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Ordine del giorno riportante le motivazioni della non ammissibilitÓ della proposta di referendum sulla sanitÓ

pubblicato il 05 luglio 2016

ORDINE DEL GIORNO
 
OGGETTO: L.r. 7 marzo 2003 n. 5. Esame di ammissibilità della proposta di referendum abrogativo n. 1 avente ad oggetto la legge regionale 17/2014 “Riordino dell’assetto istituzionale e organizzativo del Servizio sanitario regionale e norme in materia di programmazione sanitaria e sociosanitaria”.
 
FIRMATARI: MORETTI, LAURI, PAVIOTTI
 
Il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia,
VISTO il capo II della legge regionale 7 marzo 2003, n. 5, e successive modifiche, recante la disciplina del referendum abrogativo regionale, in attuazione dell’articolo 12 dello Statuto della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia ed in particolare:
- gli articoli 2 e 5, commi da 1 a 4 e comma 8, che nell’attribuire ad almeno 15.000 elettori  il diritto di chiedere e di far svolgere un referendum abrogativo di leggi regionali o di loro parti, condizionano la richiesta e lo svolgimento del referendum ad un preliminare accertamento dell’ammissibilità del referendum stesso, accertamento che deve essere richiesto con una “proposta di referendum” presentata da parte di almeno 500 elettori (detti “promotori”), iscritti nelle liste elettorali di Comuni della regione e appartenenti ad almeno tre circoscrizioni elettorali, per ciascuna delle quali il numero dei promotori non deve essere inferiore a 50, ovvero, qualora il referendum concerna leggi regionali o singole disposizioni di leggi che, per espressa previsione normativa, si applichino solo ad una parte del territorio regionale, residenti, almeno per il 50 per cento, in Comuni rientranti in quella medesima parte, fermo restando il rispetto dei predetti limiti minimi per circoscrizione;
- gli articoli 3, 4, 5, commi 5, 6 e 7, nonché l’articolo 7, comma 2, che definiscono i requisiti formali e sostanziali del quesito referendario che si propone di sottoporre agli elettori;
   gli articoli 6 e 7 che attribuiscono all’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale il compito di deliberare sull’ammissibilità della proposta di referendum entro trenta giorni dalla presentazione della proposta stessa, verificando il rispetto dei requisiti di ammissibilità fissati dalle disposizioni sopra richiamate, prevedendo che lo stesso Ufficio di Presidenza debba deliberare all'unanimità dei componenti e che, qualora essa non sia raggiunta, l’argomento sia iscritto di diritto all'ordine del giorno della seduta immediatamente successiva del Consiglio regionale, il quale delibera sull’ammissibilità del referendum, su motivati ordini del giorno presentati nel corso del dibattito e prima della chiusura dello stesso;
VISTA la proposta di referendum abrogativo regionale presentata in data 26 maggio 2016, e il relativo verbale di deposito, registrato al prot. n. 6326/P, di n. 125 moduli di raccolta ed autenticazione delle firme, tutti recanti il seguente quesito <<Volete che sia abrogata la legge regionale 16 ottobre 2014, n. 17 dal titolo “Riordino dell’assetto istituzionale e organizzativo del Servizio sanitario regionale e norme in materia di programmazione sanitaria e sociosanitaria”?>> e tutti recanti altresì l’indicazione dei promotori designati ad esercitare le specifiche funzioni ed adempimenti previsti dalla stessa legge regionale 5/2003, corredati dei certificati elettorali dei sottoscrittori;
DATO ATTO che della presentazione della proposta di referendum è stata data notizia nel BUR del 10 giugno 2016, ai sensi dell’articolo 5, comma 9, della legge regionale 5/2003;
VISTI i processi verbali delle sedute dell’Ufficio di Presidenze del 14 giugno 2016, del 20 giugno 2016, nel corso della quale sono stati uditi i promotori designati indicati nella proposta di referendum, e del 26 giugno 2016, nel corso della quale l’Ufficio di Presidenza ha preso atto della mancato raggiungimento dell’unanimità dei componenti sulla decisione da adottare in merito all’ammissibilità del referendum;
