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Garantire diritti e salvaguardia della salute di chi è trattenuto e opera nei CIE

pubblicato il 31 luglio 2013

INTERPELLANZA

Oggetto: Intervenire per garantire il rispetto dei diritti e la salvaguardia della salute di chi è trattenuto e opera nei CIE

RICORDATO come i  Consiglieri regionali Codega, Cremaschi , Pustetto e Travanut abbiano effettuato una visita, in data 26 luglio 2013, presso il Centro di Identificazione ed Espulsione di Gradisca d’Isonzo e come a tale visita seguiranno altre da parte di numerosi altri Consiglieri regionali che hanno manifestato l’intenzione di osservare direttamente la situazione.
VERIFICATO che le condizioni di vita delle persone trattenute (e le condizioni di lavoro di quanti operano all’interno della struttura) non sono apparsi tali da far ritenere garantito il pieno rispetto della dignità e dei diritti delle persone,
RISCONTRATA l’estrema eterogeneità delle situazioni vissute dalle persone attualmente trattenute presso il CIE di Gradisca d’Isonzo: immigrati clandestini che hanno appena raggiunto il suolo italiano, persone che vivono da decenni in Italia e che hanno famiglia e figli nati in Italia, ma che non hanno un lavoro regolare o che hanno un permesso di soggiorno scaduto, persone che riferiscono di provenire da territori in cui sono in corso eventi bellici, persone che hanno già scontato una pena in carcere (e che dovrebbero essere identificate nel corso della detenzione in carcere, come da Direttiva Amato Mastella del 2007 senza scontare una ingiusta estensione della pena),
RISCONTRATA la presenza di situazioni di fragilità e vulnerabilità psichica che necessitano di interventi socio sanitari non attuabili dentro un sistema di contenzione,
VERIFICATO che anche le forze dell’Ordine ritengono scarsamente tutelante la situazione sia per le persone trattenute, sia per gli operatori deputati a mantenere le norme di legge, tanto che lo stesso Sindacato di Polizia è intervenuto con numerosi comunicati,
CONSIDERATO infine che la Costituzione Italiana circoscrive a situazioni di estrema necessità ed urgenza le limitazioni alla libertà individuale e attribuisce esclusivamente al potere giudiziario, e non all’esecutivo, la competenza in materia di detenzione,
RITENUTO quindi che nei confronti dei CIE in generale e del CIE di Gradisca d’Isonzo in particolare, in quanto ubicato sul territorio regionale, si ponga un problema umanitario, un problema di diritto ed un problema di efficacia,
Tutto ciò premesso, i sottoscritti Consiglieri regionali

INTERPELLANO

il Presidente della Regione, e per esso gli Assessori competenti, per sapere:
a.    quali iniziative urgenti intende assumere la Giunta regionale al fine di verificare le condizioni di vita delle persone trattenute e di quanti operano presso il CIE di Gradisca e conseguentemente intervenire presso la Prefettura, l’Ufficio Immigrazione della Questura, e presso qualunque altro Ente coinvolto affinché sia garantito, per quanto di competenza della Regione, il rispetto dei diritti delle persone, la cura della salute tramite il SSR, il supporto legale, e le condizioni di sicurezza per le persone trattenute e per gli operatori;
b.    quali azioni intenda intraprendere l’Esecutivo regionale nei confronti del Ministero affinché venga verificata la costituzionalità delle Leggi e delle norme attuate in questi anni e vengano abrogate le eventuali norme non rispettose dei diritti ai sensi della Costituzione e della Carta dei Diritti Umani.
Si interpella altresì il Presidente della Regione affinché il Ministero venga impegnato a non “lasciare soli” i Comuni, nel caso della Regione Friuli Venezia Giulia il Comune di Gradisca d’Isonzo, che si trovano nelle condizioni di rispondere ad un problema umanitario di interesse nazionale ed internazionale.

Silvana CREMASCHI
Franco CODEGA
Ilaria DAL ZOVO
Alessio GRATTON
Diego MORETTI
Stefano PUSTETTO
Mauro TRAVANUT

