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MARTINES: Relazione a ddl 109 beni culturali

pubblicato il 03 settembre 2015

Egregio Presidente, gentili colleghe, egregi colleghi,

la Giunta regionale ha presentato, il 26 agosto 2015, il disegno di legge n. 109 <>, provvedimento legislativo che costituisce il compimento del percorso di riforma del settore della cultura della nostra regione avviato l’estate dell’anno scorso con l’approvazione della legge regionale n.16, che ha innovato profondamente la complementare materia delle attività culturali.

Infatti, come evidenziato anche nella relazione accompagnatoria, per le sue caratteristiche di testo unitario e organico, il presente disegno di legge intende costituire, per i settori considerati, un quadro normativo corrispondente a quello che la regione si è data, nel campo della promozione delle attività culturali, con la richiamata legge regionale n. 16/2014.

La riforma della disciplina dei beni culturali, in particolare dei musei, era attesa dagli operatori del settore da quasi quarant’anni – è, infatti, del 1976 la prima (ed ultima) legge organica per le biblioteche, i musei e gli archivi del Friuli Venezia Giulia (legge regionale 18 novembre 1976, n. 60) -  ed è un intervento riformatore volto a realizzare un rinnovato sistema, integrato ed omogeneo, di azioni regionali, in grado di valorizzare e promuovere il nostro importante patrimonio culturale mediante una organizzazione amministrativa e delle modalità di finanziamento più adeguate alla realtà sociale ed economica dei tempi attuali, nel quadro e in coerenza, tra l’altro, con l’assetto ordinamentale definito dalla riforma del sistema degli enti locali, di cui alla legge regionale 12 dicembre 2014, n. 26.

Il disegno di legge oggi all’esame dell’Aula è costruito attorno a due fondamentali direttrici, ovvero, da un lato, la riforma dell’antiquata legislazione relativa al settore museale e, degli incentivi per la conservazione e la valorizzazione delle diverse tipologie di beni, mobili e immobili, di valore storico, artistico e ambientale; dall’altro lato, la rivisitazione in termini aggiornati e semplificati, della normativa concernente il settore bibliotecario e archivistico. 

Non vengono, invece, incise da questa generale revisione la recente legge sulla valorizzazione del patrimonio storico – culturale della Prima guerra mondiale (legge regionale 4 ottobre 2013, n. 11), la disciplina, da tempo positivamente consolidatasi, riguardante gli ecomusei (legge regionale 20 giugno 2006, n. 10), e la legge sulla partecipazione della nostra Regione all’Istituto regionale per le Ville venete (legge regionale 24 novembre 1908, n. 60), leggi che vengono, tuttavia, espressamente richiamate e, pertanto, ricomprese nel nuovo sistema normativo proposto.

Dal punto di vista formale, il disegno di legge è ripartito in quattro Titoli, a loro volta suddivisi in Capi.

Il Titolo I contiene le disposizioni generali, comprendenti l’enunciazione delle finalità e dell’oggetto della presente iniziativa legislativa - con riferimento all’assetto statutario delle potestà della Regione nella materia - nonché l’indicazione dei principi cardine cui essa è improntata e dei principali obiettivi perseguiti. 

Il Titolo II “Beni culturali” è suddiviso in tre Capi.

Il Capo I è dedicato al settore dei musei, concepito come una realtà dinamica, di cui viene incoraggiata e favorita l’interazione e la cooperazione con le scuole, le Università gli altri istituti culturali e il cd “terzo settore”, nella consapevolezza che la creazione e la crescita di efficaci sinergie fra tutti questi organismi assume oggi sempre maggiore importanza non solo per garantire la corretta conservazione del patrimonio culturale, ma anche per assicurarne la sua più diffusa conoscenza, la sua funzione educativa e le sue capacità attrattive sul piano turistico.

Il perno della riforma in questo campo è l’istituzione del “Sistema museale regionale”, del quale si prevede facciano parte tutti i musei pubblici (eccettuati, ovviamente, quelli statali) e i musei privati presenti nel Friuli Venezia Giulia, che risultino in possesso di una serie di requisiti funzionali di base, da definirsi con successivo regolamento in applicazione dei criteri che vengono definiti dal presente disegno di legge con riferimento al grado di efficienza dei servizi erogati, alla qualificazione professionale del direttore e alla preparazione degli addetti (in coerenza con gli standard fissati a livello statale), nonché all’adeguatezza delle attività svolte anche sul piano educativo e della ricerca scientifica.

