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MORETTI: relazione ai Ddl 211/Pdl 140 sul contenimento delle nutrie

pubblicato il 26 maggio 2017

Signor Presidente, egregie colleghe, egregi colleghi,
anche in Friuli Venezia Giulia negli ultimi anni si è assistito ad una costante espansione, sia in termini areali che demografici, della nutria, mammifero roditore appartenente al genere Myocastor, originario del Sudamerica e importato in varie parti del mondo per l’utilizzo della sua pelliccia (cosiddetto “Castorino”), espansione determinata da diversi fattori: la capacità riproduttiva costante delle femmine (anche due parti l’anno in media da 2-4 piccoli), la rapida maturazione sessuale (circa due mesi a seconda della stagione di nascita), l’insufficiente presenza di predatori che funga da contrasto naturale.
La naturale evoluzione di un habitat renderebbe stabile la presenza, ma l’introduzione antropica in nuovi ambienti, avvenuta artificiosamente in modi diversi, ha determinato la perdita di controllo sulla popolazione proprio per il mancato contrasto naturale alla forte riproduttività, che in natura serve a garantire la sopravvivenza della specie nell’ambiente di origine.
I danni provocati dalle abitudini di vita di questi roditori, specie semi acquatica che predilige le acque dolci ma si adatta anche a quelle salmastre, e scava tane anche di cospicue dimensioni negli argini del bacino idrico che popola, si possono suddividere sostanzialmente in due ambiti, quello economico (per le attività vallicoltura e agricoltura principalmente) e quello ambientale, sia per l’indebolimento nelle arginature dei corpi idrici - con conseguente pericolo per la sicurezza e la loro stabilità - che richiedono poi grossi investimenti per il ripristino, sia per la flora.
Va ricordato che un’azione efficace di contrasto alla nutria finora era impossibile per lo status giuridico di questo animale - equiparato alla fauna selvatica fino all’entrata in vigore della legge n. 116/2014 - che all’art. 11, comma 11 bis, ha escluso la nutria, al pari di talpe, ratti, topi propriamente detti e arvicole, dalla tutela prevista per la fauna selvatica dalla legge n. 157/1992, prevedendo che la relativa gestione fosse finalizzata al controllo e all’eradicazione della stessa. Vi è stata poi la legge n. 221/2015, che ha riportato in capo alla Regione la competenza in materia di gestione delle nutrie. Infine, la modifica dello status giuridico è stata confermata dalla Sentenza della Corte Costituzionale n. 9/2016 del 21/01/2016, che ha giudicato infondata la questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri nei confronti della legge regionale n. 32/2014 della Lombardia.
Si arriva quindi alla presentazione della pdl 140 “Norme per il contenimento e l'eradicazione della nutria” a firma della consigliera Piccin e del ddl 211 “Misure per il contenimento finalizzato all'eradicazione della nutria (Myocastor coypus)”, norme che hanno visto una quasi generale condivisione da parte dei soggetti coinvolti nelle audizioni, e sui quali ha lavorato in maniera proficua prima il gruppo ristretto istituito all’interno della Commissione e poi la stessa Commissione, che ha licenziato un testo frutto di un lavoro comune tra maggioranza e opposizione.
Il presente disegno di legge, composto da 7 articoli, all’articolo 1 enuncia le finalità della legge, che sono quelle di tutela delle produzioni zoo-agro-forestali, dell’idrografia superiore, superficiale e di tutte le opere idrauliche a servizio e tutela del territorio, del suolo e della salute pubblica, mediante il contenimento finalizzato all’eradicazione delle popolazioni di nutria attraverso l’utilizzo di metodi selettivi.
Le funzioni della Regione di cui all’articolo 2 si esplicano attraverso la predisposizione del Piano triennale di eradicazione della nutria, strumento che, sotto il coordinamento della Direzione competente in materia di caccia e con il parere dell’ISPRA, vedrà la partecipazione attiva dei Comuni, degli Enti gestori delle aree protette, dei Consorzi di bonifica e delle realtà associative organizzate.
L’articolo 3 individua contenuti, modalità, criteri e misure per la redazione del Piano triennale, mentre il successivo articolo 4 definisce i metodi ed i soggetti autorizzati per l’attuazione del Piano stesso.
L’articolo 5 prevede il monitoraggio dell’efficacia del Piano triennale, e il controllo sanitario con finalità di prevenzione delle malattie trasmissibili all’uomo.
Gli articoli 6 e 7, infine, individuano rispettivamente le norme finanziarie e l’entrata in vigore della legge.
Si confida in un’ampia condivisione da parte del Consiglio.

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