HOME > DOCUMENTI

DA GIAU: Relazione di minoranza al Disegno di legge regionale n. 37

pubblicato il 29 gennaio 2019

Relazione di minoranza al Disegno di legge regionale n. 37 << Modifiche alla legge regionale 30 marzo 2018, n. 13 (Interventi in materia di diritto allo studio e potenziamento dell’offerta formativa del sistema scolastico regionale)>>
 
Signor Presidente, colleghe e colleghi consiglieri,
 
col DDL 37 la rivoluzione annunciata fin dall’inizio della legislatura dall’assessore Rosolen per conto della giunta leghista, arriva prima in commissione di fretta, in modo approssimativo e scorretto, poi in aula con incomprensibili (e non spiegate) finalità e urgenza, ma soprattutto scarica di veri contenuti di merito.
L’impianto della legge 13/18 rimane infatti fortunatamente in larga parte salvaguardato mentre si affacciano una serie aggiustamenti lessicali cui l’assessora stessa da poco peso, alcune presunte semplificazioni cui danno poco peso coloro che dovrebbero usufruirne, alcune innovazioni descritte in modo poco chiaro e dagli impatti da verificare. Il tutto a contorno di due provvedimenti dal pesante significato ideologico gli unici a sostegno dei quali abbiamo sentito qualche voce della maggioranza, per tutto il resto pigramente disinteressata.
È necessario, prima di entrare nel merito degli interventi normativi, ricordare all’aula intera e al Presidente, che ancora una volta, nella fase di discussione in commissione, abbiamo assistito alla mortificazione del ruolo dei consiglieri. Un disegno di legge palesemente non arrecante nessun elemento di urgenza è stato calendarizzato in tempi ristretti e forzati, divenuti sufficienti solo a seguito di insistenza e comunque pregiudicando la piena possibilità di partecipazione di tutti i commissari. Si è dovuto faticare per ottenere le audizioni, strumento essenziale per valutare l’adesione delle proposte alle esigenze dei portatori di interesse specie laddove l’iniziativa legislativa sia giuntale. Ancor più spiacevole che gli inviti alle audizioni non abbiano rispettato quanto deciso in commissione e in ufficio di presidenza, e che fossero di fatto assenti alcuni degli interlocutori principali, quali gli insegnanti e i dirigenti scolastici. E non valgono a giustificazione le dichiarazioni di ampio ascolto condotto in fase di stesura del disegno di legge, perché non hanno trovato prova nelle parole e memorie di chi è intervenuto in audizione e nemmeno i ulteriori colloqui avuti sul territorio. Gli operatori sul campo della scuola sembrano essere i grandi esclusi da questa operazione che accentra tra Ufficio Scolastico Regionale, Assessore e Direzione regionale i processi decisionali e di programmazione e che vede le scuole non rappresentante nemmeno nel tavolo di nuova istituzione. Non pare un buon viatico soprattutto in considerazione del fatto che il disegno di legge ci viene presentato come contestualizzato nel percorso di assunzione della competenza primaria in materia di istruzione.
Nel merito dei contenuti dell’iniziativa legislativa oggi in discussione:
  • le integrazioni alle finalità e agli interventi sostenuti della LR 13 risultano di nessun peso particolare. Su alcune la Giunta stessa è ritornata, altre sono scritte in modo del tutto generale e ovvio, non facendo comprendere in modo chiaro verso che cosa si indirizzi precisamente l’azione della Regione;
 
