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BOLZONELLO: Relazione di minoranza al Disegno di legge n. 80

pubblicato il 28 febbraio 2020

Relazione di minoranza al Disegno di legge n. 80 Disposizioni per lo sviluppo del settore manifatturiero, per la riqualificazione dell’offerta turistica e commerciale e riforma dell’accesso al credito (SviluppoImpresa)

Signor Presidente, signor Assessore, colleghi Consiglieri,

è con grande senso di responsabilità che il Gruppo Consiliare del Partito Democratico si approccia alla discussione del DDL 80 -  Disposizioni per lo sviluppo del settore manifatturiero, per la riqualificazione dell’offerta turistica e commerciale e riforma dell’accesso al credito (SviluppoImpresa).
Senso di responsabilità che deriva dalla consapevolezza che, pur nella differenza di ruolo e di visione, vi è l’esigenza di un approccio non ideologico rispetto alla necessità del settore produttivo del Friuli Venezia Giulia alla luce della situazione economica nazionale ed internazionale.
Non sembri strano che si accenni a scenari socio economici mondiali rispetto a questo DDL, ma è viceversa doveroso e necessario visto il posizionamento della manifattura del Fvg nei mercati internazionali.
Ecco allora che questa relazione si articolerà attraverso una premessa generale che, oltre al contenuto del DDL, esaminerà anche, in modo succinto, il contesto economico mondiale, europeo e nazionale, rispetto alle esigenze del nostro territorio regionale. Si passerà poi alle macro criticità del DDL e di seguito all’esame dell’articolato per titoli e capi. Si continuerà la relazione con l’esposizione di una serie di proposte aggiuntive e migliorative del DDL ed infine vi saranno le conclusioni.
Premessa generale
Il DDL 80 ‘SviluppoImpresa’ arriva all’attenzione dell’Aula in una stagione difficilissima per l’economia del nostro Paese ed in clima di incertezza socio economica mondiale. E’ di pochi giorni fa la pubblicazione di uno studio di Nomura sulla situazione economica internazionale che vede revisioni al ribasso del Pil di Germania, Francia ed Italia e porta l’Istituto ad annunciare la possibile entrata in recessione dell’Italia durante il 2020. Aggiungiamo, con un rapido sguardo, che impatti importanti sullo scacchiere internazionale e nazionale ci saranno in materia di denatalità o macronatalità, di dazi, approvvigionamenti energetici ed a seguito della Brexit. Un dato particolarmente preoccupante per l’Italia ed il Fvg è il crollo produzione industriale nell’ultimo anno, con una flessione del 4,3%.
E proprio per il Friuli Venezia Giulia, possiamo spingerci a sostenere che alcuni tra i principali motivi di queste preoccupazioni risiedano nella difficoltà inerente l’export, -7% su base annua, nella difficoltà di alcuni settori strategici manifatturieri come l’automotive, nella non ancora sufficienza di trasferimento tecnologico, digitale e di formazione nelle nostre aziende manifatturiere, in un cambio profondo del mercato del lavoro nell’ultimo decennio ed in una situazione demografica negativa potenzialmente esplosiva.
C’è poi la grande incognita rappresentata dal Coronavirus. Mentre scriviamo queste note si ha notizia di oltre dieci vittime in Italia, del contagio di oltre 500 persone e dell’apertura di unità di crisi in tutto il nord Italia. Il Friuli Venezia Giulia, pur non colpito al momento da alcun caso di infezione, sta subendo, al pari di molte altre regioni, un importante impatto negativo socio economico ed è necessario mettere in capo già da questo DDL misure a sostegno delle aziende colpite, in primis quelle appartenenti al segmento turistico. Abbiamo già dato al Presidente Fedriga la disponibilità del Gruppo a collaborare per superare questa crisi ed abbiamo suggerito che vengano rimodulato i Fondi anticrisi attivati con Rilancimpresa in funzione dell’attuale emergenza, unendo a questa misura Fondi di rotazione e canali contributivi dedicati.
Non serve certo dettagliare il forte rapporto tra l’economia italiana e quella cinese in quasi tutti i settori produttivi, l’Italia acquista dalla Cina il 7,2% del totale del proprio import mondiale, ed in quello turistico, i turisti cinesi rappresentano il 5% del totale degli arrivi.
Se a questo uniamo che nel contesto territoriale del nord Italia, il Friuli Venezia Giulia continuerà, come negli ultimi 25 anni, a scontare il divario che lo separa da Veneto e Lombardia, ecco che dobbiamo convintamente continuare a “spingere” per una trasformazione della nostra struttura industriale attraverso il trasferimento tecnologico e la digitalizzazione.
Ed è proprio dopo aver tratteggiato, succintamente ed in modo consapevolmente limitato, la situazione dell’oggi, che sono necessarie alcune considerazioni/domande.
Si può pensare e scrivere una vera riforma economica se non si ha chiaro il contesto socio economico dentro e fuori il Friuli Venezia Giulia?
Si può scrivere una vera riforma economica per Fvg se non si è prima deliberato, in atti programmatori, le linee guida dell’S3 (Strategia di Specializzazione Intelligente) e della programmazione europea 2021/2027?
Si può definire norma riformatrice una legge che non operi un cambiamento, anche parzialmente, paradigmi esistenti?
Si può prescindere, prima della scrittura della norma, dell’approvazione da parte della Giunta regionale del Piano di Sviluppo Industriale su cui poggiare le fondamenta del DDL?
Per queste, ed altre, motivazioni è evidente che il DDL 80 non è una norma di riforma, ma una legge di manutenzione, in larga parte con buoni elementi di dignità, con all’interno barlumi di innovazione, in particolare in materia di credito, e con alcune suggestioni da coltivare con attenzione come ad esempio le norme in materia di economia del legno, di riqualificazione del tessuto insediativo produttivo esistente, della riqualificazione del sistema commerciale con i Distretti del Commercio, del welfare e, soprattutto della partecipazione dei lavoratori alla gestione d’impresa. È sicuramente apprezzabile il fatto che molto dell’impalcato legislativo manifatturiero sia poggiato sulla LR 3/2015 - Rilancimpresa.
Macro criticità nella formazione del DDL 80 – SviluppoImpresa
S3 FVG e Por Fesr 2021 / 2027
Proprio mentre stiamo vergando questa relazione di accompagnamento al DDL 80 apprendiamo dell’approvazione da parte della Giunta regionale della generalità 184 avente ad oggetto “Politiche di coesione 2021-2027 – Indirizzi strategici sulla futura programmazione regionale e sul coinvolgimento del partenariato territoriale. Comunicazioni.” È di tutta evidenza, non solo per gli “addetti ai lavori”, come sia perlomeno bizzarro che una legge che ha l’ambizione di delineare scenari futuri dell’economia della nostra regione non poggi le proprie fondamenta su questi indirizzi strategici. Basta infatti leggere, all’interno della generalità, il capitolo “Un’economia regionale dinamica e sostenibile capace di affrontare le sfide globali” per evidenziare alcune palesi contraddizioni tra il fatto che “La revisione della strategia regionale di specializzazione intelligente offrirà un contributo imprescindibile per l’individuazione delle più promettenti filiere produttive dove concentrare i finanziamenti…. ed ancora ….le traiettorie di sviluppo non potranno prescindere dalle filiere energetiche e della logistica”, e la scrittura del DDL 80 dove di tutto questo non c’è traccia. Sicuramente ci saranno altri passaggi d’aula dove tutto si delineerà ed avremmo modo di discuterne, ma se questo DDL rappresenta una riforma e non una legge di necessaria manutenzione, perché non poggia sulle fondamenta dell’S3 e del Por Fesr?
Da una “bocca irriverente”, ma sincera, uscirebbe una risposta/battuta: perché la Direzione delle Attività Produttive non ha più la guida di questi processi di programmazione. Questa Giunta regionale è ricaduta nell’errore del passato, riportando la programmazione sotto l’egida del bilancio e non lasciando a chi si occupa d’impresa, d’intesa con chi si occupa di ricerca e lavoro, la “visione”, e la conseguente traduzione in atti, delle politiche economiche della Regione Friuli Venezia Giulia. È proprio per questo, Presidente Fedriga, che la stessa “bocca irriverente, ma sincera”, le suggerisce di riflettere se non sia il caso di rivedere quella decisione. Avrà, forse, qualche tensione con i suoi assessori e con le forze politiche che la sostengono, ma avrà molti meno problemi in futuro con la gestione dei fondi europei. Le chiediamo solo di informarsi sui tre settennati precedenti, di vedere dov’erano allocate le Autorità di gestione, e di fare 2 + 2. Ultimo suggerimento non richiesto, lo faccia da solo senza farsi influenzare da questa o da quella parte di Amministrazione.
Piano di sviluppo industriale regionale
Così come per S3 e Por Fesr, ad oggi non è ancora stato approvato il Piano di sviluppo industriale regionale nonostante siano passati 22 mesi dall’insediamento di questa maggioranza. E d’altra parte come si fa a scrivere un piano di sviluppo industriale se non si sono ancora tradotte in atti le “visioni”? La non approvazione del piano rafforza quindi la certezza che questo DDL è, come detto sopra, una necessaria legge di manutenzione.