VISTA la memoria presentata dai promotori del referendum abrogativo pervenuta in data 23 giugno 2016, nella quale si sostiene l’ammissibilità del referendum;
ACCERTATA la regolarità delle sottoscrizioni e delle relative autenticazioni, la presenza dei certificati elettorali e il rispetto dei quorum prescritti dalla legge regionale 5/2003, sia in totale (almeno 500 elettori), sia con riferimento alle singole circoscrizioni elettorali (almeno 50 elettori per almeno 3 delle 5 circoscrizioni elettorali), mentre non rileva il requisito di cui all’art. 5, comma 4, non ricorrendo il presupposto da esso previsto;
CONSIDERATO che:
- la normativa statale che disciplina i principi dell'organizzazione del Servizio sanitario nazionale, ovvero il decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 (Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell'articolo 1 della L. 23 ottobre 1992, n. 421), attribuisce alle aziende sanitarie il compito di garantire a livello locale l'erogazione dei livelli essenziali di assistenza sanitaria (LEA) e conferisce alle Regioni il compito di disciplinare l'articolazione sul territorio di tali aziende e la loro organizzazione, nel rispetto dei principi espressamente stabiliti e altresì ricavabili dallo stesso decreto;
- la legge regionale 17/2014, di cui si propone l’integrale abrogazione per via referendaria, definisce, in attuazione dei suddetti principi,  l'attuale assetto istituzionale e organizzativo del Servizio sanitario regionale e costituisce il necessario presupposto normativo dell'organizzazione e del funzionamento delle attuali aziende per l’assistenza sanitaria (AAS) attive sul territorio regionale, cui spetta il compito di garantire l'erogazione dei servizi sanitari, assicurando l'esercizio del diritto alla salute tutelato dall'articolo 32 della Costituzione
- la legge 17/2014, nel ridisciplinare tale assetto istituzionale e organizzativo del Servizio sanitario regionale, ha espressamente abrogato le previgenti leggi regionali 41/1993, 12/1994 e 13/1995;
- il vuoto normativo originato da un eventuale abrogazione referendaria dell’intera legge regionale 17/2014 non potrebbe essere colmato da una reviviscenza delle norme regionali abrogate dalla stessa legge regionale 17/2014, sulla cui base era fondato il precedente assetto, atteso che la giurisprudenza consolidata della Corte costituzionale, afferma l’inidoneità della abrogazione per via referendaria a far rivivere le norme abrogate dalla legge o dalle disposizioni di legge oggetto del quesito (cfr. sentenze 5/2015, 12/2014, 13/2012, 28/2011, 24/2011, 23/2000, 13/1999, 36/1997, 31/2000 e 40/1997);
- la legge regionale 17/2004 rientra nella categoria delle “leggi costituzionalmente necessarie”, che secondo la giurisprudenza della Corte costituzionale (cfr.  sentenze 17/1997, 49/2000, 45/2005, 16/2008, 12/2014)  sono indispensabili per attuare e rendere effettivo un principio costituzionale o un diritto costituzionalmente riconosciuto e che in quanto tali potrebbero essere solo modificate ma non abrogate, pena il venir meno appunto della garanzia di un diritto garantito dalla Costituzione, in quanto una eventuale abrogazione della legge 17/2014  farebbe venir meno le attuali aziende sanitarie, essendo eliminato il loro fondamento normativo e renderebbe quindi impossibile sul territorio regionale l’erogazione dei servizi sanitari;
 - la legge regionale 17/2014, quindi, in quanto costituzionalmente necessaria per garantire l'esercizio sul territorio regionale del diritto alla salute tutelato dall'articolo 32 della Costituzione, non potrebbe essere meramente e integralmente abrogata senza essere contestualmente sostituita da una diversa normativa, che dovrebbe comunque disciplinare un apparato amministrativo, in conformità ai principi ricavabili anzitutto dal citato decreto legislativo 502/1992- indispensabile per garantire sul territorio regionale l’erogazione dei servizi sanitari, e quindi il diritto alla salute, che l’articolo 32 della Costituzione tutela come “fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”.
