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Cultura: Da Giau (Pd), da Giunta Fedriga ostilità verso operatori a editoria Fvg

pubblicato il 08 maggio 2019

 08.05.19. «La Giunta Fedriga e in particolare l'assessore Gibelli stanno minando le basi, anche imprenditoriali, della cultura del Fvg. Chi ha preso un impegno lo deve portare a termine e non pensare di essere in gita per un paio d'anni e poi togliere il disturbo, come fosse un passatempo a scadenza. Serve responsabilità verso un settore, quello culturale, che rappresenta un fiore all’occhiello della nostra Regione, ed è migliore espressione delle nostre identità. C'è un intero sistema, fatto anche di micro realtà, che merita rispetto e sostegno. Questo non solo non sta accadendo, ma addirittura si introducono elementi di ostilità». A dirlo è la consigliera regionale del Pd, Chiara Da Giau commentando le dichiarazioni dell'assessore alla Cultura Tiziana Gibelli riguardo alla presenza degli editori del Fvg al Salone del Libro di Torino e della loro decisione, quasi collettiva, di rinunciare alla partecipazione.
«La strada intrapresa dall'assessore, con l’esplicita copertura di Fedriga, sta portando allo scollamento con le realtà territoriali e con gli operatori e imprenditori del settore. Ha iniziato con i bandi sulla cultura, con la progettualità tematica riferita a Leonardo, e ora sta minando la coesione del comparto in vetrine nazionali come il Salone di Torino, dove, anche per rispetto dell’ingente investimento regionale sostenuto, sarebbe auspicabile offrire un’immagine coesa di cultura, soprattutto rispetto al mondo dell’editoria. Di questo passo, per la “data di scadenza” che si è data Gibelli, metà mandato, non ci sarà un bel nulla da gestire nel comparto cultura. Vetrine come il Salone di Torino sono occasioni di visibilità importantissime per piccole realtà editoriali come quelle regionali. Meriterebbero attenzioni maggiori per un lavoro di promozione e divulgazione culturale che non deve essere penalizzato e strumentalizzato, ma valorizzato al meglio. Atteggiamenti di sfida, arroganza e ostilità, spiegabili solo con questioni ideologiche, portano via, un pezzo alla volta, quanto costruito in anni di lavoro e impoveriscono il comparto editoriale regionale che vive da tempo momenti di grave difficoltà».