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CIE Gradisca

pubblicato il 18 settembre 2013

MOZIONE

OGGETTO: CIE

Il Consiglio regionale,

Considerato che la situazione complessive del CIE di Gradisca, emersa nelle diverse visite condotte in questi ultimi mesi da diversi consiglieri regionali (finalizzate a verificare la situazione complessiva del CIE anche a seguito dei fatti avvenuti nel mese di agosto) e da altri esponenti politici, amministratori e rappresentanti di associazioni, è risultata costantemente grave sia sotto il profilo del rispetto delle norme nazionali ed europee che del rispetto dei diritti umani fondamentali;
Verificato che le condizioni di vita delle persone trattenute, e altresì le condizioni di lavoro di quanti operano all’interno della struttura, sono apparse insufficienti a garantire il pieno rispetto della dignità umana, dei diritti delle persone e altresì dei lavoratori;
Riscontrata l’estrema eterogeneità delle persone e la varietà delle relative vicissitudini di coloro che sono attualmente trattenuti presso il CIE di Gradisca:
- immigrati clandestini che hanno appena raggiunto il suolo italiano, che riferiscono di provenire da territori in cui sono in corso eventi bellici e che possono essere in condizione di richiesta di asilo politico;
- persone che vivono da decenni in Italia e che hanno famiglia e figli nati in Italia, ma che non hanno un lavoro regolare o che hanno un permesso di soggiorno scaduto;
- persone che hanno già scontato una pena in carcere (che dovrebbero essere identificate nel corso della detenzione in carcere, come da Direttiva Amato Mastella del 2007 senza scontare una ingiusta estensione della pena), e che si ritrovano a scontare un supplemento di pena presso i CIE;
Viste le condizioni di particolare gravità e durezza in cui i “trattenuti “ sono costretti a vivere (abitazione in camerate con spazio all’aperto limitato e ingabbiato, uso dei cellulari vietato, attività ricreative e di socializzazioni inesistenti, mancanza di mensa comune, divieto di libri e giornali, condizioni igieniche pessime) in contrasto con la normativa prevista e in particolare con l’art. 21 del DPR 394/1999 e la Direttiva generale in materia di Centri di permanenza temporanea del Ministero dell’Interno che prevedono che gli stessi “non comportino alcun ulteriore affievolimento dei diritti della persona trattenuta”;
Considerato che i tempi di permanenza dei “trattenuti“, in particolare presso il CIE di Gradisca rispetto agli altri CIE, sono estremamente lunghi (arrivano fino ai 18 mesi), in contrasto con la Direttiva europea n. 115/2008/CE che stabilisce come la misura del trattenimento debba essere eccezionale e per il tempo più breve possibile;
Considerata la precarietà delle condizioni igienico-sanitarie riscontrate soprattutto nella conduzione della struttura (posti letto senza lenzuola, WC degradati, pulizie approssimative), la presenza di diverse persone con problematiche sanitarie di un certo rilievo e la necessità pertanto che la Regione, nell’ambito delle sue competenze in materia sanitaria, possa e debba ivi svolgere la sua istituzionale opera di vigilanza e di “cura”;
Considerato che in questa condizione di degradazione della dignità umana i “trattenuti “vivono in uno stato permanente di vuoto e spaesamento psicologico, per il cui controllo è stata fino ad ora considerata necessaria la somministrazione ampia di psicofarmaci con gravi ripercussioni sul piano della tenuta psicofisica e con il rischio di trasformare il dovere di cura in intervento di sedazione ed alienazione;
Riscontrata la presenza di situazioni di fragilità e vulnerabilità psichica che necessitano di interventi sociosanitari non realizzabili dentro una struttura di contenzione;
Visto che tale situazione di repressione, di deprivazione e di tensione provoca frequenti episodi di autolesionismo e talvolta di ribellione anche violenta o in tentativi di fuga pericolosi, così come recentemente è avvenuto;
Verificato che anche le Forze dell’Ordine (Cfr. i comunicati del sindacato di polizia) ritengono scarsamente tutelante la situazione sia per le persone trattenute, sia per gli operatori delle Cooperative che hanno in appalto la gestione del CIE, sia per quanti sono tenuti a garantire il rispetto della legge;
Constatato che le visite, i controlli da parte degli amministratori locali, della stampa e degli esponenti di associazioni sono fortemente limitate e concesse solo in forma eccezionale, a seguito di burocratiche e complesse autorizzazioni, in contrasto con quanto previsto dalla Direttiva Europea 2008/115/CE che non prevede ordinariamente per tali visite alcuna autorizzazione;
Considerato infine che la Costituzione Italiana circoscrive a situazioni di estrema necessità ed urgenza le limitazioni alla libertà individuale e attribuisce esclusivamente al potere giudiziario, e non all’esecutivo, la competenza in materia di detenzione;
Ritenuto, pertanto, che nei confronti dei CIE in generale, e del CIE di Gradisca in particolare, (in quanto ubicato sul territorio regionale), si pongano tre temi strettamente legati tra loro e cioè: un problema umanitario, una questione di diritto e altresì una questione di efficacia rispetto ai risultati attesi:

IMPEGNA LA GIUNTA

nei confronti della Prefettura di Gorizia, dell’Ufficio Immigrazione della Questura e dei soggetti gestori del CIE di Gradisca:
- a verificare la congruità e il rispetto delle norme nazionale ed europee e la costituzionalità dei provvedimenti e dei regolamenti ivi imposti;
- a garantire in particolare il rispetto per i diritti inviolabili delle persone compresa la possibilità di accesso libero alla comunicazione con l’esterno, compresa la stampa, al supporto legale, alla tutela della salute tramite il Servizio Sanitario Regionale;
- a consentire l’ingresso nell’intera struttura ai Consiglieri Regionali in qualunque momento e a qualsiasi ora al fine di verificare le condizioni globali della permanenza;
nei confronti del Ministero degli Interni:
- a garantire un adeguato sostegno ai Comuni che si trovano nelle condizioni di rispondere ad un problema umanitario di interesse nazionale ed internazionale (nel caso della Regione FVG il Comune di Gradisca);
- a richiedere la chiusura immediata del CIE qualora non si rendesse possibile modificare sostanzialmente le condizioni di vita degli stranieri ivi trattenuti;
nei confronti del Governo:
- a verificare la costituzionalità delle Leggi e delle norme attuate in questi anni e ad abrogare le norme non rispettose dei diritti umani ai sensi della Costituzione e della Carta dei Diritti Umani;
- a sollecitare quindi la riforma della normativa relativa al sistema delle espulsioni e dei trattenimenti e l’abolizione immediata del reato di “immigrazione clandestina”.

CODEGA - CREMASCHI - TRAVANUT - MORETTI - PUSTETTO - LAURI - EDERA - GREGORIS