Provvista finanziaria
Più volte l’Assessore competente ha sostenuto che il finanziamento necessario alla norma, al netto dei fondi già indicati in legge e derivanti da capitoli di spesa consolidati, avverrà attraverso fondi che saranno stanziati nella prossima legge di stabilità e che saranno reperiti nella prossima programmazione europea. Queste affermazioni non ci vedono concordi e riaffermiamo, anche in questa relazione, che qualunque norma voglia incidere profondamente ed in tempi brevi sull’economia di un territorio, non può prescindere da una cospicua ed immediata dotazione finanziaria.
Questo DDL diventerà legge nei primi giorni di marzo 2020, quindi ben 9 mesi (270 giorni) prima dell’approvazione della prossima legge di stabilità regionale.
All’interno del DDL vi sono norme che, oggettivamente, possiamo dal punto di vista del finanziamento dividere in tre fasce. La prima fascia riguarda tutte quelle norme, e sono molte, che aggiornano la LR 3/2015 Rilancimpresa e altre leggi regionali esistenti, nonché norme di nuova approvazione immediatamente fruibili dal sistema economico regionale. La seconda fascia riguarda norme di nuova approvazione che prevedono la loro operatività tramite regolamenti da emanare. La terza fascia riguarda norme di nuova approvazione che sono propedeutiche ad altre norme per renderle operative.
Di conseguenza la prima fascia di norme ha bisogno immediato di provvista finanziaria che vada oltre alle poste ordinarie annuali stanziate in Stabilità. La seconda fascia, che vede la necessità dei regolamenti, ha necessità di provvista entro 90/120/150 giorni, termini utili all’approvazione dei regolamenti a seconda della complessità, quindi entro rispettivamente giugno, luglio ed agosto 2020.
La terza fascia potrà aver bisogno di provvista finanziaria da ottobre 2020 in poi.
Con questa oggettiva tempistica, possiamo pensare di aspettare dicembre 2020 con la Stabilità e metà del 2021 con i fondi europei per avere la provvista necessaria a far decollare la legge? La risposta ovvia è no. Con i fondi previsti in legge si faranno partire, entro il 2020, non più del 20/30% dei provvedimenti, e vado per eccesso.
Se si vuole avere un impatto vero ed immediato sul tessuto produttivo della nostra Regione, rispetto a queste norme, servono da subito fondi aggiuntivi.
Logistica ed infrastrutture
Da ultimo non possiamo non evidenziare che il DDL 80 non presenta alcun accenno ad uno degli snodi principali di un’economia avanzata: la logistica e le infrastrutture. In un sistema produttivo competitivo come quello del Friuli Venezia Giulia, la promozione di servizi di logistica, anche all’interno dell’animazione economica territoriale, diventa necessaria. 
Agenzia Lavoro & SviluppoImpresa
Dopo una lunga e complicata gestazione è venuta alla luce, nella seconda parte dello scorso anno, l’Agenzia Lavoro & SviluppoImpresa. Per voce della Giunta regionale, l’Agenzia dovrà essere elemento centrale rispetto all’economia del Friuli Venezia Giulia e proprio in virtù di ciò l’operatività della stessa è stata posta in capo non solo alla Direzione AAPP, ma anche alla Direzione Lavoro e Formazione. Nella stessa relazione illustrativa che accompagna il DDL, la Giunta regionale afferma “L’istituzione dell’Agenzia L&SI quale risposta innovativa alla necessità di integrare le politiche verso il manifatturiero con il lavoro e la formazione professionale caratterizzata dalla necessità di una formazione permanente e dalla creazione di nuove competenze che la trasformazione tecnologica impone.” E’ palese dopo la lettura del DDL 80, come l’Agenzia, a parte l’articolo relativo al welfare aziendale, non abbia dignità normativa nonostante i numerosi compiti ad essa attribuiti in sede di costituzione, costituendo con ciò una vera e propria contraddizione in termini.   
Esame articolato
Titolo I - Oggetto - art. 1
Presenteremo emendamento atto ad inserire nell’oggetto della Legge regionale il tema della sicurezza del lavoro.
Titolo II - Disposizioni generali - artt. 2 / 5
All’articolo 2 Definizioni, è opportuno che la Giunta regionale espliciti il significato di Sostenibilità, termine citato al comma 2 dell’art. 1. Tale definizione viene utilizzata in dottrina ed in letteratura per concetti diversi, è pertanto utile chiarirne la portata rispetto a questo DDL.
Apprezziamo l’idea del tavolo permanente di cui all’articolo 5, ma lo stesso rappresenterà una novità positiva solo se saprà davvero interpretare in modo dinamico i contenuti del comma 1, diversamente sarà solo l’ennesimo tavolo di consultazione, da convocare all’occorrenza, senza possibilità alcuna di incidere. È pertanto necessario chiarire da subito che funzione reale si vuol dare allo strumento e scegliere il modello di conseguenza. Noi pensiamo che il tavolo vada altamente qualificato e non semplicemente essere la rappresentanza delle parti datoriali, sindacali e della PA. Se si sceglierà la strada della competenza unita ad un’operatività reale, è di tutta evidenza la necessità di retribuire in modo adeguato le persone che verranno chiamate a fornire il loro contributo, diversamente non vi sarà alcun interesse a parteciparvi o, nella migliore delle ipotesi, lo si farà in tempi e modi limitati. Abbiamo, infine, già avuto modo di dire in commissione che la presenza al Tavolo dell’OCRI non sembra opportuna. L’OCRI è organo tecnico che viene coinvolto a fronte di crisi conclamate, mentre il Tavolo dovrebbe avere altro “respiro” rispetto all’economia del FVG. Al contrario sembra opportuna la presenza al Tavolo del sistema dei Confidi regionali. Rispetto a queste due ultime considerazioni presenteremo emendamenti conseguenti.
Titolo III - Disposizioni in materia di accesso al credito delle imprese e nuovi strumenti di ingegneria finanziaria - artt. 6 / 18
Il Capo I è, di fatto, un complesso di norme che riformano l’operatività del FRIE e dei fondi gestiti. Concordiamo sulla necessità di razionalizzazione e di diversificazione degli stessi. Restano, anche dopo i lavori di commissione, forti i dubbi sulla collocazione del Fondo regionale per il salvataggio e la ristrutturazione delle imprese in crisi. Non sembra infatti il FRIE soggetto adatto a gestire tale fondo, anche perché la ragione d’essere principale del FRIE è il sostegno degli investimenti finalizzato alla crescita del sistema economico. Non sembra nemmeno opportuno appoggiare il Fondo su Friulia, come richiesto da alcune parti datoriali nelle memorie, perché anche in questo caso si snaturerebbe la natura della finanziaria regionale. L’auspicio è che si possa poggiare questo meritorio strumento che viene istituito con questa norma presso la Direzione Centrale AAPP, con una collaborazione tecnica del FRIE. In questo senso presenteremo emendamento conseguente.
Rimanendo nell’ambito del Capo I, desta stupore che il sistema del Confidi non trovi un’adeguata attenzione rispetto ad una norma che ha l’ambizione di titolare “Riforma degli strumenti di accesso al credito.” I Confidi del Friuli Venezia Giulia possono, a ragione, essere considerati strategici per la nostra economia e come tale dovrebbero essere considerati. Come detto in commissione, riteniamo necessario prevedere nel testo normativo l’inclusione dei Confidi nel novero dei soggetti strategici meritevoli di attenzione e finanziamento sia nell’erogazione di crediti di piccolo importo che in operazioni finanziarie altre che la Regione FVG dovesse creare.
L’articolo 18 ci porta una suggestione che al momento non ci è data di capire. Abbiamo davvero necessità di un nuovo strumento di ingegneria finanziaria? E se si, per quali scopi? In linea di principio possiamo sicuramente affermare che il sistema produttivo regionale ha necessità di creare leve finanziarie per moltiplicare risorse che sostengano la nostra economia, ma nel merito non possiamo non chiederci se questi strumenti non siano in qualche modo già presenti e a chi debbano rivolgersi. Sul mercato nazionale ed internazionale vi sono una pluralità di soggetti che sicuramente sono in grado di rappresentare, magari in partenariato con soggetti pubblici regionali, le esigenze della nostra comunità economica, senza creare altri enti pubblici ex novo. E’ comunque da accogliere positivamente l’inserimento, su nostra richiesta, del nuovo comma 3 che prevede la presentazione, entro sei mesi, alle commissioni competenti del Consiglio regionale di una relazione esplicativa del progetto. È però necessario che le commissioni vengano convocate “ante” e non “post” creazione dei nuovi strumenti di ingegneria finanziaria, in tal senso presenteremo emendamento. È infine degna di sottolineatura la richiesta di Confindustria FVG laddove sostiene che la norma “andrebbe rivolta al sostegno dei programmi di trasformazione tecnologica e digitale, alla promozione dei processi di riassetto organizzativo e gestionale, degli interventi di ristrutturazione e riconversione e dei progetti di crescita dimensionale con particolare riguardo alle operazioni di fusione tra le aziende.” 
 
