituzioni di assoluta qualità, dalla necessità di dare stabilità di risorse nel tempo , di privilegiare pur senza dimenticare nulla, le iniziative di maggior livello e richiamo per la nostra Regione, abbiamo in questi anni recuperato risorse e sottoposto a procedure valutative pubbliche le consistenti risorse riservate.
Nel 2018 si confermano le disponibilità dei precedenti esercizi prevedendo un giustificato incremento di risorse per l’ERT e CRAF. Il massimo sforzo economico è stato comunque rivolta ai Beni Culturali e in particolare al settore delle biblioteche e dei Musei sia attraverso un consistente volume di risorse attribuite con bandi biennali sia attraverso una convenzione con ERPAC (che si affiancherà in convenzione ai musei privati del terremoto di Venzone, diocesano del Tiepolo e al Gortani per meglio gestire costi e problemi)  e che continuerà le proprie attività e competenze (Villa Manin, Centro di Catalogazione e Musei) con una dotazione finanziaria di 5,2 per il 2018 e poi 6 milioni per ciascuno dei successivi.
E’ una soddisfazione in ogni occasione in cui si incontrano sul nostro territorio le massime autorità del mondo dello sport nazionale sentir apprezzare la nostra dotazione di attrezzature ed impianti sportivi e il numero dei nostri praticanti. In Bilancio si confermano o si incrementano le voci dei precedenti esercizi, si porta a 400 mila euro la dotazione del bando attrezzature mobili. Si prevedono 2 milioni per bando sport diversi all’aperto, un nuovo bando per le manutenzioni ordinarie che ha dato sino ad ora ottimi risultati con il finanziamento giunto al 193 posto per oltre 6,6 milioni di euro.
Sul terreno dell’emigrazione si conferma il fondo per gli enti pubblici e si prevede una riduzione di costi soprattutto per minori stante l’attenuazione significativa in corso del fenomeno dei flussi.
Sul piano dell’ambiente si continua con una politica molto vocata alla prevenzione del nostro territorio dai danni del dissesto idrogeologico (nel cui settore nella legislatura sono stati investiti 52 milioni di Euro) e sbloccati i fondi per la messa in sicurezza del basso corso del Tagliamento. Si interviene anche con questa manovra di bilancio sui tema dei rifiuti, dei siti inquinati, dell’amianto, e si conferma la nostra impostazione politica sulla benzina agevolata sia in considerazione dell’efficacia del provvedimento, almeno per una consistente parte del nostro territorio, sia per una corretta gestione contestazione dell’infrazione comunitaria pendente.
Sul piano della ripresa economica e dell’occupazione si sta giocando una partita ancora difficile ma che comincia ad evidenziare segnali positivi seppur ancora parziali ma che riguardano il manifatturiero, il legno-arredo, il commercio e soprattutto l’export. Fin dall’inizio abbiamo affrontato la crisi, che da noi è arrivata più tardi che nel resto d’Italia ma che ha colpito in settori che erano nevralgici e determinanti sul piano del Pil e dell’occupazione Regionale e quindi della sostenibilità del sistema, giocando in attacco e privilegiando strumenti che consentissero di riprendere il mercato innovando e migliorando la produttività con formazione, ricerca, investimenti tecnologici, piuttosto che difendendosi nel mercato con misure attive piuttosto che con politiche passive di difesa dal mercato. 
RILANCIMPRESA FVG ha disegnato lo schema degli interventi assegnando un ruolo importante della Regione FVG con l’Istituzione dell’Agenzia Investimenti. Con lo stesso spirito si è aggredito il turismo convinti che la Regione FVG potesse e meritasse di più, che le nostre montagne, il nostro mare, le nostre città potessero e dovessero essere visitate e conosciute di più, che il nostro settore agroalimentare la nostra produzione vitivinicola (esportazioni + 52% con oltre 100 milioni di export annuale) e i dati, turistici ci confortano, il lavoro complessivamente torna a crescere, gli occupati hanno superato i 500 mila e la disoccupazione è scesa al 6,4%. 
