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AGNOLA: mozione su “Intitolazione dell’auditorium della sede regionale di Udine ad Antonio “Toni” Comelli

pubblicato il 03 febbraio 2016

MOZIONE “Intitolazione dell’auditorium della sede regionale di Udine ad Antonio “Toni” Comelli, presidente della ricostruzione in occasione delle celebrazioni del 40° anniversario del terremoto del Friuli”

Il Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia,
RICORDATO che, a distanza di quarant’anni dal disastro causato in Friuli dal sisma del 6 maggio 1976 e dalle successive forti scosse del 15 settembre di quello stesso anno che minarono drammaticamente la fiducia in una rapida risposta alle migliaia di senzatetto e rivelarono con chiarezza la gravità del compito degli amministratori e delle stesse comunità colpite, il Consiglio Regionale intende ricordare, attraverso la figura dell’allora Presidente della Giunta regionale Antonio Comelli, tutti coloro che resero possibile quella ricostruzione, alla quale si fa riferimento tuttora come il  “modello Friuli”, rendendo omaggio così alla forza di un’intera popolazione e di una classe politico amministrativa lungimirante, capace di “essere vicina alla propria gente”, come il Presidente ebbe a sottolineare dieci anni dopo il disastro in una relazione tenuta a Gemona al convegno “Friuli 10 anni”;
RICORDATO brevemente che le ragioni del successo del “modello Friuli” sono riconducibili ad alcune scelte fondamentali operate fin dal primo momento dal Presidente e da tutte le forze politiche di allora: l’assunzione della responsabilità diretta della gestione del processo di ricostruzione, la scelta di “costruire prima le fabbriche e poi le case” per ridare vita all’apparato produttivo evitando un’altra dolorosa emigrazione, la decisione di ricostruire i paesi nei luoghi originari per conservare l’identità delle comunità colpite, la ricostruzione come occasione di sviluppo futuro per l’intera Regione;
RICORDATO quale fosse il contesto in cui il Presidente Antonio Comelli stava operando: una Regione nella quale si stava lentamente avviando un processo di trasformazione sociale ed economica che vedeva, in particolare, il territorio friulano investito da profondi cambiamenti, con l’inizio di una industrializzazione ancora problematico e intere zone montane depresse; una Regione che affrontava gli effetti degli accordi di Osimo nel capoluogo e la presenza di un confine impegnativo con l’Europa orientale;
RICORDATO che questo contesto venne di colpo sconvolto dalla furia del sisma; lo scenario al quale far fronte era improvvisamente e drammaticamente mutato: 137 comuni del Friuli colpiti, pari al 62% dell’intero territorio regionale, un migliaio di morti, quasi 4000 i feriti, 18.000 le abitazioni distrutte, 100.000 i senzatetto, 20.000 i posti di lavoro persi: “Una popolazione colpita mortalmente: così la nostra gente appariva i primissimi giorni – ebbe a dire Comelli -; di fronte alla complessità e all’urgenza dei problemi che si erano improvvisamente posti, tutti eravamo impreparati. Le stesse autorità di Governo si trovarono in difficoltà…Si pensi soltanto a un esempio…la dotazione, al maggio 1976, del Ministero dell’Interno, Direzione della Protezione Civile, era di 1200 tende! Le esigenze, in Friuli, erano per 100-120.000 persone. Poi le tende sono venute da tante parti, fin dall’Iran, dalla Turchia…”;