Titolo IV – Interventi per la promozione della produzione industriale e della digitalizzazione, promozione delle imprese giovanili e start up, disposizioni per l’internazionalizzazione delle imprese - artt. 19 / 22
Pur lodevole nelle intenzioni, il contenuto dell’art. 19 lascia alcune perplessità. Se è vero che le imprese regionali continuano ad avere necessità di investimenti di macchinari e di sistemi di produzione legati a produzione digitale, è altrettanto vero che le stesse hanno a disposizione un’ampia gamma di norme statali e regionali che contribuiscono in modo esauriente alle necessità del nostro sistema produttivo, a partire dal Piano Nazionale per l’Industria 4.0. Il focus che deve oggi guidarci è quello di sostenere il comparto produttivo regionale nella profonda transizione verso la Quarta Rivoluzione Industriale. Vi è quindi la necessità di diffondere un capillare trasferimento tecnologico alle imprese, di attivare azioni volte alla rivisitazione profonda dei modelli di business e degli approcci al mercato, di formare e creare nuove competenze ed allo sfruttamento del fattore produttivo legato ai dati e alle informazioni. È questa la vera sfida da vincere ed è qui che SviluppoImpresa deve mettere l’asticella più in alto. Possiamo anche lasciare l’articolo 19 in norma, ma dobbiamo avere il coraggio di inserire un nuovo articolo che contenga gli obiettivi che abbiamo appena indicato e che li finanzi adeguatamente. Torneremo su questo tema nella parte finale della relazione, laddove illustreremo le principali proposte emendative al DDL 80 del Partito Democratico.
Anche l’articolo 20 abbisogna, a nostro avviso, di un intervento emendativo nella parte dei commi da 1 a 5. Sono i commi che mettono in capo al DITEDI – Distretto industriale delle tecnologie digitali – la realizzazione di una serie di iniziative nel quadro della promozione della cultura digitale, in particolare tra le piccole e medie imprese. L’art. 20 ha un intento più che condivisibile, ma se davvero vogliamo “forzare le tappe” della digitalizzazione delle imprese, c’è la necessità che questo compito venga svolto sull’intero territorio regionale e con attori capaci di intercettare tutte le imprese che necessitano di un aiuto in tal senso. Non si tratta quindi di penalizzare il DITEDI, ma di trovare le modalità più opportune. Possono essere messe in campo più ipotesi, dalla più semplice, che è quella di individuare oltre al DITEDI anche i Poli Tecnologici regionali come destinatari della norma, a quella più complicata che prevede una piattaforma comune gestita da più soggetti compreso il DITEDI.  Non sapendo ad oggi la posizione della Giunta regionale presenteremo, in via collaborativa, un emendamento che prevede l’estensione della norma ai Poli Tecnologici regionali, così come richiesto anche da Confindustria FVG.  
Titolo V - Governo integrato degli indirizzi di politica industriale regionale - artt. 23 / 38
L’intero Capo I è dedicato ai Consorzi di sviluppo economico locale. Possiamo da subito affermare che è meritoria l’azione tendente a rafforzare e consolidare il ruolo dei Consorzi dopo la riforma di Rilancimpresa che li poneva come uno degli architravi del tessuto produttivo regionale. Le uniche perplessità, che saranno oggetto di emendamento, riguardano: l’art. 24 al comma 1 bis, dove è necessario aggiungere anche la possibilità dell’infrastrutturazione digitale; l’art. 27 che va abrogato perché non è a nostro avviso corretto portare ad una facoltà l’obbligo di costituire il Comitato di consultazione. Il Comitato è l’espressione, e la voce, delle aziende localizzate nell’agglomerato industriale ed è, anche in un faticoso rapporto dialettico con i Consorzi, necessario mantenerlo. Di conseguenza vi sarà un emendamento anche all’art.29.
Rispetto all’art. 34, abbiamo evidenziato in commissione come sia necessario evitare il doppio finanziamento per i Consorzi che già fruiscono delle possibilità offerte dalla Direzione Infrastrutture, il tutto finalizzato a mettere sullo stesso piano di attrattività i Consorzi stessi. In mancanza di emendamento giuntale, sarà cura del Partito Democratico presentarlo.
Da ultimo, in materia di Consorzi, non possiamo non sottolineare che ci saremmo aspettati un rilancio convinto delle opportunità offerte dalle APEA. L’unico Consorzio ad aver avviato il percorso, previsto dalla LR 3/2015, risulta essere la ZIPR di San Vito al Tagliamento. I risultati sono soddisfacenti e l’azione del Consorzio sta diventando una buona pratica nazionale. Anche per questa tematica presenteremo apposito emendamento.
Il capo II ha come titolo “Riordino delle disposizioni normative in materia di cluster”. Purtroppo il contenuto dell’art. 38, unico del Capo, non rappresenta il titolo. Nella sostanza l’articolo contiene semplicemente alcune correzioni letterarie e burocratiche ed istituisce il Cluster Turismo, non vi è alcun’altra azione rispetto al sistema cluster regionale che avrebbe invece la necessità di un profondo esame con conseguenti norme a supporto. Il riordino del sistema cluster si rende necessario da un lato alla luce dell’evoluzione della politica europea sui cluster negli ultimi cinque anni e dall’altra dall’oggettiva disparità esistente tra due cluster, COMET e Legno-Arredo, e tutti gli altri, Agrifood, Marittimo, DITEDI, Smart Health, Imprese culturali creative. Alla luce di ciò appare evidente che l’istituzione del nuovo Cluster Turismo non può trovare consenso. Se poi aggiungiamo il fatto che la creazione non arriva da una forte spinta imprenditoriale, come nel caso di Legno-Arredo e Comet, e che la prima operatività viene posta in capo alla Direzione AAPP e non ad un soggetto gestore privato, troviamo la definitiva motivazione per essere contrari alla norma. Con il supporto di tutte queste argomentazioni presenteremo emendamento abrogativo della norma che promuove la creazione del Cluster Turismo.
Titolo VI - Disposizioni per il rafforzamento dell’innovazione e della competitività sostenibile del sistema produttivo regionale - artt. 39 / 45
Le suggestioni che il Capo I ci offre, ci portano a dire che a fronte delle condivisibili dichiarazioni d’intenti del comma 1 dell’art. 39, non vi è in norma né il necessario contesto attuativo, né una precisa specificazione delle tipologie di investimento in modo da avere una finalizzazione della norma più efficace. In parole semplici possiamo affermare che, ancora una volta, si tratta di una norma cornice. Sappiamo invece che, in materia di sviluppo sostenibile, l’esperienza di sistemi produttivi che già hanno applicato concetti di sostenibilità e di economia circolare ci insegna quanto sia opportuna, se non necessaria, un’azione che porti a modelli operativi ed alla creazione di filiere.
Cogliamo segnali positivi negli articoli 40 Servitizzazione e 41 Economia del legno e ci sentiamo nel contempo di raccomandare per l’art. 40 una interpretazione ampia dei modelli di business che in norma sembrano essere limitati e per l’art. 41 una maggiore lettura interassessorile dell’economia del legno che in norma non traspare.
Gli articoli 43 Partecipazione dei lavoratori alla gestione dell’impresa, 44 Welfare aziendale, 45 Sviluppo di una strategia di sostenibilità aziendale, ci portano al Capo III, sicuramente uno dei più ricchi di suggestioni ed innovazioni dell’intero articolato. È interessante la lettura delle memorie inviate dalle parti datoriali e sindacali in merito, ci fa capire come il confine tra la voglia di mantenere lo status quo e la necessità di innovare sia davvero labile, eppure tutti sentiamo forte la necessità di dare una nuova lettura della Responsabilità sociale d’impresa in un mondo produttivo che è in cambiamento vorticoso, non sempre lineare, sicuramente velocissimo. I temi della “buona occupazione” vanno considerati al pari di quelli relativi alla “digitalizzazione”, quelli della “sicurezza” a quelli del “trasferimento tecnologico”, quelli della “formazione” a quelli dell’”innovazione di processo e di prodotto”. È per questo che, se da un lato accogliamo con favore l’apertura del dibattito su questi temi fondamentali per il futuro del nostro sistema produttivo, dall’altro non possiamo non sottolineare che le norme proposte non trovano, vedi memorie depositate, una lettura condivisa. Sarebbe stato più opportuno porre in capo questi temi in via preventiva all’Agenzia Lavoro & SviluppoImpresa, chiedendo che si facesse carico della necessaria sintesi delle visioni datoriali, sindacali, politiche e della conseguente scrittura della norma. Convinti di ciò, chiediamo che l’intera materia del Capo III venga messa in capo all’Agenzia presentando emendamento conseguente.
Titolo VII - Riqualificazione del tessuto insediativo esistente - artt. 46 / 50
Il tema delle aree artigianali ed industriali dismesse, o meglio, come dice il titolo del capo II, dei “Complessi produttivi degradati”, è argomento sicuramente meritorio di un articolato legislativo. I modi ed i contenuti con cui il tema viene declinato non depongono però a favore di un positivo risultato. Infatti la lettura del Titolo VII evidenzia tutta una serie scoordinata di azioni, alcune sicuramente meritorie, che non trovano sintesi in una visione di sviluppo territoriale. A monte dovrebbe infatti esserci la capacità di leggere le vocazioni delle varie aree regionali con la conseguente declinazione socio economica. In parole più semplici: in quali aree incentiviamo le attività artigianali ed industriali ed in quali le disincentiviamo a favore di quelle agricole, commerciali, turistiche o di terziario avanzato? In conseguenza di ciò si creano norme che diano risposte, non il contrario.
È di tutta evidenza il mancato confronto, in sede di scrittura della norma, tra la direzione AAPP e quella alla Pianificazione, confronto che avrebbe portato ad una norma di tutt’altro valore.
Così come è di tutta evidenza che anche in questa norma, così come in altre leggi regionali recenti, non è dato sapere “chi” e “cosa” sarà oggetto finanziamento. Il sistema produttivo regionale è molto frammentato e serve sì una mappatura complessiva, ma non mettendo in atto un meccanismo sproporzionato rispetto a quello che si vuole ottenere. Mi spiego meglio: una cosa è voler riqualificare complessi produttivi dismessi industriali, vedi come mero esempio Ideal Standard, altro il singolo capannone di qualche area artigianale marginale.
C’è la necessità che già questa norma distingua tra i grandi complessi industriali dismessi e i singoli manufatti produttivi, anche per evitare quello che sta già succedendo nel vicino Veneto dove si tolgono i tetti dai capannoni dismessi per retrocederli a “ruderi” e non pagare l’IMU. E attenzione che questo non succederà sulle aree gestite dai Consorzi, ma all’interno di aree di fatto residenziali, dove non si fa più attività produttiva ma ci sono ancora capannoni.
Il tema è troppo importante per essere enunciato e poi non sviluppato se non addirittura banalizzato.
E’ doveroso aggiungere che le definizioni ed i tipi di intervento sono completamente scollegati sia dalla disciplina sismica, che dalla definizione dei tipi di intervento edilizi soggetti a leggi regionali. Non solo, ma nulla si dice sulla possibile relazione con gli incentivi statali.
Infine una sottolineatura di sostanza: la disciplina del Fondo regionale per la riqualificazione produttiva sostenibile, una sfida importante di compartecipazione pubblico privato, passerà esclusivamente attraverso delibera di Giunta, escludendo del tutto il Consiglio Regionale. E’ opportuno vi sia un passaggio deliberativo, sull’atto giuntale, della commissione consiliare competente.
Titolo VIII - Riqualificazione dell’offerta turistica - artt. 51 / 54
Nei mesi passati la Giunta regionale aveva annunciato, con enfasi, una riforma dell’istituto afferente agli Alberghi Diffusi. Dobbiamo, con rammarico, constatare che la norma presentata in commissione si limita a collocare sotto l’ombrello di PromoTurismoFVG il sistema degli Alberghi Diffusi e a dare alcune indicazioni burocratiche in materia di formazione obbligatoria e messa in rete di servizi.