Trieste, 31 luglio 2013

ALLEGATO 1
La Costituzione italiana circoscrive a situazioni di estrema necessità ed urgenza le limitazioni alla libertà individuale e attribuisce esclusivamente al potere giudiziario e non all’esecutivo, la competenza in materia di detenzione
Fino al 1990 è previsto l’allontanamento “spontaneo” dell’immigrato irregolare che riceve il “foglio di via”. In casi particolari l’espulsione coattiva può essere attivata con l’Autorizzazione del Ministero dell’Interno.
La Legge Martelli n 39 /1990 trasferisce ai Prefetti il ruolo precedentemente attribuito al solo Ministero (l’espulsione coattiva con accompagnamento alla frontiera da parte delle forze di polizia) per chi non ottempera a quanto prescritto con il foglio di via. L’espulsione diviene in teoria più efficace e veloce; ma in realtà si scontra con il rifiuto da parte dei Paesi d’origine di riaccogliere i propri migranti e con la difficoltà nell’accertamento dell’identità e della nazionalità degli irregolari.
Il decreto Dini n 489 del 18 settembre 1995 introduce l’obbligo di dimora (per un tempo non superiore ai 30 giorni) per gli stranieri in attesa di espulsione al fine di superare le difficoltà di identificazione o di rimpatrio (introduce così una prima limitazione delle libertà personali)
Nel 1998 vengono istituiti dalla Legge 40 Turco Napolitano i CPTA (Centri di permanenza temporanea ed assistenza): Quando non è possibile eseguire con immediatezza l’espulsione mediante accompagnamento alla frontiera ovvero il respingimento …il questore dispone che lo straniero sia trattenuto per il tempo strettamente necessario presso il Centro di Permanenza Temporanea e di Assistenza più vicino….  In tali Centri lo straniero attende la rimozione degli ostacoli dell’esecuzione dell’allontanamento. Il tempo di trattenimento è di 20 giorni, eventualmente prorogabili fino a 30. La carta dei diritti e dei doveri deve essere consegnata ad ogni persona trattenuta in una lingua per lei comprensibile.
Nel 2002 la Legge Bossi Fini n 189 generalizza e rende obbligatorio l’accompagnamento coattivo alla frontiera, prolunga a 60 giorni il tempo di permanenza nei CPT.
Nel 2008, dopo poche settimane dall’investitura del governo Berlusconi, il Decreto Legge n 92 “Misure Urgenti in materia di sicurezza pubblica” ribattezza i Centri che diventano “Centri per l’Identificazione e l’espulsione”.
La direttiva europea 115/CE del dicembre 2008 (che fissa al 24 dicembre 2010 il termine per il recepimento) sancisce alcuni diritti fondamentali affinché le persone siano rimpatriate in maniera umana e nel rispetto dei loro diritti e della loro dignità. Impone agli stati di concedere un termine per il rimpatrio volontario dello straniero, ricorrendo all’espulsione e al trattenimento coattivo solo in seconda battuta. “Gli stati possono ricorrere alla “detenzione” solo quando altre misure meno afflittive siano inapplicabili, mentre la detenzione senza alcuna concreta prospettiva di espulsione è da considerarsi illegittima.”
L’Italia recepisce in modo anomalo la Direttiva europea aumentando nell’agosto 2009 (adozione del Pacchetto sicurezza) da 30 fino a 180 giorni e successivamente (legge 129 del 2 agosto 2011) a 18 mesi i tempi di permanenza nei CIE. Il Pacchetto sicurezza introduce anche il “reato di clandestinità” (anche probabilmente per evitare l’applicazione della direttiva europea).
2010. Il relatore speciale delle Nazioni Unite per i diritti dei migranti denuncia l’uso sproporzionato della detenzione a scopo deterrente nei confronti dell’immigrazione.
Nel 2011 la Commissione Europea apre una procedura d’infrazione contro l’Italia per mancato recepimento della direttiva.

ALLEGATO 2 La visita al CIE
L’immigrazione irregolare va considerata una questione umanitaria o un problema di criminalità?  
I CIE garantiscono il rispetto della dignità e dei diritti fondamentali dei migranti trattenuti? A 15 anni dall’istituzione quale è la reale efficacia della detenzione amministrativa nel contrasto all’immigrazione irregolare? Esistono strumenti meno afflittivi per affrontare questo fenomeno?
Il problema umanitario e di diritto: Il “trattenimento” degli stranieri irregolari è una anomalia nell’ordinamento giuridico italiano perché prevede l’applicazione di una misura caratteristica della giustizia penale per un illecito amministrativo.  Si introduce la “detenzione amministrativa” di persone che non hanno commesso delitti, non hanno avuto un regolare processo, non hanno avuto diritto alla difesa e che vivono condizioni di disumanità perfino peggiori di quelle delle carceri. Nel corso della visita effettuata in data 26 luglio 2012 abbiamo calcolato 35 gradi in gabbie di cemento e ferro, con le sbarre anche sul “soffitto” del cortile. Abbiamo saputo della eliminazione dei materassi per mesi per tutti i “trattenuti”, della lavatrice rotta da 3 mesi che non può essere riparata perché le pratiche di autorizzazione non sono state completate e di innumerevoli altri elementi caratteristici delle “Istituzioni Totali”. Le circa 70 persone attualmente detenute senza giudizio, giovani, maschi, nel pieno delle energie, non hanno nessuna attività in programma e non possono attivarsi spontaneamente per compiere una qualsiasi attività nel corso dei 18 mesi di detenzione; perfino l’unico spazio possibile, il campo da calcio di cemento interno al Centro e chiuso da sbarre sui 4 lati, non può essere utilizzato perché i lavori per la chiusura del “soffitto” con le sbarre sono fermi da anni. Il regolamento proibisce alle persone trattenute l’utilizzo del cellulare, di libri o giornali e in generale della carta per leggere o scrivere, dello specchio per osservare il proprio volto dal barbiere … ovviamente è proibito tagliarsi la barba da soli… ( mi manca la mia faccia, mi dice un “trattenuto”), è proibito l’utilizzo di lacci per le scarpe, sciarpe, accendini, fiammiferi e pettini; i colloqui con esterni sono limitati a parenti identificabili come tali e che abbiano presentato  domanda alla Prefettura; gli spazi a disposizione prevedono stanzoni da 10 letti (attualmente senza lenzuola per l’impossibilità di utilizzo della lavatrice, spesso senza materassi) senza un mobile per depositare i propri effetti personali, senza uno spazio minimo di rispetto della privacy. La contenzione farmacologica viene riferita come mezzo comune e forse inevitabile in quel contesto per ridurre l’inevitabile tensione ed aggressività reattiva. L’intervento sanitario è effettuato dal SSR solo per gli accessi in urgenza.
Il problema di efficacia nel combattere l’immigrazione clandestina: nei CIE in Italia è attualmente trattenuto circa l’1% della popolazione immigrata in modo irregolare. Inizialmente la norma prevedeva un tempo massimo di 20 giorni per l’identificazione e l’eventuale espulsione o il rilascio. Il tempo è stato poi trasformato in un massimo di 18 mesi, solo nel 40% circa dei casi la detenzione porta all’espulsione… la legge recita che non può essere attuato trattenimento se non è prevedibile l’espulsione.