- il quesito referendario non rispetta inoltre il requisito dell'omogeneità, affermato da costante giurisprudenza della Corte costituzionale (cfr. sentenze 16/1978, 27/1981, 47/1991, 64/1990, 65/1990, 12/2014), secondo cui sono inammissibili le richieste tendenti a sottoporre al corpo elettorale un quesito contenente una pluralità di domande eterogenee, carenti di una matrice razionalmente unitaria, in quanto in tal modo verrebbe coartata la libertà di voto dell'elettore in violazione degli artt. 1 e 48 Cost.;
- la legge regionale 17/2014, di cui si propone l’integrale abrogazione, comprende infatti una pluralità di oggetti eterogenei, non riconducibili ad un matrice razionalmente unitaria, in quanto essa: istituisce cinque nuove aziende sanitarie con al loro interno i presidi ospedalieri, in luogo delle precedenti sei aziende territoriali e tre ospedaliere; ridefinisce i rapporti tra SSR e Università, con l'incorporazione delle preesistenti aziende ospedaliero-universitarie nelle nuove aziende per l'assistenza sanitaria (art. 4); istituisce l'Ente per la gestione accentrata dei servizi condivisi, con funzioni di centrale unica di committenza per gli enti del SSR (art. 7); disciplina i livelli di erogazione dei livelli essenziali di assistenza da parte delle aziende per l'assistenza sanitaria, con riferimento all'assistenza sanitaria collettiva in ambiente di vita e di lavoro, all'assistenza distrettuale e all'assistenza ospedaliera (Titolo IV); disciplina l’organizzazione del dipartimento di prevenzione (art. 17), del distretto (art. 19), l'organizzazione dell'assistenza medica primaria (art. 20), l'assistenza domiciliare (art. 21), il dipartimento di salute mentale (art. 22), l'organizzazione dell'assistenza ospedaliera, con la definizione della rete ospedaliera regionale (art. 28) e la riconversione dei cosiddetti piccoli ospedali (art. 34); interviene sugli strumenti della pianificazione regionale, prevedendo in particolare la riorganizzazione della rete dell'emergenza-urgenza (art. 38); disciplina le reti di patologia (art. 39); ridefinisce la normativa concernente l'autorizzazione all'esercizio delle strutture sanitarie e sociosanitarie, le procedure di accreditamento e gli accordi contrattuali con gli operatori privati (artt. 48, 49 e 50);
- pertanto ove il quesito fosse ammesso, l’elettore si troverebbe a dover esprimere un voto bloccato su una pluralità di disposizioni di contenuto diverso, con conseguente compressione della propria libertà di scelta;
RITENUTO di non condividere gli argomenti addotti dai promotori nella loro memoria per sostenere l’ammissibilità del referendum in quanto:
- la previsione di un differimento, per un termine non superiore a 60 giorni dell’efficacia dell’eventuale abrogazione, prevista dall’articolo 14 della legge regionale 5/2003, non assicura, di per sé, che il vuoto normativo determinato dall’esito del referendum, possa essere colmato tempestivamente dal legislatore;
- la sentenza della Corte costituzionale 16/1978, richiamata nella memoria, si riferisce alle leggi a contenuto costituzionalmente vincolato, mentre la fattispecie in esame è qualificabile come legge costituzionalmente necessario (per la quale il vincolo che discende dalla Costituzione non riguarda il contenuto ma l’esistenza della legge);
RITENUTO che, per tali motivi, il quesito referendario contenuto nella proposta in esame non rispetta taluni requisiti di ammissibilità previsti dalla legge regionale 5/2003, e segnatamente quelli prescritti dall’articolo 4, comma 2, secondo cui, ai fini della verifica dei requisiti di ammissibilità del referendum, trovano applicazione “i principi e gli orientamenti della giurisprudenza costituzionale sulla non ammissibilità del referendum abrogativo”.
 
DELIBERA
1) di dichiarare, per le ragioni esposte in premessa, inammissibile la proposta di referendum abrogativo regionale in oggetto;
2) di disporre la pubblicazione della presente deliberazione sul BUR entro 10 giorni dalla sua adozione ai sensi e per gli effetti dell’articolo 7, comma 8, della legge regionale 5/2003.
Vedi anche