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MOZIONE “Rilanciamo la cooperazione internazionale, combattiamo la povertà, freniamo le migrazioni”

pubblicato il 25 febbraio 2016

MOZIONE “Rilanciamo la cooperazione internazionale, combattiamo la povertà, freniamo le migrazioni”

FIRMATARI: CODEGA, MORETTI, ZECCHINON, CREMASCHI, LAURI, BAGATIN, BOEM, TRAVANUT, PUSTETTO, EDERA, ROTELLI, GRATTON

Il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia,
Considerato il momento storico che stiamo vivendo, caratterizzato da un consistente processo migratorio, continuativo e strutturale, che ha visto l’arrivo, negli ultimi decenni, di oltre 200 milioni di immigrati nei Paesi del Nord del pianeta, 64 milioni nella sola Europa;
Considerato che negli ultimi anni a tale perdurante fenomeno migratorio si è sovrapposto anche l’enorme numero di persone costrette (Cfr. ultimo rapporto dell’UNHCR) a fuggire dalle loro case, con 60 milioni di profughi e sfollati registrati alla fine del 2014 rispetto ai 37,5 di solo 10 anni fa;
Vista la necessità di porre freno a questa continua trasmigrazione di popoli che pone grossi problemi sia ai paesi che devono accogliere, in difficoltà a gestire i complicati processi di integrazione, ma anche ai Paesi da cui questi popoli provengono, impoveriti di risorse umane indispensabili al loro rilancio economico – sociale;
Constatato che la principale, anche se non l’unica, causa di questi processi migratori è da rinvenire nell’intollerabile divario economico tra i cosiddetti Paesi del nord del mondo e i Paesi del sud, nelle profonde disuguaglianze tra i Paesi e all’interno degli stessi, per cui ancora oggi dobbiamo amaramente registrare che oltre 800 milioni di persone non hanno a sufficienza per nutrirsi;
Atteso che tutti i tentativi e gli impegni finora assunti dalla comunità internazionale (la proclamazione da parte dell’Assemblea delle Nazioni Unite nel 1961 del primo decennio dello sviluppo; la strategia per il terzo decennio approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel dicembre 1980 che fissava l’obiettivo per i Paesi membri del Nord del mondo di devolvere lo 0,7% del PIL all’Aiuto Pubblico allo Sviluppo; la Dichiarazione del Millennio approvata nel 2000 da 186 Capi di Stato e di Governo nel corso della Sessione speciale dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che si poneva come obiettivo il dimezzamento della povertà assoluta entro il 2015; le determinazioni della Conferenza internazionale sul finanziamento dello Sviluppo tenutasi a Monterrey nel 2002; le decisioni  del Consiglio Europeo di Barcellona del 2002 che di nuovo impegnava i paesi membri in un progressivo aumento dell’Aiuto Pubblico allo Sviluppo sia a livello comunitario che di paese fino all’ 0,7% del PIL) sono state in gran parte disattesi perpetuando e spesso accentuando livelli di disuguaglianza intollerabili;
Atteso infatti che tale costante mancanza di attenzione ci ha condotto alla situazione attuale nella quale secondo il Rapporto UNDP 2014, almeno 2,7 miliardi di persone nel mondo, di cui oltre mezzo miliardo in Africa, sopravvivono con un reddito che è al di sotto della soglia di povertà (2,5 dollari al giorno) e una distanza enorme ancora separa i Paesi del nord del mondo dove il reddito procapite medio è superiore ai 37.000 dollari e i paesi del sud dove il reddito è di soli 9.400 dollari;
Constatato che nel settembre 2015 le Nazioni Unite, resesi conto della insostenibilità della situazione, hanno deciso di rilanciare l’impegno della comunità internazionale nell’Aiuto Pubblico allo Sviluppo, proponendo i 17 nuovi Obiettivi di sviluppo per il benessere dell’uomo e della terra (lotta alla povertà, qualità dell’istruzione, accesso ai medicinali, e via dicendo) da perseguire entro i prossimi 15 anni (Agenda 2030);
Sottolineato che anche la comunità Europea in più occasioni prende chiara posizione sul tema, rilanciando la necessità di un intervento a sostegno dei paesi poveri. Infatti “Guerra civile, persecuzioni, povertà e cambiamenti climatici sono tutte cause dirette e immediate della migrazione” afferma l’Agenda Europea sulla migrazione 2015, che poi aggiunge “per combattere queste cause sono essenziali partenariati con i paesi di origine e di transito e i già esistenti consessi di cooperazione bilaterale e regionale sulla migrazione con una dotazione di bilancio di 96,8 miliardi di euro per il periodo 2014-2020 gli aiuti dell’UE alla cooperazione esterna, in particolare alla cooperazione allo sviluppo, svolgono un ruolo importante nell’affrontare problemi globali come la povertà, l’insicurezza, la disuguaglianza e la disoccupazione, che sono tra le principali cause profonde della migrazione irregolare e forzata”;
