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CODEGA: relazione a PDLN 12 e 13 su frontiere marittime

pubblicato il 31 marzo 2017

Gentile Presidente, Gentili Colleghi, 
In data 9 marzo, dopo un attento esame da parte della VI Commissione, è stato espresso, a maggioranza, parere negativo rispetto ai due Progetti di legge nazionale n. 12 (primo firmatario Ciriani) e n. 13 (prima firmataria Piccin), due progetti fotocopia. Ambedue presentavano lo stesso titolo “Modifiche al comma 3 dell’articolo 2 del decreto legge 30 ottobre 1995, n. 451 “Disposizioni urgenti per l’ulteriore impiego del personale delle Forze Armate in attività di controllo della frontiera marittima nella Regione Puglia””. E ambedue presentavano lo stesso articolato. Due articoli con lo stesso testo. Lo scopo dell’articolato era quello di prevedere che i Centri di accoglienza dei richiedenti asilo nel territorio italiano siano tenuti ad una “rendicontazione puntale della spesa, con presentazione di fatture e altra documentazione contabile comprovanti l’effettivo acquisto di beni e servizi oggetto dei fondi pubblici messi a disposizione”. Evidentemente allo scopo di evitare soprusi e gestione indebita delle finanze pubbliche. 
La Commissione ha respinto il progetto per i seguenti motivi.
Il decreto di cui si chiede la modifica è un decreto del 1995, del tutto superato dalla normativa vigente. Il Decreto n. 451 fa riferimento ai primissimi arrivi di migranti nella regione Puglia, ai tre centri specifici allora messi in piedi in quella regione e gestiti dalle forze armate. Ma durante gli oltre 20 anni che sono susseguiti, il fenomeno immigrazione e arrivo di profughi ha preso una rilevanza, come è noto, sempre più corposa. Pertanto si sono susseguiti diversi interventi normativi che regolavano il sistema e le regole della accoglienza. Ultimo in ordine di tempo è il Decreto Legislativo n. 142 del 18/8/2015, decreto cui anche oggi si fa riferimento. Tale norma di legge prevede (Cfr. art. 9 – 11) che la accoglienza dei profughi possa avvenire in Centri di Prima Accoglienza, nel sistema dei Comuni rientranti nello SPRAR oppure nei Centri di Accoglienza Straordinaria. Di fatto al momento attuale noi abbiamo circa 15.000 persone nei Centri di Prima Accoglienza, 24.000 nel sistema SPRAR e 97.000 nei CAS. La gestione dei CAP può essere affidata ad Enti Locali, ad Enti pubblici o privati che operano nel settore della assistenza ai richiedenti asilo secondo le procedure di affidamento dei contratti pubblici. La gestione dell’ospitalità nei Comuni aderenti allo SPRAR è già soggetta alla rendicontazione e verifica puntuale del Ministero dell’Interno e la gestione dei CAS, cui si ricorre quando sono esaurite le disponibilità nelle prime due tipologie di accoglienza, è affidata dalle prefetture – uffici territoriali del governo sempre ad enti pubblici o privati secondo le procedure dei contratti pubblici. 
Ogni Bando pubblico, come è noto, richiede un capitolato d’appalto cui il soggetto gestore, vincitore della gara, si impegna a rispettare. Nella fattispecie il Ministero dell’Interno ha approvato con specifico Decreto del 21 novembre 2008 uno Schema di capitolato di gara unico per il funzionamento e la gestione dei centri di primo soccorso, dei Centri di Accoglienza. I capitolati di appalto pertanto elencano in misura precisa i servizi che debbono essere svolti dal gestore:
-     Accoglienza materiale (alloggiare gli ospiti in strutture o appartamenti in possesso dei requisiti previsti dalle norme vigenti in materia urbanistica e edilizia – somministrare quotidianamente il vitto – fornire effetti letterecci, biancheria per la casa, vestiario etc. – acquisto di generi alimentari e preparazione dei pasti – pulizia dei locali e lavanderia della biancheria personale) ;
-    Mediazione linguistico culturale;
-    Orientamento e accesso ai servizi sul territorio, garantire l’assistenza sanitaria, l’inserimento scolastico dei minori etc.
Compito delle prefetture è di vigilare affinché il gestore faccia fede agli impegni presi e tutti i servizi siano erogati nel rispetto della qualità prevista. Così come avviene in tutti i bandi pubblici o nelle convenzioni con strutture private che svolgono servizi pubblici.
E’ evidente l’origine della richiesta che viene avanzata attraverso i due progetti di legge in oggetto: spesso i media danno una risonanza assolutamente spropositata ad episodi di malagestione che in taluni casi sono avvenuti. Episodi su sui è bene indagare. Ma non è giusto fare di tutta un’erba un fascio. In Italia sono oltre due mila gli Enti, le cooperative, le associazioni, le Caritas che svolgono questo ruolo di assistenza, con grande spirito di dedizione e con l’aiuto anche di migliaia di volontari. E’ del tutto scorretto, per alcuni casi, gettare un’ombra negativa su tutto, su persone che dovremmo solo ringraziare per il lavoro prezioso che fanno a vantaggio della intera comunità.
Se poi ci si vuole assolutamente trovare di fronte ad una documentazione contabile diretta e verificabile pezza per pezza giustificativa, un modo c’è: quello che i comuni entrino nel sistema SPRAR, che tutto questo proprio prevede. Facciamo entrare tutti i comuni del Friuli Venezia Giulia nello SPRAR. Peccato che questo non avviene. Anzi è singolare che quelle forze politiche che ora avanzano questa richiesta di esibizione di documentazione diretta siano le più restie, anzi frenino, l’entrata dei comuni in tale Sistema. Ed allora evidentemente il problema è un altro.
Per questi motivi la maggioranza ha espresso un parere negativo ai due Progetti di legge.

FRANCO CODEGA
Vedi anche
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