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DA GIAU: Relazione di minoranza sul Disegno di legge regionale n. 63

pubblicato il 18 ottobre 2019

Relazione di minoranza sul Disegno di legge regionale n. 63 Modifiche alla legge regionale 30 ottobre 2000, n. 19 (Interventi per la promozione, a livello regionale e locale, delle attività di cooperazione allo sviluppo e partenariato internazionale)

Signor Presidente, colleghe e colleghi Consiglieri,
 
il DDL 63 è stato presentato alla Commissione VI come un provvedimento necessario per aggiornare una legge, la 19/2000 che segnava il passo e doveva confrontarsi con la nuova normativa nazionale dettata dalla LN 125/2014. Un presupposto corretto che poteva ben essere integrato con l’analisi e la risposta alle esigenze che fossero state espresse dagli operatori impegnati in tutti questi anni sul campo della cooperazione allo sviluppo e del partenariato internazionale e con la loro valorizzazione.
I fatti però, ancora una volta, hanno smentito gli annunci e l’aula oggi si trova a discutere un provvedimento che, al di là di alcune correzioni di termini, non tutte in realtà precise, esplica la sua ragion d’essere in una abituale retorica sulla gestione dell’immigrazione e nell’altrettanto abituale contrazione degli strumenti di partecipazione dei portatori di interesse.
L’introduzione tra le finalità della norma del riferimento al diritto a rimanere nel proprio paese di origine e di ritornarvi non sono contestabili in linea di principio. L’art. 13 della Dichiarazione Universale Dei Diritti Umani lo sancisce da 70 anni a questa a parte, e bene sarebbe ricordare questo articolo nella sua interezza: 13.1 Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato. 13.2 Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese.
Formalmente è invece eccepibile l’introduzione del diritto al rimpatrio volontario assistito essendo quest’ultimo non in sé un diritto, bensì uno strumento attraverso cui l’esercizio del sancito diritto al ritorno può essere favorito. È evidente però che è proprio qui che il legislatore cede alla necessità propagandistica che ogni qualvolta, in qualsivoglia circostanza e merito si sfiori il tema dello straniero, impone sia affermata una posizione difensiva e respingente pur mimetizzata da sani propositi. È la “xenofobia degli onesti; che deve continuare a essere diffusa per sostenere un’identità e una ragione d’essere politica che con altro non riescono ad alimentarsi. Per questo non può arretrare nemmeno davanti a ragionevoli opposizioni che non contestano il merito, ma obiettano il metodo privo di una reale coerenza, fattibilità ed efficacia. La gestione delle migrazioni non è materia attinente la cooperazione allo sviluppo (e afferisce infatti al ministero degli interni e non a quello degli esteri); migranti e profughi in FVG provengono da zone in cui è difficile per motivi di sicurezza pensare e realizzare interventi; le difficoltà che finora hanno mantenuto di fatto nullo l’impatto dei rimpatri volontari hanno risposta altrove. Sì, ma è la nostra scelta politica, risponde in audizione l’assessore Roberti, emissario di turno del Presidente Fedriga. Come a dire che la dichiarazione di ciò che pensiamo è più importante di ciò che realmente facciamo. E spetta al secondo emissario assessore Callari darne conferma in commissione perché sì…, in realtà.., i progetti saranno chiamati in qualche modo a sostenere…, nell’eventualità che ci sia un rimpatrio…, far presente la possibilità che…, e così via. Titoli di effetto, non svolgimenti. Non soluzioni.
Vale anche per il tema della partecipazione alla elaborazione delle politiche di settore. Il reale dell’indebolimento della rete e della mancanza di un coordinamento più significativo tra i portatori di interesse, manifestatosi sia con limitata risposta al questionario regionale che con la partecipazione alle audizioni, e ammesso in modo trasparente e lucido dagli operatori, è annoverato a colpa degli stessi, preso come dato di fatto e non trova in norma proposte che possano aiutare la riattivazione di un dialogo più costruttivo ed efficace con e tra le associazioni. Il Comitato è uno dei tanti carrozzoni che questa Giunta vuole snellire, la Conferenza regionale, occasione di confronto e verifica delle iniziative intraprese nonché di formulazione delle linee di programmazione, è cancellata e sostituita da non meglio precisate iniziative di coordinamento lasciate alla discrezionalità della Giunta, i gruppi di concertazione già previsti non valorizzati. La partecipazione delle associazioni al Comitato resta ancora di solo consultazione senza diritto di voto, nonostante le reiterate richieste e con giustificazioni che non appaiono del tutto comprensibili.
A questo genere di semplificazioni che tendono a eliminare la fatica, ma insieme la ricchezza del confronto, purtroppo abbiamo assistito e assistiamo spesso in questi mesi. L’ascolto tanto proclamato come carattere distintivo, è più che altro un esercizio retorico.
Non si può non prendere poi atto con dispiacere che dal Comitato è escluso l’assessore preposto alle politiche della pace e della solidarietà. Dispiacere che non è legato alla “restrizione” del Comitato in sé, quanto al fatto che quelle deleghe non siano più assegnate nella presente Giunta, ed anche questo è un segno dei tempi.
Su questi presupposti non si poteva immaginare un confronto in commissione che potesse aggiungere reali miglioramenti al presente disegno di legge e così è stato per l’ennesima volta con un progressivo svilimento del ruolo di consiglieri e commissioni oramai convocate in batteria nel tempo residuale degli impegni degli assessori e delle sedute d’aula.
Tutto ciò ha reso al momento attuale sostanzialmente inutile il presente DDL di modifica che altro non poteva se non aver il nostro voto contrario. Auspichiamo che l’aula possa, una volta tanto riservare sorprese prendendo in considerazione gli emendamenti che saranno presentati.
 
Chiara Da Giau