  • la semplificazione rispetto alle domande di contributo dei libri in comodato, data come facoltà alle scuole, non pare significativa mentre forse sarebbe stata opportuna una verifica più approfondita dell’intervento in sé sulla scorta delle esperienze per eventualmente aggiornarlo a esigenze nuove;
  • l’introduzione nella legge organica 13 degli interventi per le scuole in ospedale e la didattica domicilio (già votati da quest’aula nel contesto di norme di bilancio) è opportuna. La portata di tale iniziativa potrebbe essere meglio tarata in considerazione degli obblighi già previsti dalla legge nazionale e di ciò che invece ancora può essere mancante;
  • l’individuazione di soggetti (Coni, Insiel, Informest) a supporto delle iniziative formative delle scuole può essere intuizione positiva che deve trovare conferma concreta sul campo circa la sua efficacia;
  • il tema della formazione e sensibilizzazione in materia di sicurezza, che trova ovviamente tutti concordi nella idealità e che deriva da precisi obblighi ormativi, è introdotto in modo che i più hanno dichiarato poco chiaro rispetto al reale aiuto che può essere fornito alle scuole in questo senso.
  • il tema dell’alternanza scuola lavoro è affrontato solo per un aggiornamento nominativo in aderenza a quanto si sta modificando a livello nazionale e per l’introduzione di una possibilità di convenzioni a livello regionale. Al di là delle dichiarazioni, non si vede una riflessione più profonda rispetto alla tutela dell’esperienza faticosa finora condotta dalle scuole per il mantenimento della sua efficacia e la soluzione di eventuali difficoltà residue;
  • il condizionamento della concessione di fondi alle consulte provinciali degli studenti ad una progettualità a venire di concerto con Regione e Ufficio scolastico regionale, è cosa annunciata ma non si legge in norma e anche poco si comprende se non in un’ottica di riduzione dell’autonomia delle stesse e di un “tutoraggio” non motivato;
  • la revisione del capo VII sull’apertura pomeridiana delle scuole che rappresentava una delle novità introdotte dalla LR 13, dopo una prima proposta incomprensibile, meglio si è spiegata con gli emendamenti proposti in commissione che possono avere una loro ragionevolezza ma l’abolizione del tavolo toglie margini allo scambio di buone pratiche e alla elaborazione di modalità innovative ed efficaci per l’apertura delle scuole in tempi ulteriori a quelli scolastici, limitandosi al sostegno di quanto c’è, spesso a copertura di brevi margini prima dell’inizio e dopo la fine dell’orario scolastico;
  • l’aggiunta del Titolo IV fa intravedere prospettive interessanti ma restano margini di incertezza rispetto al ruolo delle reti e a come si inseriranno nei progetti di modifica della legislatura nazionale fintanto che non sia perfezionato il percorso di regionalizzazione.
Sono trattati volutamente fuori da questo rapido elenco, i due provvedimenti che pesantemente sbilanciano, se non dovessero essere modificati, verso il giudizio negativo la sostanziale neutralità di questo disegno di legge. Sono le modifiche all’articolo 29 della 13 sull’inserimento scolastico degli alunni figli di immigrati e l’abrogazione dell’art. 36 sui progetti speciali.
Non è difficile, per stessa ripetuta ammissione dei proponenti, individuare in questi due articoli il vero portato politico e ideologico di questa legge. La sostituzione del carattere interculturale delle iniziative scolastiche con la finalità della valorizzazione dell’identità culturale regionale, la sostituzione dei progetti che si basavano sulla forte integrazione con le realtà del territorio e con le molteplici offerte culturali, sociali, economiche dello stesso con altri i cui contenuti sono decisi in modo centralizzato e che coinvolgono non ben definiti enti pubblici, mostrano una volta di più la volontà di erigere muri e di impedire quelle sane contaminazioni che arricchiscono l’esperienza formativa ed educativa di bambini, ragazzi e giovani che vivono nella nostra terra.
È un errore ritenere che l’interculturalità sia qualità che ha solo a che fare con la questione immigrati. Pensiamo sia più corretto interpretarla come la vera cifra dei nostri tempi: l’apertura alla conoscenza e le relazioni di scambio sono l’opportunità grande che i tempi moderni nei loro aspetti critici e nelle loro grandi qualità ci offrono. Togliendo i riferimenti ad esse (perché apertura alla conoscenza e scambio è l’interculturalità) si sottraggono queste opportunità non solo a chi arriva ma anche a chi è di questa Regione. Perché le radici sono importanti e nessuno le rinnega, ma è evidente che gli uomini, come qualcuno ebbe a dire, non sono alberi, e la crescita avviene attraverso il movimento e l’incontro con l’altro.
Temiamo fortemente che il risultato di queste proposte sia lo svilire il ruolo di comunità educante del territorio che riteniamo invece essere fondamentale. Riconosciamo ai dirigenti scolastici e agli insegnanti la capacità di relazione con il territorio stesso, di discernimento dei contributi utili, e di costruzione efficace proprio di queste comunità educanti.
Mentre si proclama la necessità di rafforzare l’autonomia regionale avocando la competenza primaria, non pare invece che l’autonomia degli istituti scolastici venga valorizzata, sacrificata alla volontà di instillare un pericoloso pensiero unico.
A tale proposito non possiamo accondiscendere.
 
Chiara Da Giau