Sottolineato ancora come lo stesso Parlamento Europeo nella Posizione definita l’11 dicembre 2013 considera che “la lotta contro la povertà rimane il principale obiettivo della politica di sviluppo dell’Unione Europea, come definito dal Titolo V, capo I, del Trattato sull’Unione Europea e alla parte quinta, titolo III, capo I, del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, in linea con gli obiettivi di sviluppo del Millennio e altri impegni di sviluppo internazionale convenuti nonché obiettivi approvati dall’Unione e dagli Stati membri nel contesto delle Nazioni Unite e di altri consessi internazionali”. E la stessa Commissione Europea sottolinea che “il finanziamento pubblico internazionale rimane un elemento importante e catalizzatore del finanziamento globale di cui dispongono i paesi in via di sviluppo e nei prossimi 15 anni, per attuare questa ambiziosa agenda, ne aumenterà l’esigenza. Come ha indicato il Segretario generale delle Nazioni Unite nella sua relazione di sintesi l’agenda post-2015 deve basarsi sui principi di universalità, responsabilità condivisa e solidarietà. La commissione Europea appoggia pertanto fortemente l’appello del Segretario generale delle Nazioni Unite che invita tutti i paesi industrializzati a raggiungere il traguardo ONU dello 0,7% per quanto riguarda il rapporto APS/RNL e a concordare un calendario concreto di realizzazione degli impegni assunti nell’ambito degli aiuti pubblici allo sviluppo” (Comunicazione della commissione al Parlamento Europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni  del 5/2/2015);
Considerato che anche a livello nazionale la promulgazione della Legge 11 agosto 2014 n. 125 , la nuova legge sulla cooperazione internazionale per lo sviluppo, rappresenta un momento di ripresa dell’impegno italiano nel settore, riproponendo la volontà politica del Paese nello “a) sradicare la povertà e ridurre le disuguaglianze, migliorare le condizioni di vita delle popolazioni e promuovere uno sviluppo sostenibile; b) tutelare e affermare i diritti umani, la dignità dell’individuo, l’uguaglianza di genere, le pari opportunità e i principi di democrazia e dello Stato di diritto; c) prevenire i conflitti, sostenere i processi di pacificazione, di riconciliazione, di stabilizzazione post-conflitto, di consolidamento e rafforzamento delle istituzioni democratiche” (Art. 1);
Preso atto che dopo anni di diminuzione degli impegni finanziari dell’Italia nel settore, la nuova legge di stabilità 2016 rappresenta un importante cambio di tendenza, aumentando l’APS di 121 milioni di euro per il 2016, ossia il 40% in più rispetto ai fondi attuali, che passano quindi dai 297 ai 418 milioni di euro, ma ancora ben lontano dagli impegni più volte presi nei vari consessi internazionali;
Considerato pertanto che il punto di partenza del nostro Paese nel settore, con lo 0,16% del PIL in APS, ci vede agli ultimi posti tra i paesi dell’OCSE (Inghilterra, Norvegia e Danimarca hanno da tempo garantito lo 0,7% come dagli impegni presi dei Paesi OCSE) e che l’obiettivo proposto dalla Farnesina per il 2017 di raggiungere quanto meno lo 0,25% del PIL, richiederebbe un aumento di 1,3 miliardi di euro nel 2016 e 2017;
Preso atto che anche la nostra Regione svolge da anni un ruolo significativo nel settore ed è attivamente impegnata in forma diretta e tramite appositi bandi in progetti di cooperazione internazionale e di cooperazione allo sviluppo svolta da Enti profit e no-profit, ma i fondi stanziati allo scopo risultano mediamente inferiori a quelli stanziati negli anni passati e assolutamente inadeguati alle necessità storiche cui si può e si deve far fronte;
Considerato che l’attuale situazione internazionale di crisi, di conflitti, di povertà, di disuguaglianze economiche, causa prima dei grandi processi migratori in atto richiede una nuova assunzione di consapevolezza dello straordinario momento storico e sociale che stiamo vivendo e una nuova assunzione di responsabilità tale che porti ad un deciso cambio di rotta negli interventi di cooperazione internazionale che coinvolge tutti i livelli istituzionali interessati, da quelli europei, a quelli nazionali a quelli regionali.
Tutto ciò premesso,
IMPEGNA
la Giunta regionale:
1)    A farsi parte attiva presso il governo nazionale affinché venga mantenuto almeno l’impegno minimale del perseguimento dello 0,25% del PIL in Aiuto Pubblico allo Sviluppo entro il 2017, al fine di contribuire alla realizzazione degli impegni internazionali dell’Agenda 2030, alla lotta contro la povertà e alla diminuzione della pressione migratoria;
2)    A farsi portavoce presso il Comitato delle Regioni Europee affinché la Commissione Europea aumenti di almeno il 50% la dotazione finanziaria messa a disposizione per gli strumenti di cooperazione internazionale, in quanto l’attuale dotazione è assolutamente insufficiente al perseguimento degli scopi più volte solennemente proclamati;
3)    Ad aumentare sempre di almeno il 50%, già per il corrente anno, i fondi messi a disposizione dalla Regione per le diverse attività di cooperazione internazionale e di cooperazione allo sviluppo dalla stessa promosse e gestite.
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