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MARTINES: relazione al ddl 21 sugli enti locali

pubblicato il 18 novembre 2013

Egregio Presidente, egregi colleghi Consiglieri,
 
la Giunta regionale ha presentato, il 29 ottobre 2013, il disegno di legge n. 21 <<Disciplina delle elezioni comunali e modifiche alla legge regionale 28/2007 in materia di elezioni regionali>> ritenuto necessario al fine di dotare la nostra regione di una disciplina compiuta ed organica delle elezioni amministrative, specificamente delle elezioni degli organi comunali, mediante l’approvazione di un unico testo normativo diretto ad aggiornare, razionalizzare e semplificare la vigente disciplina, superando, in questo modo, il carattere disorganico e frammentato della stessa.
 
Nel provvedimento in esame non è contenuta la disciplina relativa alle elezioni delle Province, in considerazione dell’incertezza circa il destino di tale ente e della volontà dell’attuale maggioranza regionale di procedere ad un complessivo riordinamento del sistema Regione-Autonomie locali.
 
Nella relazione accompagnatoria al disegno di legge, la Giunta ha presentato, quali obiettivi principali:
- l’adozione di una disciplina organica e la semplificazione della normativa del sistema elettorale (modalità di elezioni e meccanismi di trasformazione dei voti in seggi) e del procedimento elettorale (convocazione dei comizi elettorali, formazione e presentazione delle candidature, uffici elettorali, operazioni di voto e di scrutinio) per i Comuni della nostra regione;
- la razionalizzazione qualitativa del procedimento elettorale;
- l’uniformità dei procedimenti  elettorali di competenza della Regione;
- la riforma di alcuni specifici istituti del procedimento elettorale.
 
L’intento riformatore del disegno di legge, sostenuto dalla maggioranza e dal Movimento 5 Stelle, si è manifestato in tre particolari interventi, i quali, essendo caratterizzati da una preminente e chiara valenza politica, sono stati oggetto di contrapposizioni e divergenze di opinione.
 
Mi riferisco, specificamente, al divieto di un terzo mandato consecutivo per i sindaci (art. 4), all’introduzione delle quote di genere e della doppia preferenza di genere (artt. 12, 14, 27 e 34) ed, infine, alla riduzione della durata della votazione alla sola giornata di domenica (art. 46).
 
In riferimento alla limitazione del numero dei mandati alla carica di sindaco, ritengo sia opportuna una breve e preliminare ricostruzione dell’evoluzione storica dell’istituto nella nostra regione.
 
Ritengo, infatti, corretto richiamare come inizialmente la nostra disciplina regionale, contenuta nell’articolo 1 della legge regionale 10 maggio 1999, n. 1 e concernente il numero dei mandati consecutivi, fosse del tutto analoga alla disciplina statale, mai mutata dalla sua origine risalente dall’anno 1993 ad oggi, ovvero: numero massimo di due mandati consecutivi per tutti i comuni.
 
Successivamente, con la legge regionale 11 dicembre 2003, n. 21, il richiamato articolo, viene ad essere modificato con l’inserimento di uno specifico comma 2 bis, a norma del quale venne previsto che nei comuni della nostra regione con popolazione sino a 5.000 abitanti, erano consentiti tre mandati consecutivi alla carica di sindaco e un quarto mandato in caso di cessazione anticipata di uno dei tre mandati precedenti per causa diversa dalle dimissioni volontarie. 
 
Infine, con la legge regionale 21 dicembre 2012, n. 26, il comma 2 bis citato è stato a sua volta modificato, prevedendo (ed è la disciplina attualmente vigente) che nei comuni non capoluogo di provincia sono consentiti tre mandati consecutivi alla carica di sindaco, mentre nei comuni capoluogo e nelle province ne sono consentiti due consecutivi. 
 
Ciò determina la sussistenza di una duplicità di discipline che non appare conforme e neppure giustificata alla luce della ratio dell’istituto della limitazione dei mandati dei sindaci, ovvero quello di favorire un ricambio ai vertici delle amministrazioni locali e, quindi, quello di evitare la soggettivazione di un potere e di una funzione amministrativi. 
 
Relativamente all’introduzione delle quote di genere e della doppia preferenza di genere, è opportuno ribadirne con vigore e convinzione l’importanza, trattandosi della traduzione in un dettato normativo di un principio di civiltà. Da tale convincimento è nata, infatti, l’azione della Giunta regionale, supportata dalla maggioranza, di intraprendere il percorso normativo che siamo oggi chiamati a discutere.
 
Con l’approvazione del disegno di legge in esame l’attuale maggioranza ha, infatti, inteso ottemperare agli impegni assunti in campagna elettorale innanzi ai cittadini e ha voluto farlo in vista della importante tornata elettorale della prossima primavera, che vedrà coinvolta la maggioranza dei comuni della nostra regione.
 