Pensavamo venisse rilanciata l’idea di un sistema integrato di sviluppo territoriale delle aree marginali, così come prevedeva il progetto originale. L’idea innovativa, alla base dell’Albergo Diffuso, stava proprio nel coinvolgimento di una pluralità di soggetti che promuovono una nuova forma di ospitalità che possa mettere a frutto, e in rete, tutte le potenzialità dell’area coinvolta, il tutto con un impatto ambientale limitato. Tema che, ad anni di distanza dall’avvio del progetto, è quanto mai attuale e necessario, soprattutto nelle aree montane. L’integrazione delle risorse culturali, umane, ambientali ed economiche con il settore turistico, ha rappresentato una valida strategia di sviluppo in aree svantaggiate ed in fase di spopolamento, dando sostegno ai settori del piccolo commercio, dell’artigianato artistico e di produzione. Non dimentichiamo poi che i Comuni, in tutto questo, sono parte attiva, capofila di processi di riqualificazione urbana e di nuove forme di socializzazione attorno all’attività turistica. Questo è l’Albergo Diffuso dell’architetto Pietro Gremese, di Leonardo Zanier e del Politecnico di Zurigo. Questa è la base da cui ci aspettavamo innesti di innovazione dati dal tempo trascorso dall’inizio del progetto e anche, perché no, da errori commessi nella sua prima realizzazione. Di tutto questo non c’è traccia in norma. Peccato, poteva essere l’occasione per un vero rilancio dell’Albergo Diffuso a sostegno delle aree marginali e di montagna. Nei fatti il rilancio è rimasto agli annunci. Vogliamo rimanere in tema di montagna affrontando il tema alberghi ed in particolare il Piano Strategico Montagna 365 di PromoTurismoFVG laddove prevede l’implementazione dell’offerta ricettiva con 2 Hotel a 5 stelle e 3 Hotel a 4 stelle. Ci aspettavamo che in norma ci fossero gli strumenti con cui accompagnare il piano e che fosse affrontato il problema rappresentato dal regime “de minimis”, così non è. Pensiamo forse che il sostegno possa avvenire tramite i bandi gestiti dal CATT FVG? Che si possa mettere sullo stesso piano la manutenzione degli alberghi e la costruzione prevista in Montagna365? Attendiamo fiduciosi risposta in merito, nel frattempo prendiamo atto della mancanza essa in SviluppoImpresa.
All’articolo 52 Standard qualitativi delle unità abitative e delle locazioni turistiche, presenteremo emendamento atto a stabilire non “la promozione ad istituire una banca dati”, ma “l’obbligo ad istituire una banca dati” nella quale si inseriscano le strutture in possesso degli standard qualitativi di cui alla norma.
All’articolo 54 Ammodernamento unità abitative ammobiliate a uso turistico, presenteremo emendamento per il ripristino degli otto anni quale obbligo a mantenere nel mercato delle locazioni le unità abitative oggetto di contributo regionale, il tutto al fine di evitare eventuali operazioni speculative.
Titolo IX - Rigenerazione delle attività commerciali nei centri cittadini e misure di semplificazione amministrativa e riduzione tributaria per il settore commercio - artt. 55 / 63
Il Capo I “finalità e definizioni” introduce alcuni concetti non chiari: ad esempio le “aree di centro città”; non è chiaro a che luoghi facciano riferimento, ovvero sembrano essere aree che non hanno la “nobiltà” dei centri storici, ma ne replicano i caratteri commerciali. Tali aree devono essere individuate dai Comuni, ma non c’è alcun criterio per farlo. E’ oramai letteratura consolidata che, soprattutto negli ambiti urbani, il luoghi del commercio siano soprattutto lineari, non “centri perimetrabili”.
Si pensi alle strade dei borghi o alle più recenti “strade mercato” che caratterizzano tutta la regione, dalla Tresemane alla Pontebbana, che nascono in ambito urbano per poi collegare diversi poli, difficilmente “perimetrabili”. Una maggiore chiarezza nell’oggetto della definizione renderebbe più agevole l’applicazione dell’intera norma. Sarebbero anche necessari dei criteri stringenti per individuare queste aree univocamente nell’intera regione.
Non si dimentichi poi che sta iniziando, anche nella nostra regione, la dismissione dei grandi contenitori commerciali, dei primi centri commerciali che diverranno un tema rispetto alla scala urbana quanto le aree dismesse industriali.
Il Capo II “Misure di semplificazione e tributarie a vantaggio delle attività commerciali, di vendita ed esercizio pubblico e di servizio”, trova una sostanziale condivisione in virtù del carattere sperimentale della norma di carattere tributario in materia di locazione di spazi commerciali.
Il Capo III, “Riqualificazione del sistema commerciale e strumenti per la rigenerazione delle arre di centro storico e centro città”, trova ragion d’essere nell’introduzione nella normativa regionale dei “Distretti del commercio”. Diciamo subito, e senza polemica alcuna, che se l’obiettivo della norma è, come sembra, quello di proporre un modello operativo per rivitalizzare il commercio all’interno delle città, le pur buone norme proposte non sono sufficienti. La strada maestra sarebbe stata quella di un provvedimento interassessorile ad hoc che portasse ad un percorso lineare di costituzione dei Distretti del Commercio, consapevoli, che soprattutto in centro città non è possibile parlare di monofunzione “commercio”, ma che è il mix funzionale presente a garantire maggiore appetibilità commerciale. Possiamo infatti affermare che senza un intervento coordinato, il modello proposto in norma troverà molte difficoltà.
A puro titolo d’esempio, e per dimostrare la non strumentalità dell’osservazione, citiamo il comma 3 dell’art. 58 che recita: “Per l’attuazione delle finalità del distretto del commercio l’Amministrazione regionale “concerta” con i Comuni competenti per territorio le azioni di riqualificazione del sistema commerciale e di rigenerazione dei centri cittadini a rischio indebolimento che costituiscono nel loro insieme il Progetto di distretto degli interventi proposti dal Comune o dai Comuni associati per l’accesso agli incentivi specificatamente previsti a favore dei distretti del commercio.” La fragilità e, soprattutto, la genericità della sua formulazione sono la chiara rappresentazione della necessità di individuare un progetto complessivo di riqualificazione, ove il commercio sia elemento caratterizzante, ma non l’unico. Evidenziamo inoltre come questo comma apra alcuni scenari non chiari: può significare ad esempio che i Comuni non saranno liberi di definire le strategie o che non ci sarà un bando per i finanziamenti, come per le imprese, ma dirette interlocuzioni. Ma com’è possibile visto che la Regione non fa parte dell’Accordo di partenariato? In che modo verrà ripartito il “Fondo per lo sviluppo dei distretti del commercio?
Stessa osservazione vale per l’articolo 59 laddove cita la perimetrazione per la quale si richiama quanto scritto a commento dei contenuti del Capo I.
Da ultimo ed in via collaborativa, evidenziamo che per rendere efficace l’introduzione dei Distretti del Commercio, si rende necessario dal punto di vista della pianificazione e della governance del processo chiarire il contenuto dei seguenti dispositivi e strumenti:
a) il «Documento strategico» del Comune (o di più Comuni) e del relativo «Regolamento Attuativo» (questo approccio non è considerato dal provvedimento),
b) l’«Accordo tra l’Amministrazione comunale – o più Amministrazioni comunali – e gli operatori commerciali dell’area di riferimento», al fine di individuare le strategie territoriali e le scelte urbanistiche e settoriali (il provvedimento prevede l’”Accordo di partenariato” attorno cui ruota l’intero impianto e che definisce il “Progetto di Distretto”). Esiste un’esperienza, quella del PRUSST dell’area a Nord di Udine o dei PISUS. Perché non partire da lì? La norma non chiarisce i contenuti di tale atto.
c) il «Regolamento per disciplinare la concessione da parte del Comune di agevolazioni fiscali e tributarie a soggetti che intendano realizzare “nuove” attività imprenditoriali con sede operativa e/o unità locale situata nel centro storico del Comune», come detto per una parte previste con l’art.54, che permetta: deduzioni e/o detrazioni fiscali sul patrimonio edilizio,  revisione della rendita catastale dell’unità immobiliare per l’abitazione principale e delle relative pertinenze, agevolazioni per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio esistente (manutenzione ordinaria su parti comuni di edifici residenziali, manutenzione straordinaria, restauro, risanamento conservativo ristrutturazione edilizia ed altri interventi,  agevolazioni per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici esistenti di qualsiasi categoria catastale, riduzione delle spese di manutenzione protezione e restauro delle case vincolate.
L’articolo 63 Interventi straordinari a sostegno dei servizi di prossimità offerti dagli esercizi commerciali, non convince nella parte relativa al comma 6 dove l’importo della spesa ammessa per domanda appare esiguo e dovrebbe vedere un innalzamento delle soglie a 5.000 e 8.000 euro. Sarebbe inoltre opportuno valutare, quali beneficiari, anche Comuni con maggior numero di abitanti se presentano quartieri o aree urbane ove i servizi di prossimità sono da supportare, soprattutto a favore di popolazione anziana. Altra ed importante criticità dell’articolo 63 risulta essere la previsione della misura per il solo esercizio 2020. Pur capendo le ragioni della sperimentazione annuale, si ritiene che se gli interessati potessero fruire per le loro decisioni di un arco temporale triennale il “tiraggio” della norma avrebbe effetti di molto superiori. Con queste motivazioni presenteremo emendamento conseguente.
Titolo X - Modifiche alle leggi regionali 7/2000, 4/2005, 3/2015 e 23/2019 - artt. 64 / 68
Nessuna osservazione
Titolo XI - Disposizioni finali e transitorie - artt. 69 / 73
Nessuna osservazione
Proposte del Gruppo consiliare del Partito Democratico
L’approccio responsabile e laico a questo Ddl da parte del nostro Gruppo consiliare annunciato in inizio di relazione, non poteva prescindere dal cercare di offrire un contributo che andasse oltre alla semplice contrapposizione politica o ad un mero esercizio di esame critico del provvedimento. È con questo spirito che offriamo all’attenzione dell’aula alcune norme ad alto contenuto innovativo, con la speranza che anche da parte della Giunta regionale e dei Gruppi di maggioranza vi sia un approccio ed una lettura laica e non ideologica.
La relazione illustrativa del DDL 80 recita al terzo capoverso: “Non si tratta più e soltanto di affrontare una ‘crisi’ ma di individuare un’azione finalizzata a fornire un supporto alla nuova idea di sviluppo, non solo nell’ottica della difesa dell’esistente ma anche in quella dell’accompagnamento del sistema manifatturiero regionale verso quella che appare come una sfida decisiva: la rivoluzione digitale. Queste affermazioni trovano di fatto accoglienza negli artt. 19 e 20, ma l’azione proposta non è sufficientemente incisiva e continua ad immettere risorse finanziarie in modo non equilibrato tra hardware e software. È per questo che a commento del Titolo IV abbiamo più sopra scritto: 
“Pur lodevole nelle intenzioni, il contenuto dell’art. 19 lascia alcune perplessità. Se è vero che le imprese regionali continuano ad avere necessità di investimenti di macchinari e di sistemi di produzione legati a produzione digitale, è altrettanto vero che le stesse hanno a disposizione un’ampia gamma di norme statali e regionali che contribuiscono in modo esauriente alle necessità del nostro sistema produttivo, a partire dal Piano Nazionale per l’Industria 4.0. Il focus che deve oggi guidarci è quello di sostenere il comparto produttivo regionale nella profonda transizione verso la Quarta Rivoluzione Industriale. Vi è quindi la necessità di diffondere un capillare trasferimento tecnologico alle imprese, di attivare azioni volte alla rivisitazione profonda dei modelli di business e degli approcci al mercato, di formare e creare nuove competenze ed allo sfruttamento del fattore produttivo legato ai dati e alle informazioni. È questa la vera sfida da vincere ed è qui che SviluppoImpresa deve mettere l’asticella più alta. Possiamo anche lasciare l’articolo 19 in norma, ma dobbiamo avere il coraggio di inserire un nuovo articolo che contenga gli obiettivi che abbiamo appena indicato e che li finanzi adeguatamente.” Ecco allora che il nostro primo contributo al DDL è rappresentato dall’articolo 19bis avente a titolo “Contributi per il completamento della trasformazione digitale delle imprese”. Un articolo interamente dedicato a sostenere il comparto produttivo regionale nella profonda transizione verso la quarta rivoluzione industriale attraverso un reale ed incisivo trasferimento digitale alle imprese che di seguito riportiamo:
Art. 19 Bis
(Contributi per il completamento della trasformazione digitale delle imprese)
 
