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Spazzacorrotti: Cosolini (Pd), invece che i corrotti si colpisce la vita associativa

pubblicato il 14 marzo 2019

 14.03.19. «Nella foga demolitrice verso i partiti e nel voler etichettare a tutti i costi la politica come qualcosa di sporco, la legge spazzacorrotti voluta dal governo gialloverde, mette in crisi l'intero sistema dell'associazionismo e la vita associativa. Il presidente Fedriga intervenga nei confronti dei parlamentari del Fvg e del Governo per scongiurare una caccia alle streghe all'interno di comunità fondate sul volontariato». A dirlo è il consigliere regionale del Pd, Roberto Cosolini che oggi ha depositato una mozione “Grave danno al sistema dell’associazionismo e del volontariato e ai diritti dei cittadini” con la quale chiede appunto un intervento dell'esecutivo regionale, nei confronti del Parlamento e del Governo nazionale, «per evidenziare una situazione assurda che potrebbe avere effetti estremamente negativi per il sistema associativo e del volontariato di tutto il Paese, ed etichettare, come potenziali corruttori, moltissimi cittadini italiani che prestano la propria opera per il bene comune, e per chiedere un intervento per una ragionevole modifica della normativa». La nuova normativa, evidenzia Cosolini nella mozione, «investe di fatto tutti quegli enti, tra cui associazioni culturali, sportive, di volontariato che hanno nei propri organi direttivi persone che abbiano o abbiano avuto nei dieci anni precedenti un qualsiasi coinvolgimento con la politica o con la pubblica amministrazione, dal livello parlamentare a quello comunale, fino all’essere consigliere comunale di un piccolo Comune. Tutte queste associazioni, sportive, culturali, di volontariato vengono assimilate, dalla nuova norma, a partiti politici e ne assumono gli obblighi. In sostanza, più che combattere la corruzione nella vita pubblica pare che con questa disposizione si voglia colpire la libera vita associativa nella nostra comunità e generalizzare un clima di sospetto e di esclusione generalmente rivolto verso chiunque abbia svolto, svolga o intenda svolgere un mandato istituzionale a qualsiasi livello con ciò punendo l’esercizio di diritti garantiti dalla nostra Costituzione». Praticamente, conclude Cosolini «di questi tempi una moltitudine di associazioni e comitati dovrà “radiografare” i dieci anni di vita precedente dei componenti i rispettivi direttivi per accertarsi che qualcuno, magari nel 2010, non sia stato consigliere comunale anche di un piccolo paese. E chi oggi siede in un Consiglio comunale o regionale sa che per dieci anni dopo la fine del suo mandato dovrà astenersi dall’entrare in qualsiasi direttivo associativo per evitare che la sua “ingombrante” presenza causi seccature e oneri all’associazione».