Per quanto riguarda, infine, la scelta di reintrodurre in ambito regionale la votazione in un’unica giornata (la domenica dalle ore 8 alle ore 22) essa appare fondatamente motivata da una pluralità di argomenti. Innanzitutto, una considerazione di valenza generale, ovvero la convinzione di adeguarsi a ciò avviene in tutti i paesi europei. A ciò si aggiungono la volontà di consentire con tale innovazione di ridurre le spese pubbliche correlate allo svolgimento delle elezioni; di interrompere l’attività scolastica per il minor periodo di tempo possibile, dato che la maggior parte delle sezioni elettorali si trovano in plessi scolastici; di ridurre i tempi del procedimento elettorale e di conoscere l’esito dello scrutinio il giorno successivo.
 
Ai fini dell’istruttoria legislativa la V Commissione ha ascoltato nella seduta del 5 novembre 2013 una rappresentanza dell’ANCI FVG e la Vicepresidente della Commissione regionale per le pari opportunità tra uomo e donna, mentre il Presidente del Consiglio delle autonomie locali, anch’egli invitato, nel comunicare la propria impossibilità a presentarsi per precedenti impegni istituzionali, ha richiamato i contenuti del processo verbale della riunione del CAL del 28 ottobre 2013, nel corso della quale non è stata espressa l’intesa al disegno di legge. Nel corso della medesima seduta, la Commissione ha ritenuto di proseguire la propria attività istruttoria mediante l’audizione anche di due associazioni rappresentative della minoranza slovena: l'Unione culturale economica slovena e la Confederazione delle organizzazioni slovene, e dell’UPI FVG, intervenuti rispettivamente il 6 e l’11 novembre.
 
Passando al contenuto normativo del disegno di legge, si osserva che le disposizioni in esso contenute sono raggruppate in 4 Titoli.
Il Titolo I (Elezione degli organi dei comuni) è diviso in due Capi, i quali, rispettivamente, disciplinano le Disposizioni generali (articoli 1-10), del quale si evidenziano l’articolo 4 in tema della già evidenziata limitazione del numero die mandati consecutivi del sindaco, nonché gli articoli 9 e 10, con i quali si è inteso riordinare la disciplina attualmente contenuta in fonti regionali e statali in materia di accesso alla carica di amministrazione comunale in enti locali diversi;  il sistema elettorale (articoli 11-17), Capo che si qualifica per l’introduzione delle quote di genere e della doppia preferenza di genere (articoli 12 e 14).
Il Titolo II (Procedimento elettorale) è, a sua volta, diviso in sei Capi, che disciplinano le diverse fasi procedimentali: Convocazione dei comizi elettorali e rinvio delle elezioni (articoli 18-20); Uffici elettorali (articoli 21-26); Presentazione ed ammissione delle candidature (articoli 27-38); Votazione (articoli 39-61); Scrutinio e adempimenti successivi (articoli 62-67); Operazione di assegnazione dei seggi e proclamazione degli eletti (articoli 68-73), dei quali si pone particolare rilevanza agli articoli: 22, relativo al passaggio da sei a cinque componenti per gli uffici elettorali di sezione; 24, relativo alla previsione di un unico ufficio (l’Adunanza dei presidenti) quale organo competente a compiere le operazioni di attribuzione dei seggi e di proclamazione degli eletti; 27 e 34 in materia di rispetto delle quote di genere nella presentazione delle candidature; 45, che estende alle elezioni comunali le modalità di autenticazione delle schede già introdotte nelle elezioni comunali; 46, che in materia di durata delle votazioni, prevede che questa avvenga solamente nella giornata di domenica dalle ore 8 alle ore 22; 63 e 64, i quali disciplinano la validità e la nullità delle schede, prevedendo che nei comuni sino a 15.000 abitanti, nel caso di erronea espressione di voto disgiunto da parte dell’elettore, è considerato valido il voto per il candidato sindaco e nullo il voto per la lista.
Il Titolo III contiene, in due capi, la disciplina del regime delle spese elettorali (articoli 74-76) e della propaganda elettorale (articoli 77-79).
Il Titolo IV è diviso nel Capo I, che contiene modifiche alla legge regionale 28/2007 (articoli 80-103) finalizzate a rendere uniforme la disciplina delle operazioni degli uffici di sezione mediante l’estensione delle innovazioni introdotte del disegno di legge a livello comunale al procedimento relativo alle elezioni regionali; nel Capo II, dedicato alle disposizioni finali (articoli 104-112). 
Nel corso dell’esame in V Commissione sono stati approvati alcuni emendamenti presentati all’articolo 12 (estensione della doppia preferenza di genere anche ai comuni con popolazione sino a 5.000 abitanti), agli articoli 13, 16 e 17 (elezione del candidato sindaco più giovane in caso di parità di voti), all’articolo 25, agli articoli 27 e 34 (previsione che nessuno dei due generi possa essere rappresentato in misura superiore ai tre quarti dei candidati nei comuni con popolazione sino a 5.000 abitanti).
 
Nella seduta dell’11 novembre il provvedimento è stato, quindi, approvato a larga maggioranza.
 
L’auspicio è che il presente disegno di legge possa essere celermente approvato dal Consiglio regionale, con il più ampio consenso possibile.
 
MARTINES