HOME > DOCUMENTI

RUSSO: Relazione di minoranza al Disegno di legge n. 71

pubblicato il 07 novembre 2019

Relazione di minoranza al Disegno di legge n. 71 << Esercizio coordinato di funzioni e servizi tra gli Enti locali del Friuli Venezia Giulia e istituzioni degli Enti regionali di decentramento amministrativo >>
 
Signor Presidente, colleghe e colleghi Consiglieri,

con un passo che ha subito un’improvvisa accelerazione, tanto che alcuni articoli verranno completamente riscritti per l’Aula come annunciato dall’assessore Roberti nel corso della Commissione, arriva alla nostra attenzione il testo della cosiddetta riforma degli enti locali, una “riforma di tutto il territorio” veniva annunciato lo scorso mese di ottobre anche dal Presidente Fedriga.
E invece, dopo che più volte l’assessore Roberti aveva affermato che la legge difficilmente avrebbe visto la luce nel corrente anno perché voleva dare il maggior spazio possibile al contributo di tutti al testo, nello spirito di condivisone col territorio, non solo la prima bozza di testo si è vista direttamente al CAL, ma il centrodestra ha voluto celermente un’intesa per poter depositare il testo e avere la legge nel più breve tempo possibile senza i dovuti approfondimenti, tanto che alle audizioni in Commissione non hanno potuto partecipare alcuni invitati per essere stati avvisati solo all’ultimo minuto.
Ed anche l’asserita disponibilità dell’assessore Roberti ad ascoltare suggerimenti dell’opposizione ed a confrontarsi per migliorare il testo si è risolta in un muro di gomma.
Non è certamente questo il metodo per ascoltare il territorio, e non è il metodo per avere un testo condiviso. Con il risultato che ci troviamo di fronte ad una legge vuota, che non affronta i problemi dei territori e non aiuta gli enti locali né per l’espletamento dei normali servizi né per le politiche di sviluppo locale.
La montagna ha partorito il topolino.
Nessun esercizio innovativo dell'autonomia-specialità del FVG, nessuna risposta vera all’urgenza dei Comuni in materia di personale e segretari e nessuna certezza che si creino collaborazioni intercomunali volte alla soluzione di problemi comuni, attraverso la messa insieme delle proprie risorse. Anzi, i Comuni che possono ritenersi autosufficienti e dotati in maniera adeguata di strutture, risorse e servizi, probabilmente rimarranno nella loro dorata solitudine.
Il vero scopo di questa “riforma”, convitato di pietra che vede un suo embrione negli enti di decentramento amministrativo, è la restaurazione dell’ente elettivo di area vasta, le vecchie province, abolite solo qualche anno fa con il voto unanime del Consiglio regionale, senza avere ancora una minima idea di cosa faranno, se non la gestione dell’edilizia scolastica della scuola superiore e forse lo sfalcio di qualche strada.
Dietro alle parole “dignità ai sindaci” e “libertà ai territori” non si intravede nessun disegno, nessuna programmazione, nessuna idea di sviluppo del territorio regionale nel suo complesso. Forse solo l’intento di dividere politicamente i territori, creando le condizioni per aggregazioni basate sul colore politico anziché sulla coesione territoriale improntata allo sviluppo locale.
Un boccone avvelenato.
Il Parlamentino degli Enti locali, il Cal, esprimendo l’intesa sul testo di legge loro sottoposto, ha chiesto infatti unanimemente dei correttivi alla legge: rispetto del principio di adeguatezza, sostegno economico per l’avvio dei nuovi soggetti aggregativi con personalità giuridica, valorizzazione della funzione di promozione e sviluppo delle Comunità e infine superamento dell'obbligatorietà delle norme concernenti la governance, demandando la materia all'autonomia statutaria degli enti. Lo spirito delle richieste è ben chiaro: la libertà degli enti locali non può tradursi nel loro isolamento, nell’abbandonarli a se stessi, ma la Regione deve creare le condizioni affinché gli enti più grandi e strutturati restino in rete con i più piccoli e li aiutino secondo il principio di sussidiarietà. Solo una minima parte delle richieste è stata accolta, vanificando l’intesa.
La nostra visione è quella che le funzioni di pianificazione sovra-comunale e di area vasta spettino ai Comuni in forma associata o comunque attraverso strumenti aggregativi. Il centrodestra, invece, non vuole che siano i Comuni ad avere questo ruolo, ma pensa al futuro ritorno delle Province per svolgere queste funzioni. Eliminare le concertazioni di area vasta con la Regione, costringendo i sindaci ad arrivare da ogni singolo assessore con il cappello in mano, significa porre un forte freno allo sviluppo coordinato del territorio e annullare ogni possibilità di creare una visione comune.
La reintroduzione a forza delle Province non risolverà i problemi degli Enti locali. Non darà una soluzione alla carenza di personale nei municipi o alle problematiche che quotidianamente i sindaci affrontano. Non intaccherà le carenze di segretari comunali, ragionieri (funzione che non potrà mai essere svolta a livello di ente provinciale), tecnici e funzionari e non risolverà nemmeno il problema delle procedure o della semplificazione.
È un continuare con la politica delle poltrone, in cui il centrodestra eccelle, e che anche in questo disegno di legge emerge prepotentemente laddove alle neonate Comunità si impone di avere un Comitato esecutivo, una Giunta insomma, con Presidente e assessori che possono anche essere presi fuori dai consigli e dalle giunte comunali degli enti componenti la Comunità, naturalmente con relativa indennità.
Il 6 novembre scorso il Consiglio dei Ministri, alla presenza del Presidente Fedriga, ha approvato, chiudendo un percorso iniziato nella precedente legislatura, un decreto legislativo che istituisce il “sistema integrato degli enti territoriali del Friuli Venezia Giulia”, costituito, ai fini del coordinamento della finanza pubblica, dalla Regione Friuli Venezia Giulia, dagli enti locali situati sul suo territorio e dai rispettivi enti strumentali e organismi interni.
Da un lato, quindi, si statuisce un sistema cui tutti danno il proprio apporto, guidato e controllato dalla Regione, per il buon andamento e lo sviluppo territoriale regionale, e di cui il Presidente Fedriga, anche con un po’ di tracotanza, se ne attribuisce il merito assieme all’ex ministra del governo gialloverde (ma riconosciamo che di fronte ad un ottimo risultato può andar di traverso attribuire parte del merito ad altri), dall’altro si distrugge un sistema nato per l’integrazione territoriale in nome di una “libertà” che non fa altro che mettere l’uno contro l’altro, i forti contro i deboli, i ricchi contro i poveri.
Uno strabismo politico, volto all’interesse particolare piuttosto che alla regolamentazione universale, che abbiamo già visto nell’approvare norme ad hoc per gli ambiti socio-assistenziali: là, dove c’era il sistema capitario una testa un voto si è introdotto il sistema per peso di rappresentanza, qua, dove sembrerebbe più logico guardare alla grandezza degli enti come rappresentanza, od in alternativa lasciare loro la scelta nello statuto, si obbliga al sistema capitario.
Ancora una volta si cura il proprio orticello invece di fare riforme utili a tutti.
Il Partito Democratico, nonostante i segnali negativi provenienti dalla Giunta regionale rispetto alla nostra volontà di contribuire a migliorare il testo per rendere il meno negativi possibili gli effetti della legge, farà comunque le sue proposte in Aula.
 
Francesco Russo