1. Per sostenere il comparto produttivo regionale nella profonda transizione verso la quarta rivoluzione industriale l’Amministrazione regionale promuove il trasferimento digitale alle imprese attraverso la diffusione delle conoscenze che consentono alle stesse di rinnovare i propri modelli organizzativi, produttivi e di relazione con il mercato. L’Amministrazione regionale favorisce in particolare la collaborazione delle imprese con soggetti che siano riconosciuti quali eccellenze del territorio nell’ambito dell’innovazione digitale.
2. Per le finalità indicate al comma 1 l’Amministrazione regionale è autorizzata a concedere incentivi per:
a) la formazione volta alla creazione di competenze specialistiche inerenti il trasferimento digitale delle imprese;
b) gli scambi di competenze ed esperienze attraverso aggregazioni temporanee volte alla diffusione di tecnologie digitali abilitanti dentro la filiera della gestione della catena di distribuzione;
c) gli incentivi per l’acquisizione di consulenze per l’utilizzo e l’adozione di soluzioni estese e profonde di tecnologie abilitanti connesse e correlate all’investimento in cespiti;
d) l’acquisto di software, sistemi, piattaforme e applicazioni dedicati al trattamento ed all’elaborazione dati legati all’Artificial Intelligence, Machine learning, soluzioni afferenti alla digitalizzazione Iot, Industrial cloud, integrazione verticale e orizzontale, Cybersecurity.
3. Gli incentivi di cui al comma 2 sono cumulabili con altri incentivi pubblici e sono concessi in applicazione del regolamento (UE) n. 1407/2013 della Commissione, del 18 dicembre 2013, relativo all'applicazione degli articoli 107 e 108 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea agli aiuti "de minimis", pubblicato in GUUE serie L n. 352 del 24 dicembre 2013.
4.  Con regolamento regionale sono stabiliti i criteri e le modalità per la concessione degli incentivi di cui al comma 2 prevedendo, in particolare, una premialità per coloro che hanno avviato investimento legati al piano nazionale Manifattura 4.0.
5. Per le finalità di cui al comma 1 è autorizzata la spesa complessiva di 30.000.000 euro, suddivisa in ragione di 10.000.000 euro per ciascuno degli anni dal 2020 al 2022 a valere sulla Missione n. (…) – Programma n. (…) – Titolo n. (spese correnti) dello stato di previsione della spesa del bilancio 2020-2022 (Istituzione d nuovo capitolo con la denominazione “Misure per l’attrazione di professionalità altamente specializzate).
 
