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?Garante Fvg: Da Giau (Pd), nessuna condivisione, a scegliere è ancora Fedriga

pubblicato il 01 ottobre 2019

 01.10.19. «Chinare il capo a Fedriga e alla Lega è una pratica sempre più costante. Oggi, in occasione del parere sulle candidature per l'elezione del Garante regionale dei diritti della persona, Zanin ha consegnato le chiavi del Consiglio a Fedriga che anche su questo tema ha voluto apporre il suo imprimatur, con incomprensibili ragioni di necessità e opportunità, spazzando via ogni annunciata ma non praticata condivisione». A dirlo è la consigliera regionale del Pd, Chiara Da Giau a margine della seduta della Giunta nomine, riunita oggi per il parere sulle candidature pervenute per l’elezione del Garante regionale dei diritti della persona. «Va ricordato che la condivisione è sottesa alle prescrizioni di legge stessa, attraverso la necessità di una maggioranza qualificata per l’elezione e dalle linee guida della Conferenza dei presidenti delle assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome che vogliono i garanti dotati di “ampie prerogative di autonomia e indipendenza rispetto ai vertici politici».
Secondo Da Giau, «il metodo sulla nomina del nuovo garante è deplorevole, purtroppo in linea con il motivo per il quale siamo arrivati a questo punto. Ed è la di volontà di censura dei precedenti garanti che ha portato un anno fa alla modifica della legge per la loro destituzione e oggi a una candidatura della sola maggioranza ostinatamente e inspiegabilmente indisponibile alla riconferma della Garante uscente. Platealmente smentita quindi la motivazione del presidente Zanin alla riapertura dei termini per le candidature in vista della ricerca della massima condivisione su un organo di garanzia di estrema importanza. Su questa premessa ci si sarebbe attesi la ricerca dell’assenso anche dei gruppi di minoranza così come avvenuto per l’elezione del Difensore civico. In realtà, poiché gli organi di garanzia sono emanazione del Consiglio regionale, il presidente Zanin è stato ancora una volta esautorato dal suo ruolo e nonostante il presidente Fedriga sia anche consigliere, stride istituzionalmente l’intervento diretto nell'indicazione di un nome di suo gradimento e sul quale le minoranze non hanno avuto alcun ruolo».