Grande importanza viene riconosciuta alla capacità di aggregazione fra più musei, e quindi alla formazione di reti museali, che potranno entrare anch’esse nel Sistema, purché costituite in coerenza con il nuovo assetto delle Unioni territoriali intercomunali sorte ai sensi della legge regionale n. 26/2014. La creazione del Sistema regionale consentirà innanzi tutto alle istituzioni che vi saranno inserite di dotarsi di un logo di riconoscimento comune, e di avvalersi sia delle iniziative e delle campagne promozionali che saranno messe
in atto dalla Promoturismo FVG sia delle attività formative che saranno organizzate dall’Istituto regionale per il patrimonio culturale, al fine della specializzazione e dell’aggiornamento professionale degli operatori

All’istituzione del Sistema regionale, si accompagna l’impegno della Regione a collaborare con i competenti organi statali ai fini della costituzione del “Sistema museale integrato”, del quale fanno già parte i musei e i luoghi della cultura compresi nel Polo museale del Friuli Venezia Giulia, individuato ai sensi della recente normativa di riorganizzazione del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.

Un secondo elemento fortemente innovativo del presente disegno di legge è rappresentato dalla prevista individuazione, all’interno del Sistema, di una cerchia più ristretta di istituzioni, riconosciute come “musei e reti museali a rilevanza regionale”. Si tratta di una vera e propria qualifica, che potrà essere acquisita solo dai musei e dalle reti che risulteranno in possesso sia di requisiti funzionali analoghi a quelli necessari per l’inserimento nel Sistema, ma fissati in via regolamentare con indicatori di grado superiore, sia di ulteriori requisiti dimensionali e qualitativi. Solo il conseguimento di tale qualifica consentirà di accedere agli incentivi previsti dal presente disegno di legge, che saranno rivolti da un lato al sostegno delle iniziative progettuali comprese nei programmi di attività presentati dalle singole istituzioni e, dall’altro lato, al finanziamento di investimenti finalizzati alla ristrutturazione, a recupero e alla manutenzione di edifici adibiti a museo, all’ammodernamento degli allestimenti e della dotazione tecnica e all’impiego delle tecnologie digitali. Le risorse destinate alla prima delle due suddette linee di intervento verranno ripartite e assegnate in applicazione dei criteri e secondo le modalità che saranno stabiliti con successivo regolamento, anche tenendo conto della prevista classificazione delle istituzioni beneficiarie in musei (e reti) grandi, medi e tematici. Gli interventi compresi nella seconda linea contributiva, invece, verranno attuati mediante procedura valutativa a graduatoria, sulla base di specifici bandi emanati dalla Giunta regionale a fronte delle risorse che saranno all’uopo stanziate con legge finanziaria o di assestamento del bilancio.

Il Capo II del Titolo II riguarda le azioni dedicate alla conservazione e alla valorizzazione della generalità dei beni culturali, considerati nelle diverse tipologie che caratterizzano la ricchezza e la varietà del patrimonio regionale nel suo complesso. Si tratta dei beni archeologici, dei beni dell’architettura fortificata e dell’archeologia industriale, delle dimore e dei giardini storici, degli edifici di pregio artistico e architettonico e, infine, dell’innumerevole quantità di beni mobili diffusi sul territorio.

Il presente disegno di legge introduce una disciplina unitaria, molto semplificata e flessibile, in grado di coniugare la volontà di corrispondere alle esigenze che risultano di volta in volta più bisognose dell’intervento regionale con la realistica consapevolezza della minore entità, rispetto al passato, delle risorse finanziarie disponibili. Da ciò la previsione di azioni mirate per singola tipologia, individuate nel quadro degli indirizzi dettati dal Documento di politica culturale di cui alla legge regionale n. 16/2014 e realizzate, analogamente a quanto disposto per il sostegno agli investimenti nel settore museale, sulla base di specifici bandi finalizzati all’assegnazione di contributi mediante procedura valutativa a graduatoria, ed emanati dalla Giunta regionale fronte delle risorse al tale scopo stanziate con legge finanziaria o di assestamento del bilancio.

Nel campo dell’archeologia industriale, poi, viene introdotta anche una seconda linea di intervento, consistente nella promozione di rilevanti progetti di investimento per la conservazione, il riuso e l’aumento e miglioramento della fruizione pubblica di siti di particolare rilievo e significato nella storia dello sviluppo economico – sociale della comunità regionale. A tale riguardo si prevede di utilizzare lo strumento degli accordi di collaborazione fra pubbliche amministrazioni, definito dalla legge n. 241/1990 e dalla legge regionale n. 7/2000.

