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La salvaguardia dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza nelle regioni italiane

pubblicato il 20 novembre 2013

MOZIONE
 
OGGETTO: La salvaguardia dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza nelle regioni italiane
 
Il Consiglio regionale,
Vista la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (Convention on the Rights of the Child), approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989 (ratificata dall’Italia con Legge n. 176 del 27 maggio 1991), che definisce gli obblighi degli Stati e della comunità internazionale nei confronti dell'infanzia e dell’adolescenza secondo i seguenti principi:
- non discriminazione: impegna gli Stati parti ad assicurare i diritti sanciti a tutti i minori, senza distinzione di razza, colore, sesso, lingua, religione;
- superiore interesse del bambino: prevede che in ogni decisione, azione legislativa, provvedimento giuridico, iniziativa pubblica o privata di assistenza sociale, l'interesse superiore del bambino debba essere una considerazione preminente;
- diritto alla vita, sopravvivenza e sviluppo: prevede il riconoscimento da parte degli Stati membri del diritto alla vita del bambino e l'impegno ad assicurarne, con tutte le misure possibili, la sopravvivenza e lo sviluppo;
- ascolto delle opinioni del bambino: prevede il diritto dei bambini ad essere ascoltati in tutti i procedimenti che li riguardano, soprattutto in ambito legale; 
Vista la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, proclamata dall’Assemblea delle Nazioni Unite a Parigi il 10 dicembre 1948, che sancisce la necessità della salvaguardia dei diritti universali ed effettivi della persona; 
Vista la Convenzione Europea per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali (CEDU), redatta dal Consiglio d’Europa e firmata a Roma il 4 novembre 1950 al fine di assicurare la garanzia collettiva dei diritti enunciati nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani;
Richiamato l’art. 44 della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza che prevede che ogni Stato sottoponga al Comitato sui Diritti dell'Infanzia un rapporto periodico sui provvedimenti adottati al fine di applicare i principi sanciti dalla Convenzione e sui fattori e le difficoltà riscontrate che impediscono di adempiere agli obblighi previsti dal trattato;
Vista, altresì, la Legge n. 112 del 12 luglio 2011 che istituisce l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza al fine di assicurare la piena attuazione e la tutela degli interessi dei bambini e degli adolescenti;
Considerata la relazione annuale dell’Autorità garante dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza “Crescere insieme ai bambini e agli adolescenti fa diventare grande l’Italia” presentata al Palamento in data 10 giugno 2013, nella quale si riporta la preoccupante “fotografia” della condizione dell’infanzia e dell’adolescenza nel nostro Paese, che conclude “... l’interesse della crescita del paese non può prescindere dalla piena realizzazione dei diritti delle persone di minore età”;
Considerata la nota in data 17 giugno 2013 di Save the Children Italia ONLUS con la quale si richiede al Presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia di dedicare una sessione del Consiglio regionale all’approfondimento dello stato della condizione dei minori che vivono nella regione e fare delle tematiche dell’infanzia e dell’adolescenza una priorità dell’agenda politica regionale;
Premesso che il 20 novembre di ogni anno si celebra la Giornata Internazionale dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza in ricordo della data in cui la Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza venne approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, e che anche in Italia, con la Legge n. 451 del 23 dicembre 1997 "Istituzione della Commissione parlamentare per l'infanzia e dell'Osservatorio nazionale per l'infanzia", il 20 novembre è stato proclamato giornata nazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza;
Constatato che i dati raccolti nella pubblicazione di Save the Children ”Atlante dell’Infanzia (a rischio)”, che raccoglie un’ampia rassegna di indicatori e mappe sull’infanzia e sull’adolescenza con particolare attenzione alle aree del rischio, mostrano come ancora alcuni diritti fondamentali dei bambini e degli adolescenti siano “a rischio” e come la crisi economica di questi ultimi anni abbia ulteriormente aggravato una condizione di marginalità e fragilità che riguarda un numero sempre maggiore di persone (compresi bambini e adolescenti) che vivono nel nostro Paese;
