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RUSSO Francesco

Vice Presidente

Biografia

Nato a Trieste il 22 giugno 1969, si è laureato in Scienze Politiche presso l’Università di Trieste e specializzato presso l’Università Pontificia Gregoriana (Roma) e l’Università di Padova. Dal 2006 è professore associato di Storia e Politiche Internazionali della Formazione presso l’Università degli Studi di Udine.
Già consulente della Presidenza del Consiglio dei Ministri e membro del CdA dell’Università di Trieste, del Trieste Science Center, dell’Ente per la Zona Industriale di Trieste, è stato vicepresidente di Area Science Park e dell’incubatore di impresa Innovaction Factory, dal 2007 al 2011.
Segretario del PD di Trieste dal 2010 al 2013.
Senatore della Repubblica Italiana nella XVII legislatura (2013-2018) con il Partito Democratico, è stato Segretario d’Aula e membro della Commissione Affari Costituzionali e della Giunta per il Regolamento.
Nel 2013 ha fondato il laboratorio di in-formazione socio-politica 20Lab, dedicato alle giovani generazioni.
Eletto consigliere della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia nell’aprile 2018, è Vice Presidente del Consiglio Regionale.

Audio e Video

pubblicato il 13 novembre 2019

Enti locali: Russo (Pd), cdx priva di idea, legge fa peggio delle Uti

Enti locali: Russo (Pd), cdx priva di idea, legge fa peggio delle Uti
 
TRIESTE. 13.11.19. «Un anno e mezzo fa il presidente Fedriga annunciava nuovi ed efficienti modelli di area vasta. Oggi, nel momento della discussione in Aula della legge sugli enti locali aspettiamo ancora di capire quale sia esattamente l’impianto al quale la Giunta si è ispirato. La verità è che non c’è nessuna idea e che sono riusciti a fare peggio delle Uti». Lo ha detto il vicepresidente del Consiglio regionale, Francesco Russo (Pd), intervenendo in Aula durante il dibattito sul ddl 71 “Esercizio coordinato di funzioni e servizi tra gli Enti locali del Friuli Venezia Giulia e istituzioni degli Enti regionali di decentramento amministrativo”.
«Sono stati promessi nuovi “modelli di area vasta” che dovevano garantire “efficientamento dei servizi e salvaguardia delle specificità”. Non c'è traccia di Cantoni, del “modello Alto Adige”, di Province e non c’è traccia neppure di un disegno complessivo, quello per il quale la Lega aveva l’ambizione in pochi mesi addirittura di cambiare la Regione».
Le Uti, continua Russo, «andavano certamente migliorate, soprattutto nel limite maggiore che avevano, ossia la scarsa condivisione del processo, ma dobbiamo dire che stavolta dietro al grande mantra propagandistico della “libertà” ai sindaci, davvero non c’è nulla. La libertà di fare cosa? Di costituire inutili comunità che fanno le stesse cose che si potevano fare con le Unioni o anche solo con delle convenzioni? Di farsi gli affari propri ? O di costituire comunità che alla fine saranno solo la somma di “3 o 4 miserie”?».