Con questa legge di Bilancio è stata assicurata la continuità alle linee contributive a favore delle imprese con specifica attenzione all’imprenditoria femminile, giovanile e reti di impresa, dell’artigianato e della cooperazione sociale. Al lavoro femminile è stata riservata una norma assai innovativa e di carattere sperimentale che si propone di agevolare l’assunzione di giovani madri, statisticamente penalizzate nella ricerca di lavoro rispetto alla coeva popolazione maschile, con una dotazione di 500 mila euro destinati alle imprese che le assumono a tempo indeterminato. La legge prevede incentivazioni importanti, fino a 10 mila euro, che possono anche aumentare e che verificheremo nei risultati nei prossimi anni.
La collega Bianchi in prima commissione ha definito questa nostra legge di Bilancio, una legge triste. Non vi troviamo sicuramente gli effetti speciali, i fuochi pirotecnici che ci farebbe invece trovare un bilancio a 5 Stelle caratterizzato dal blocco di tutte le grandi opere, dal prevalere dei comitati dei NO che ci entusiasmerebbero con i lazzi e i frizzi di una decrescita infelice e povera. Personalmente le leggi di Bilancio “allegre”, collega Bianchi mi hanno sempre insospettito e preoccupato. 
Ma anche il collega Colautti ha voluto, in prima commissione, rilasciare la sua definizione, più romantica: la finanziaria dell’addio e il compagno Travanut, con la verve teatrale che gli è riconosciuta, non ha potuto trattenere l’accorato grido: Presidente, perché te ne vai?
Augurandoci reciprocamente Colautti che questa sia, invece, la finanziaria dell’arrivederci, ho trovato paradossale l’invocazione affettuosa di Travanut che richiede discontinuità politica ed invoca la Presidente di rimanere. Ciò testimonia sicuramente del buon carattere di Travanut e del forte ascendente della Presidente, ma anche di una certa difficoltà di posizionamento della Sinistra che non  riesce ad ammettere semplicemente che è rimasta fino ad oggi in maggioranza, prima anche de jure e poi de facto,  perché non è rintracciabile un solo atto di questa maggioranza di Centro Sinistra che non sia coerente con i valori democratici che abbiamo sempre insieme  condiviso, con una politica solidaristica e di difesa dei diritti e delle condizioni dei più deboli, con un programma saldamente ancorato al Centro Sinistra sia sul lavoro, sia sulla salute, sia sul welfare, sia sulla cultura. Poi avremo anche commesso qualche errore, dimostrato qualche limite, qualcuno di noi sarà più simpatico e qualcuno meno, ma nessuno è venuto meno né al programma né alla maggioranza. Per questo hai potuto, caro Mauro Travanut, votare ed aiutarci in ogni momento delicato di questa legislatura. Perché abbiamo fatto una politica di Centro Sinistra e dunque perché oggi insieme a tanti altri nostri compagni chiedi discontinuità? La logica Kantiana...mi pare ne venga incrinata.
Questa è una finanziaria dell’arrivederci che lascia la Regione FVG pronta a prendere lo slancio per una nuova tappa in avanti, lascia Trieste città della Scienza, lascia Palmanova sito Unesco, lascia un Porto che può diventare fonte di ricchezza e sviluppo per l’intero entroterra, lascia relazioni nazionali ed internazionali importanti e feconde, lascia (fonte Banca d’Italia) un FVG con la minor pressione fiscale locale fra le Regioni Italiane.
Ci avviciniamo al momento democratico del giudizio mediante il voto dei cittadini a cui nei prossimi mesi racconteremo il nostro lavoro, che ascolteremo nelle critiche e nelle proposte ma con cui interloquiremo a testa alta, a difesa del ruolo della politica e della nostra buona volontà, impegno ed onestà. E lo faremo assieme a Debora Serracchiani che continuerà a battersi per questa Regione e a cui, dunque, non abbiamo bisogno di chiedere di restare. Ma solo di ringraziare per il lavoro, l’impegno, la determinazione, il coraggio e l’orgoglio che ci ha messo e ci ha dato.
 
Renzo Liva
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