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SANTORO: Relazione di minoranza al Disegno di legge n. 83

pubblicato il 24 aprile 2019

Relazione di minoranza al Disegno di legge n. 83 Contributi per interventi per la manutenzione delle reti stradali comunali

Signor Presidente, Signori Consiglieri,

l'esigenza dei Comuni di manutenere le strade è un fatto trasversalmente riconosciuto, un’esigenza imprescindibile e reale, ma l’approvazione di una nuova legge, , a fronte di linee di finanziamento regionali già esistenti, è soltanto un ulteriore aggravio di burocrazia di cui nessuno sente il bisogno.
Eppure bbiamo assistito, all’inizio di quest’anno, ai proclami della Giunta sulla semplificazione con l’approvazione della legge 1/2020, totalmente vuota di contenuti, ma che secondo la maggioranza doveva dettare un nuovo approccio al modo di legiferare in Regione.
E’ inutile che la maggioranza di centrodestra prima sbandieri leggi come fossero vessilli contro la burocrazia e poi, nemmeno un anno dopo, quella stessa maggioranza propone leggi che ripetono cose già esistenti, creando solo nuovi adempimenti per i Comuni già in affanno, che saranno costretti a correre a Trieste con il cappello in mano per elemosinare i soldi necessari per la semplice manutenzione delle strade.
Questa legge dimostra esattamente il contrario: gli strumenti per supportare i comuni in questi lavori ci sono già, ci sono norme che intervengono su diversi canali di finanziamento e che funzionano da anni.
Pensiamo alla legge 2 del 2000 per la riqualificazione dei centri minori, dei borghi rurali e delle piazze, oppure al fondo ordinario per gli investimenti (LR 18/2015 art.14), un fondo destinato alle spese per le manutenzioni del patrimonio comunale (quindi anche delle strade) che d’ufficio, sulla base di parametri definiti, trasferisce delle somme dedicate ai Comuni, proprio per gli interventi manutentivi senza che la regione entri nel merito dei lavori che il Comune stesso, nella sua autonomia, intende fare.
C’è anche il fondo montagna: tutti strumenti rodati e che da anni rispondono a questa esigenza; o la più recente legge di stabilità (29/2018 art. 6 commi 28 e 29) dove due commi dicono esattamente quanto contenuto in questa nuova legge.
Se utile e necessario, si rivedano i parametri e i criteri di assegnazione di quelle leggi che già ci sono o si aumentino gli stanziamenti dei singoli capitoli di per rendere più omogenei ed equi i canali contributivi, mantenendo una rete di protezione per gli enti svantaggiati.
Ciò che manca agli enti locali è un’adeguata dotazione finanziaria che in questo disegno di legge è talmente risicata da immaginare che possa servire a realizzare solo la manutenzione ordinaria di qualche km di strade comunali.
E così ci troveremo una nuova legge, con stanziamenti risibili (200mila euro per il 2020 e altrettanti per il 2021, 1 milione per il 2022 – anno pre-elettorale) che si traduce in aumento della burocrazia, aumento di spese tecniche e ulteriore tempo speso dagli uffici comunali e da quelli regionali per uno strumento che esiste già.
Un provvedimento per investimenti strategici sarebbe comprensibile, ma fatto così non serve a nulla.
E visto che non manca occasione in cui la Giunta citi il modello Friuli del post terremoto, dovrebbe ricordarsi che quel modello fu proprio incentrato sul trasferimento delle deleghe, delle competenze e dell’autonomia di spesa ai sindaci, non su bandi per metri di marciapiede!.
Giova ricordare, poi, che il Consiglio delle Autonomie Locali a febbraio aveva chiesto diverse modifiche al testo, esprimendo un parere d’intesa vincolato al loro recepimento. L’assessore è tornato al Cal il 13 marzo per fare una comunicazione in cui dice che sono state recepite alcune indicazioni, che però sono di minima, ma nulla viene recepito sull’ampliamento della platea di beneficiari prioritari e sull’implementazione dei fondi, e così conferma in Commissione.
E ci sono forti dubbi, infine, sulla delega in bianco che questo provvedimento destina alla Giunta regionale: la legge non esprime nemmeno un disegno strategico di priorità, di urgenze.
La legge non fissa direttive precise nella stesura dei bandi annuali, tranne che per la priorità degli enti beneficiari per dimensione, per “montanità” o per quelli “interessati in modo sistematico ai transiti dei trasporti eccezionali”….. poco altro, ma chi viene prima, rispetto ad una strategia regionale? Chi sarà premiato?
Il bando quindi potrà decidere come indirizzare i pochi fondi a disposizione restringendo in modo fortemente discrezionale la platea dei beneficiari.
Questo è un disegno di legge inutile che non semplifica nulla, al di là degli slogan.

Mariagrazia Santoro