Il complesso delle azioni definite in questo Capo comprende inoltre il mantenimento della linea contributiva già prevista per il sostegno dei programmi di attività degli enti e associazioni statutariamente preposti alla valorizzazione turistico – culturale del patrimonio dell’architettura fortificata, linea che viene ora estesa anche al sostegno dei programmi di attività degli organismi operanti per la valorizzazione dell’archeologia industriale e delle dimore e dei giardini storici. Anche gli incentivi previsti su questo versante, come quelli relativi ai programmi di attività dei musei e delle reti a rilevanza regionale, sono rivolti principalmente al finanziamento di iniziative progettuali, e solo in limitata parte alla copertura degli oneri di funzionamento, e anche per questo canale finanziario si demanda a successive norme regolamentari di attuazione la determinazione dei criteri per il riparto delle risorse e la disciplina di dettaglio delle procedure di assegnazione, concessione e rendicontazione dei contributi.

Il Capo III del Titolo II è dedicato all’ambito delle biblioteche e degli archivi ed è finalizzato ad aggiornare e razionalizzare la legge regionale 1 dicembre 2006, n. 25/2006, considerata dagli operatori del settore come una legge complessivamente valida ed efficace, della quale viene pertanto conservato l’impianto di base.

Le innovazioni più significative rispetto alla normativa attuale consistono nell’obbligo, per i sistemi bibliotecari, di adeguarsi al nuovo assetto delle Unioni territoriali intercomunali sorte ai sensi della legge regionale n. 26/2014; nella semplificazione delle procedure per la costituzione dei sistemi stessi; nell’assunzione diretta, da parte della Regione, del servizio di prestito interbibliotecario, sinora affidato alle Province, e nell’attuazione degli interventi di valorizzazione degli archivi storici ed ecclesiastici sulla base di bandi, da emanarsi qualora le necessarie risorse vengano stanziate con la legge finanziaria o di assestamento del bilancio.

Il Titolo III contiene una serie di disposizioni di coordinamento (Capo I) e di attuazione (Capo II) dirette a raccordare la nuova normativa contenuta nel Titolo precedente con la legge regionale n. 16/2014, al fine di inserire la materia dei beni culturali nell’ambito degli strumenti e degli organismi programmatori già previsti per i settori delle attività culturali, e di ricomporre così in un unico quadro di riferimento tutte le tematiche e le linee di intervento che caratterizzano la politica regionale per la cultura.

Le disposizioni di attuazione consistono, invece, in alcune norme di natura trasversale, riguardanti la possibilità di cumulo dei contributi e le spese ammissibili a rendicontazione (art. 43), nonché l’obbligo per l’Amministrazione regionale di provvedere, nel caso di finanziamenti che si configurino come di aiuti di Stato, a tutti gli adempimenti richiesti dalla normativa europea in tale materia.

Infine, il Titolo IV reca le disposizioni transitorie e finali. Le disposizioni transitorie sono volte ad assicurare che il passaggio dal regime attuale a quello previsto dal disegno di legge avvenga in modo graduale e senza interruzione dei flussi finanziari oggi attivi; le disposizioni finali comprendono l’elenco delle norme di cui è disposta l’abrogazione (art. 46), le norme finanziarie (art. 47) e, da ultimo, la fissazione della data di decorrenza dell’efficacia della legge, stabilita al 1° gennaio 2016 (art. 48).

Per quanto riguarda i lavori istruttori, si rappresenta che il 26 agosto u.s. il disegno di legge è stato assegnato alla V Commissione, la quale in data 31 agosto ha dato inizio all’esame con l’illustrazione del provvedimento legislativo da parte dell’Assessore regionale alla cultura, Gianni Torrenti e con una serie di audizioni, la cui utilità si è manifestata in particolare nella molteplicità di indicazioni emerse nel corso del loro svolgimento che si sono successivamente tradotte in emendamenti approvati nel corso della seduta del 2 settembre, seduta nella quale la V Commissione ha, infine, approvato a maggioranza, senza voti contrari, il disegno di legge in esame.

L’auspicio è, pertanto, che la nuova disciplina dei beni culturali della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia possa essere approvata dal Consiglio regionale con il più ampio consenso possibile.

MARTINES
Vedi anche
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