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CODEGA: relazione a ddl 215 su formazione e orientamento

pubblicato il 21 giugno 2017

RELAZIONE DI MAGGIORANZA al ddl 215 "Norme in materia di formazione e orientamento nell'ambito dell'apprendimento permanente"

Signor Presidente, Signori Consiglieri,
Il Disegno di legge che ci accingiamo a discutere è il giusto adeguamento della normativa di settore al nuovo contesto di carattere economico, sociale e culturale che in questi anni si è venuto consolidando nel nostro paese e nella nostra regione. In effetti la norma regionale attualmente in vigore risale al lontano 1982, potremmo dire ad una “epoca” diversa. Tanti sono i cambiamenti sociali, economici e istituzionali nel frattempo intervenuti e tante e nuove sono le sfide che abbiamo davanti.
Innanzitutto dobbiamo registrare proprio l’evoluzione del ruolo istituzionale nazionale della formazione professionale. Con la legge n. 53 del 2003 il sistema della istruzione e formazione professionale rientra a pieno titolo nel sistema di assolvimento dell’obbligo scolastico. Con il Decreto 17 ottobre 2005 vengono definite le norme generali e i livelli essenziali delle prestazioni nello stesso sistema di istruzione e formazione. Con il Decreto legislativo n. 167/2011 viene sottolineato il ruolo formativo del contratto di apprendistato aprendo ai diversi gradini delle qualificazioni fino all’alta formazione e ricerca. La stessa legge n.107/2015 sottolinea il valore formativo della alternanza scuola – lavoro e il recente Decreto legislativo n.61/2017 ritorna sui percorsi dell’istruzione e formazione professionale definendone indirizzi, assetto organizzativo e modalità di interrelazione e passaggio con il sistema della istruzione generale. Come si vede una situazione del tutto diversa da quella di oltre 35 anni fa.
Il contesto attuale si caratterizza inoltre per un sistema del mercato del lavoro molto più mobile di quello della fine del secolo scorso. Allora tutti andavano alla ricerca, e il sistema industriale ed economico lo permetteva, di un posto di lavoro fisso, a tempo indeterminato. Il cosiddetto lavoro per la vita. Oggi la segmentazione del sistema produttivo, il cambiamento veloce della organizzazione del lavoro comporta la necessità di una mobilità lavorativa ben più forte. Da qui la necessità di essere pronti a cambiare mestiere e la necessità di conseguenza di una riconversione formativa per una adattabilità a nuove professioni, la necessità appunto di una formazione continua.
Il tema della occupabilità e della mobilità lavorativa richiama il riferimento a tutto il sistema dell’orientamento, dei centri per l’impiego e tutto il sistema della consulenza che deve essere data ai lavoratori o ai giovani neo diplomati o neolaureati per non parlare dei giovani NEET. Non solo. La grande questione delle nuove povertà e della necessità della inclusione di tanti lavoratori che, causa la perdita del lavoro, sono caduti in situazione di forte precarietà, richiede a maggior ragione una adattabilità del sistema della formazione che sappia presentarsi come strumento di fuoriuscita dalla povertà e di inclusione sociale.
C’è poi il tema del recupero del livello di istruzione dei nostri giovani. Nell’Europa di oggi non possiamo permetterci di avere tassi di dispersione scolastica a due cifre. Europa 2020 aveva posto l’obiettivo di una dispersione al di sotto del 10%. In Italia la media è ancora del 14%. Nella nostra regione, tale obiettivo è stato invece raggiunto grazie anche all’azione del sistema della istruzione e formazione che ha saputo costruire ponti di raccordo tra i corsi scolastici e i corsi della formazione. C’è poi il tema della formazione terziaria. Come è noto, il nostro sistema universitario non prevede di fatto una formazione professionalizzante. E questo è uno dei motivi per cui il tasso di laureati nel nostro Paese è tra i più bassi in Europa: il 27% rispetto al 37% dei principali paesi europei. Il sistema produttivo, l’innovazione tecnologica praticata nelle nuove imprese, richiede sempre più tecnici specializzati forniti di specializzazioni di avanguardia. Per questo motivo è necessario dotare la regione di corsi di formazione terziaria, quali sono gli IFTS e gli ITS. Ultimamente infatti è stata più che raddoppiata l’offerta di questa tipologia di corsi, ma è un canale che andrà sempre di più potenziato.
E così il sistema della formazione diviene sempre di più un sistema integrato tra tutti i soggetti, istituzionali e non, che nel territorio svolgono la funzione di “attrezzare” giovani e meno giovani ad un apprendimento costante, continuo, che dura tutta la vita, per metterli in grado di affrontare non solo le sfide del nuovo mercato del lavoro, ma anche di intraprendere un lavoro qualificato e voluto o semplicemente essere in grado di partecipare attivamente alla vita sociale. Ecco la necessità di costruire reti regionali per l’apprendimento permanente che mettano in collegamento le istituzioni scolastiche, Centri provinciali per l’istruzione per adulti, Enti di formazione accreditati, i poli tecnico professionali, servizi per il lavoro, servizi per l’orientamento permanente. Solo in una logica di sistema infatti si riesce a dare risposte alle diverse esigenze di formazione in una società così “frammentata”, nel tempo e nello spazio, come è quella di oggi.
Il Disegno di legge proposto vuole rispondere alle sfide che abbiamo davanti: offre un impianto che risponde ai nuovi dettami istituzionali, risponde alle esigenze di qualità della formazione ma al contempo alle esigenze di flessibilità necessaria al nuovo contesto di mobilità sociale, provvede alle richieste di orientamento e di accompagnamento nelle situazioni difficili, garantisce una regia unitaria e ampia dell’intervento formativo, affida le azioni formative ad un sistema di Enti accreditati che per statuto lavorano senza fine di lucro, rivolti pertanto, per loro vocazione, all’impegno della crescita sociale dei giovani e dei lavoratori.
Confidiamo pertanto in una rapida approvazione da parte di questo Consiglio.

FRANCO CODEGA
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