Un secondo contributo, sempre in materia di digitalizzazione e trasferimento tecnologico, riguarda i Consorzi di sviluppo economico locale. Riteniamo infatti, in linea con le direttive espresse dal Ddl 80 e con le prime linee guida sulla futura programmazione regionale, che sia opportuno permettere che nei contratti regionali di insediamento negli agglomerati industriali di competenza dei Consorzi, o ricadenti nelle aree dei distretti industriali, la presenza di aziende di servizi ad alto contenuto tecnologico, in grado di contribuire alla competitività del sistema imprese regionale. Le aree prioritarie d’intervento, che saranno elencate nel regolamento che verrà emanato dalla competente Direzione regionale, saranno quelle relative a Big Data Analytics, AI/Machine Learning, software house.
Un intervento che si sposa perfettamente con la Direttiva europea votata il 19 febbraio u.s. che ha come oggetto “Sovranità digitale europea”. Tale Direttiva è frutto della necessità di recuperare l’abissale distanza che separa l’Europa da USA e Cina allorchè si parla di Intelligenza Artificiale e raccolta dati, fondamentali per la crescita economica e per migliore la vita dei cittadini. Come affermato dalla Presidente Von dei Leyen: “L’Europa deve diventare tecnologicamente sovrana”, la priorità della nostra Regione è sposare questa direzione.
Ecco di seguito l’emendamento che verrà presentato:
 
