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A4: Santoro (Pd), Roma-padrona vuole i nostri asset

pubblicato il 08 novembre 2018

08.10.18. «Dov'è finito il centrodestra indignato che ci accusava di svendere Autovie quando stavamo trattando la governance della futura NewCo? Dalle nostre previsioni di governance siamo passati a Roma-padrona che, passandoci sopra la testa vuole comandare a casa nostra». A dirlo è il consigliera regionale del Pd, Mariagrazia Santoro commentando le notizie secondo cui il ministro Toninelli vorrebbe imporre il controllo totale dello Stato sulle concessioni autostradali della A4 e della A22 nonostante il percorso abbia condotto alla creazione di due società interamente pubbliche. A proposito Santoro ha depositato oggi un’interpellanza urgente per capire cosa sta succedendo nei rapporti con il Governo in merito alla concessione autostradale che riguarda la nostra Regione.
«Noi avevamo previsto o l’intesa Stato-Regioni per la nomina dell’amministratore unico o la maggioranza di azioni, componenti cda e presidente a favore delle Regioni e il solo Ad indicato dallo Stato. Adesso siamo a Roma-padrona, allo Stato che vuole comandare a casa nostra, controllare e guadagnare sull’efficienza operativa di una società che il nostro territorio ha creato, fatto crescere e reso solida».
La Lega Fvg, continua Santoro «ha tradito la sua origine federalista, non difende l'autonomia regionale e risponde solo agli ordini di Roma. In tutto ciò, nonostante cerchi di ritrovare in qualche modo una sua centralità politica, Forza Italia non conta più nulla».
E ancora, aggiunge l'esponente dem, «Fedriga sia fedele al mandato di presidente della Regione autonoma e non si lasci divorare dagli appetiti di chi governa a Roma. Qui rischiamo grosso perché la partita è nazionale, gli interessi sono enormi e non possiamo permetterci di cedere di un millimetro. Mettere in mano un asset fondamentale come Autovie a un ministro come Toninelli non è giusto e sarebbe comunque una follia, dato che, messo alla prova dei fatti, ha già fallito su tutti i fronti. Il governo del cambiamento è marcatamente centralista ed autoritario e – conclude - sta riportando le autonomie e la specialità alla preistoria dei rapporti istituzionali».