RICORDATO che la risposta decisiva del Presidente e della classe politica di allora di fronte a questo disastro fu rappresentata innanzitutto dalla scelta di affrontare il processo della ricostruzione, esercitando i principi dell’autonomia e del decentramento che presero forza da un rapporto di fiducia fra tutti i livelli istituzionali, dallo Stato agli Enti Locali: il 13 maggio del 1976 il Consiglio dei Ministri approvò il decreto legge contenente misure urgenti per il Friuli, un provvedimento che non aveva precedenti nella storia della legislazione italiana per ampiezza di finanziamenti, di deleghe e di nuovi istituti affidando direttamente alla Regione la gestione della ricostruzione e la facoltà di delegare compiti e funzioni ai Comuni colpiti; il Presidente Comelli ricordò la gravità di quella assunzione di responsabilità con le parole che seguono: <<Prima che il Consiglio dei Ministri approvasse la legge, il Presidente Moro chiese ai presenti (il sen. Toros, il Ministro del Lavoro, l’on. Bressani e il Presidente della Giunta): “Ve la sentite di assumere questa responsabilità?” La risposta non è stata immediata. Si avvertiva in quel momento, seppure in modo confuso, la complessità e la vastità dei compiti e quindi l’onere che un tale impegno avrebbe comportato. Fu data, tuttavia, una risposta positiva.>>;
RICORDATO che all’assunzione di quella grave responsabilità nei confronti della comunità regionale, seguirono atti e decisioni altrettanto decisive per il futuro della ricostruzione, tutti volti a dare spazio al processo partecipativo e all’impegno unitario delle forze politiche di ogni orientamento; ricordiamo la creazione della Segreteria Generale Straordinaria, che assicurò il collegamento fra lo Stato e la Regione, la Commissione speciale votata dal Consiglio che affiancava la Giunta e l’Ufficio Operativo Centrale per la ricostruzione, la cui opera fu decisiva per la concreta realizzazione degli interventi, nella quale si riaffermò anche la collaborazione fra tutte le forze politiche presenti in Consiglio regionale; ricordiamo, infine, il patto fra le forze politiche che diede vita alla solidarietà nazionale e, in seno al Consiglio regionale, ad un’ampia maggioranza programmatica consiliare, patto come sottolineò Comelli nelle dichiarazioni programmatiche rese al Consiglio regionale nel settembre del 1978, “in grado di affrontare con tempestività e decisione i tanti gravosi problemi ancora aperti e di dare una risposta unitaria, e perciò maggiormente credibile ed efficace, alle esigenze della comunità regionale”; “In questo senso, - ebbe a dichiarare il Presidente a dieci anni dal sisma- possiamo senz’altro affermare di esserci decisamente e chiaramente mossi – così come ci era stato autorevolmente chiesto – nel senso di far sì che il popolo fosse il soggetto diretto della ricostruzione”: in queste poche parole si riassume il grande merito che va riconosciuto al Presidente Antonio Comelli di aver favorito le condizioni per lo sviluppo futuro del Friuli e dell’intera comunità regionale;
CONSIDERATO che il processo di ricostruzione del Friuli, grazie alla lungimiranza della classe dirigente di allora, avviò uno sviluppo economico, sociale e culturale dell’intera Regione senza precedenti, determinando la realizzazione di una serie di infrastrutture che ancora oggi risultano fondamentali, senza dimenticare l’istituzione dell’Università di Udine;
CONSIDERATO che la figura del Presidente Antonio Comelli, meglio di ogni altra, riassume l’intero percorso compiuto dal popolo friulano dalla tragedia del terremoto alla ricostruzione, riunendo simbolicamente i valori fondanti di questa straordinaria esperienza storica, quali il volontariato nazionale ed internazionale, il ruolo di tutte le istituzioni, la Chiesa Friulana guidata dal suo Arcivescovo Alfredo Battisti, la solidarietà dello Stato Italiano, gli aiuti e le sottoscrizioni giunte da tutto il mondo, con le famiglie friulane determinate a ricostruire il proprio “fogolar” com’era e dov’era.

Tutto ciò premesso, IMPEGNA 

la Giunta Regionale, in occasione delle celebrazioni del 40° anniversario del terremoto del Friuli, ad intitolare l’Auditorium della sede della Regione Friuli Venezia Giulia di Udine alla memoria del Presidente Antonio Comelli in ricordo e in omaggio alla sua opera e a quella di tutti coloro che resero possibile la rinascita del Friuli dalle macerie del terremoto del 1976.
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