Dopo l’articolo 23 è aggiunto il seguente art. 23 bis (modifiche all’articolo 6 della legge regionale 3/2015 concernente i Consorzi di sviluppo economico locale)
Al comma 1 dell’articolo 6 della legge regionale 3/2015 dopo le parole <<nuovi insediamenti produttivi>> sono aggiunte le seguenti: <<o di servizi avanzati in ambito tecnologico>>.
 
Il terzo significativo contributo è inerente all’importanza strategica del Terziario avanzato rispetto alla manifattura e la conseguente introduzione in norma dei KIBS Knowledged Intensive Business Service.
I KIBS sono imprese con codici ATECO tipicizzati (vedi tabella all.) che forniscono servizi avanzati svolgendo attività di raccolta, analisi, generazione e distribuzione di conoscenze avanzate nei settori di frontiera della ricerca al fine di fornire servizi ad alto valore aggiunto che imprese o organizzazioni non sono in grado o non intendono sviluppare autonomamente.
Il rapporto di corrispondenza fra l’impresa cliente e il KIBS alimenta una crescita sistemica. Infatti l’impresa cliente può avere accesso a competenze specifiche ad un costo significativamente inferiore rispetto allo sviluppo autonomo delle stesse ed il KIBS, adattando le conoscenze a sua disposizione e cercandone di nuove per il cliente, amplia le competenze che può offrire sul mercato.
Il sistema economico regionale, nel suo complesso, grazie a questo circuito virtuoso può vedere crescere continuamente l’insieme di conoscenze a disposizione delle imprese.
E’ dato statistico nazionale ed internazionale acquisito il fatto che un territorio con manifatturiero che lavora con KIBS ha tassi di crescita molto più alti rispetto ad un territorio con poco apporto di terziario avanzato.
Il Friuli Venezia Giulia ha la necessità di stimolare il ricorso ai servizi forniti dai KIBS perché i dati nazionali li pongono in numero percentuale inferiore rispetto alla media del Nord Est e della Lombardia secondo la rilevazione del periodo 2009-2017.
E’ con questo spirito che andremo a proporre l’inserimento in norma degli artt. 22bis, 22ter, 22quater, oltre alla modifica dell’art. 2 con l’inserimento della lettera c bis, con gli emendamenti sotto riportati.
Art. 2
  •  
All’articolo 2 sono apportate le seguenti modifiche:
 
  1. Al comma 1 dopo la lettera c) è inserita la seguente:
 
<<c bis) Knowledged Intensive Business Service, di seguito KIBS: imprese che svolgono attività di raccolta, analisi, generazione e distribuzione di conoscenze avanzate nei settori di frontiera della ricerca e forniscono servizi ad alto valore aggiunto ad altre imprese; sono considerate KIBS le imprese riconosciute in base alle codifiche ATECO (2007) contenute nella tabella A;>>;
 
  1. Al disegno di legge n. 80 è allegata la seguente tabella: 
 
Tabella A (riferita all’articolo 2 lettera c bis))
 
CODICEDIZIONE
58.12Pubblicazione di mailing list
58.2Edizione di software
62Produzione di software, consulenza informativa e attività connesse
63.1Elaborazione dei dati, hosting di attività connesse, portali web
69Attività professionali scientifiche e tecniche
70.2Attività di consulenza e gestionale
71.1Attività degli studi di architettura, ingegneria ed altri studi tecnici
71.2Collaudi e analisi tecniche
72Ricerca scientifica e sviluppo
73Pubblicità e ricerche di mercato
74.1Attività di design specializzato
74.9Altre attività professionali, scientifiche e tecniche nca
82.91.2Agenzie di informazioni commerciali
86.6Attività di supporto all'istruzione
95.11Riparazione di computer e periferiche
 
 
 Senza oneri a carico del bilancio regionale
 
Art. 22
(Modifiche alla legge regionale 2/1992 concernente l’internazionalizzazione delle imprese)
 
  1. Dopo l’articolo 22 è inserito il seguente capo:
 
 
<<CAPO II bis
Disciplina dei KIBS
 
Art. 22 bis
(Funzione dei KIBS)
  1. In relazione alle buone pratiche europee e alla recente evidenza scientifica in ambito di politiche industriali, la Regione riconosce l’importanza strategica delle imprese KIBS, come definite dall’articolo 2, del Friuli Venezia Giulia al fine di favorire lo sviluppo principalmente del settore manifatturiero.
  2. Il ruolo particolare che i KIBS svolgono consiste nel trasferire in maniera adattiva conoscenza complessa dai luoghi di creazione, quali Università o centri di ricerca, alle imprese che operano sul territorio regionale, permettendo così una produzione a più alto valore aggiunto.
 