Rilevato inoltre che l’Italia è tra i Paesi OCSE con un tasso di povertà relativa tra i bambini molto elevato, il 15% vive infatti in famiglie con redditi inferiori alla media nazionale, e con un dato ancor più preoccupante che riguarda la povertà assoluta, con oltre 1 milione di minori nel 2012 che vivono in condizioni di assoluta povertà;
Ricordata la campagna “Allarme Infanzia” promossa da Save the Children in cui si denuncia il “furto di futuro” ai danni delle giovani generazioni e si evidenzia che il rischio della sostituzione di criteri economici di risparmio ai criteri politici nelle scelte nei confronti dei diritti dei bambini e degli adolescenti non può che generare il loro generale impoverimento, non solo economico ma anche culturale, e si traduce in una gravissima privazione di prospettive, speranze ed opportunità;
Constatato che ancora sono presenti nel nostro Paese situazioni di rischio rispetto alla piena garanzia di rispetto dei diritti di tutti i bambini e che la Report Card n. 11 dell’UNICEF “Benessere dei bambini e degli adolescenti nei paesi ricchi” (aprile 2013) pone l’Italia al 22° posto su 29 Paesi nella classifica del benessere dei bambini e dei ragazzi, e la dichiara il Paese con il tasso di “NEET” (Not in education, Employment or Training) più elevato di tutti i paesi industrializzati;
Rammentato che le Regioni e Province autonome – a seguito della legge 328/2000 “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali” e della riforma del Titolo V della Costituzione, avvenuta con legge costituzionale 3/2001 - hanno acquisito un ruolo determinante nell’ambito delle politiche sociali, e quindi anche nel promuovere la tutela delle persone di minore età presenti nei propri territori;
Evidenziato che nella regione Friuli Venezia Giulia sono attualmente residenti 183.086 bambini e adolescenti di età inferiore ai 18 anni di cui 23.532 di origine straniera (Dato ISTAT 2011), nel 2012 risultano domiciliati fuori dalla propria famiglia 429 bambini e adolescenti di età inferiore ai 18 anni (488 se si comprende la fascia d’età fino ai 21 anni) di cui 55 (in genere i casi di maggiore complessità) in comunità situate al di fuori della nostra regione e che in mancanza di un sistema strutturato e condiviso di rilevazione dei dati per i Servizi deputati non siamo in grado di documentare con precisione la prevalenza e l’incidenza di segnali di disagio sociale, disturbi psichici e di tentativi di suicidio in età evolutiva in regione.
IMPEGNA
il Presidente della Regione e la Giunta regionale a garantire che le norme, le politiche e le prassi regionali diano piena attuazione ai principi della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e che le tematiche dell’infanzia e dell’adolescenza diventino realmente una priorità dell’agenda politica regionale anche attraverso:
- l’istituzione di un osservatorio sulla condizione di vita dei bambini e degli adolescenti in regione;
- la definizione di politiche e di azioni positive per:
1. contrastare la povertà minorile, l’allontanamento dalla famiglia o dalle figure affettive di riferimento, ogni tipo di discriminazione relativa all’usufrutto dei diritti definiti dalla Convenzione, la dispersione scolastica, la devianza e l’accesso a vecchie e nuove forme di dipendenza, l’utilizzo dell’immagine di minori a scopo pubblicitario o comunque non rispondente ai bisogni dei bambini e degli adolescenti, la pedo-pornografia e lo sfruttamento del lavoro minorile; 
2. favorire il rispetto dei diritti universali dei bambini e degli adolescenti relativi alla non discriminazione, al superiore interesse del bambino, alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo, all’ascolto delle opinioni del bambino; 
3. richiamare l’attenzione in particolare ai diritti “a rischio”;
4. valorizzare le reti di comunità che permettano di sostenere le famiglie ed i minori garantendo la permanenza del bambino nella famiglia; le azioni volte alla conciliazione dei tempi tra vita personale, lavoro e famiglia, e di conseguenza al sostegno alle possibili scelte di genitorialità;
5. garantire pari opportunità di accesso all’istruzione, alla cultura, alla socializzazione e alla partecipazione sociale, garantire la cura dei bambini e degli adolescenti con problemi di salute fisica e mentale in contesti loro dedicati e con competenze professionali specifiche, garantire la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali.
 
Trieste, 20 novembre 2013