Art. 22 ter
(Sviluppo dei KIBS)
  1. La Regione avvalendosi dell’Agenzia Lavoro & Sviluppo Impresa istituita dall’articolo 15 della legge regionale 28 dicembre 2018, n. 29 (Legge di stabilità 2019.), di seguito Agenzia, promuove lo sviluppo dei KIBS che operano in Friuli Venezia Giulia favorendo la costituzione di reti di trasmissione della conoscenza fra KIBS, imprese del territorio e centri di creazione della conoscenza regionali, nazionali e internazionali.
  2. Per le finalità di cui al comma 1, l’Agenzia è autorizzata a concedere appositi contributi a fondo perduto a favore dei KIBS, di ammontare massimo pari a 5.000 euro per l’acquisto di servizi.
  3. La gestione dei contributi di cui ai commi 2 è delegata all’Agenzia.
  4. Con regolamento regionale da adottare entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge su proposta dell'Assessore regionale competente in materia di attività produttive, sono stabiliti i criteri e le modalità di concessione dei contributi prevedendo in particolare tra le spese ammissibili quelle relative alla comunicazione e alla diffusione di informazioni dirette alle imprese.
  5. Gli incentivi di cui al comma 2 sono cumulabili con altri incentivi pubblici e sono concessi in applicazione del regolamento (UE) n. 1407/2013 della Commissione, del 18 dicembre 2013, relativo all'applicazione degli articoli 107 e 108 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea agli aiuti "de minimis", pubblicato in GUUE serie L n. 352 del 24 dicembre 2013.
 
Art. 22 quater
(Riconoscimento e incentivazione dei servizi forniti dai KIBS)
 
  1. La Regione avvalendosi dell’Agenzia promuove l’utilizzo dei servizi forniti dai KIBS per progetti di internazionalizzazione o di ampliamento dell’offerta commerciale di imprese in particolare del settore manifatturiero.
  2. Per le finalità di cui al comma 1, la Regione è autorizzata a concedere contributi a fondo perduto di importo pari 20.000 euro elevabile fino a 100.000 euro alle imprese operanti nel territorio regionale con fatturato pari o superiore a 500.000 euro, risultante dall’ultimo bilancio consolidato depositato. I contributi sono concessi per l’acquisto di servizi.
  3. La gestione dei contributi di cui ai commi 2 è delegata all’Agenzia.
  4. Con regolamento regionale da adottare entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge su proposta dell'Assessore regionale competente in materia di attività produttive, sono stabiliti i criteri e le modalità di concessione dei contributi che prevedono in particolare:
    1. le imprese presentano un piano economico e finanziario triennale, redatto secondo le modalità definite dal regolamento di cui al comma 3 dell’articolo 22 ter, nel quale vengono evidenziati gli obiettivi del progetto e il ruolo di uno o più KIBS;
    2. il piano di cui alla lettera a) prevede nell’arco del triennio una crescita del fatturato delle imprese di almeno tre volte rispetto al contributo richiesto;
    3. a fronte di una verifica formale del piano, è anticipata la somma non inferiore al 70 per cento del totale del contributo concesso entro trenta giorni dalla presentazione di apposita richiesta da parte della singola impresa. Il restante 30 per cento del contributo è concesso secondo i criteri definiti dal regolamento di cui al comma 3 dell’articolo 22 ter, che prevedono, in particolare, che:
      1. entro dodici mesi dalla erogazione della prima parte del contributo, le imprese hanno l’obbligo di presentare un rapporto che metta in evidenza la congruità fra i risultati raggiunti e quelli previsti dal piano economico e finanziario triennale. Affinché ci sia corrispondenza dei due valori è consentito un margine di scostamento inferiore del 10 per cento;
      2. è possibile sottoporre all’Agenzia una revisione del piano economico e finanziario triennale del progetto. La revisione può al massimo prevedere una riduzione del fatturato delle imprese pari a tre volte il 30 per cento del contributo richiesto.
  5. Gli incentivi di cui al comma 2 sono cumulabili con altri incentivi pubblici e sono concessi in applicazione del regolamento (UE) n. 1407/2013 della Commissione, del 18 dicembre 2013, relativo all'applicazione degli articoli 107 e 108 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea agli aiuti "de minimis", pubblicato in GUUE serie L n. 352 del 24 dicembre 2013.
 
Art. 72
(Norme finanziarie)
All’articolo 72 sono apportate le seguenti modifiche:
  1. Dopo il comma 10 è aggiunto il seguente:
<<10 bis). Per le finalità di cui all’articolo 22 ter, comma 2, è autorizzata la spesa complessiva di 600.000 euro, suddivisa in ragione di 200.000 euro per ciascuno degli anni dal 2020 al 2022 a valere sulla Missione n. XX – Programma n. XX – Titolo n. XX dello stato di previsione della spesa del bilancio per gli anni 2020-2022>>.
  1. Dopo il comma 10 è aggiunto il seguente:
<<10 bis). Per le finalità di cui all’articolo 22 quater, comma 2, è autorizzata la spesa complessiva di 10.000.000 euro, suddivisa in ragione di 2.000.000 euro per l’anno 2020 e di 4.000.000 euro per ciascuno degli anni dal 2021 al 2022 a valere sulla Missione n. XX – Programma n. XX – Titolo n. XX dello stato di previsione della spesa del bilancio per gli anni 2020-2022>>.
 
Un quarto contributo ha per oggetto la tematica della sicurezza dei/nei luoghi di lavoro. In tal senso presenteremo emendamenti che hanno lo scopo da una parte di inserire la tematica come prioritaria nelle politiche regionali relative all’impresa e dall’altra permettere, all’interno del Fondo per lo sviluppo di cui all’art. 6 della LR 2/2012, l’inserimento degli investimenti che abbiano come obiettivo l’incremento della sicurezza dei luoghi di lavoro.
Conclusioni
Con il comportamento e l’apporto costruttivo tenuto in commissione consiliare e con i contenuti e le proposte di questa relazione, pensiamo di aver svolto con puntualità, professionalità e onestà intellettuale il nostro ruolo di Consiglieri regionali, non sacrificando sull’altare di un’opposizione sterile la forza delle nostre idee. Pensiamo inoltre di aver così contribuito a creare quel clima di corretto confronto che dovrà caratterizzare i lavori d’aula.
Come detto in premessa, il momento di difficoltà economica della Regione e del Paese, alle soglie della recessione per molteplici fattori, impone un senso di responsabilità non di facciata. E pertanto non sarà una mera contrarietà politica a questa maggioranza regionale, ma l’esito del confronto consiliare sui contenuti dell’articolato e sulle proposte aggiuntive da noi presentate a determinare la posizione finale del Gruppo del Partito Democratico sul Disegno di Legge.
L’auspicio è che il complesso