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COSOLINI: Relazione di minoranza al Disegno di legge regionale n. 5 Assestamento del bilancio per gli anni 2018-2020

pubblicato il 18 luglio 2018

Relazione di minoranza al Disegno di legge regionale n. 5
Assestamento del bilancio per gli anni 2018-2020 ai sensi dell’articolo 6 della legge regionale 10 novembre 2015, n. 26
 
Signor Presidente, colleghi consiglieri,
un ddl di assestamento di bilancio di una Giunta in carica da due mesi certo non è leggibile e valutabile con il metro della condivisione o del dissenso rispetto alla visione strategica e alle scelte politiche fondamentali. Se poi la dimensione delle risorse in gioco è contenuta e buona parte delle scelte sono obbligate nel segno di una continuità che vede una quota significativa di queste risorse impiegata, come avviene da molti anni a questa parte, nell’indispensabile rabbocco dei conti della sanità, questa premessa non può che rafforzarsi.
La posizione critica del Gruppo del Partito Democratico riguarda soprattutto il clima che nelle settimane scorse Giunta e maggioranza avevano creato attorno alla manovra necessaria per la sanità, esasperandone il significato e attribuendone la responsabilità politica all’ Amministrazione precedente. E’ evidente da un lato che siamo in presenza di un rabbocco assolutamente fisiologico, anzi inferiore di molto alla media dei 15 anni precedenti, come è evidente, dall’altro che, quando inizia a governare, il centrodestra non resiste alla tentazione di partire lanciando allarmismi su “buchi” ereditati che poi con il passare del tempo e l’approfondimento dei numeri si rivelano irrilevanti o addirittura inesistenti.
La nostra posizione critica riguarda invece nel merito innanzitutto l’avvio di una controriforma strisciante, fatta non di un disegno armonico alternativo ma di singoli provvedimenti di cui abbiamo pezzi anche nel ddl in oggetto, e che riguarda la riforma degli enti locali e in particolare le UTI.
Certo l’avevate preannunciato in campagna elettorale con una certa forza ma è anche vero che i toni poi si erano abbassati e sembrava prevalere una certa prudenza, ovvero il senso di responsabilità di non sconvolgere istituti che hanno iniziato un loro percorso.
Oggi, quando volete sminuire la scelta dei 3 milioni, parlate di “risarcimento”: è fin troppo facile obiettare che ogni riforma, intervenendo in un settore, ha introdotto vuoi percorsi vuoi strumenti che hanno premiato sulla base di parametri definiti i soggetti interessati…. Non per questo chi quella riforma la ha criticata parte poi, quando tocca a lui governare, con misure “risarcitorie”: semmai proponendo un disegno diverso introdurrà altri criteri di valutazione dei comportamenti e di premialità.
Il “risarcimento” viene invece introdotto a compensazione di misure incentivanti, non di sanzioni o tagli subiti dai Comuni che non sono entrati nelle UTI, e quindi avvia la destrutturazione di fatto di un sistema senza che sia all’orizzonte un chiaro disegno diverso.
L’obiettivo da subito è quello di non rendere più conveniente, e probabilmente strada facendo apparirà addirittura svantaggioso, far parte delle UTI.
Sono solo 3 milioni vero: ma sono risorse che, se aveste evitato di cadere nella tentazione del premio politico a chi ha contestato la riforma, potrebbero essere utilmente impiegate per rifinanziare graduatorie rivolte a tutti gli enti locali e relative ad interventi immediatamente realizzabili con benefici sulle comunità locali.
E tutto ciò avviene senza che si appalesi un’idea di fondo per la vostra riforma del sistema degli enti locali, che comunque dovrà fare i conti con necessità ormai non rinviabili di integrazione di funzioni, di massa critica necessaria per gestire attività sempre più complesse, che richiedono professionalità ormai non alla portata delle piccole dimensioni, o che operano su interdipendenze territoriali cui non si fa fronte adeguatamente con strumenti troppo leggeri e non strutturali quali accordi, convenzioni ecc..
Ci si dirà che è passato poco tempo e che la vostra impostazione prevede il coinvolgimento, la partecipazione, e che cosi nascerà il disegno di riforma organica. 
E’ fin troppo facile replicare evidenziando come:
- sul piano del metodo anche queste misure allora avrebbero dovuto nascere da un confronto vero con il sistema degli enti locali e intervenire perciò su un quadro di priorità quanto più condiviso;
- sul piano dei contenuti almeno un’idea di fondo di dove volete andare dovrebbe emergere, e partire magari dall’evitare la confusione tra l’integrazione di funzioni dei comuni e le funzioni tipiche dell’area vasta: perché vi abbiamo sentito parlare delle vecchie province, oppure di cantoni, o di un sistema in cui ognuno fa ciò che vuole, si unisce oppure ne fa a meno.
Per intanto la nostra contrarietà alla cosiddetta misura “risarcitoria” si traduce in emendamenti con cui il gruppo del Partito Democratico propone di utilizzare quei 3 milioni destinandoli ad interventi significativi, rapidamente cantierabili, a beneficio delle comunità locali. E si traduce in emendamenti tesi a limitare il danno all’istituto delle UTI che gran parte dell’art. 10 porta dichiaratamente con se.
E’ un assestamento a zero per tutta una serie di interventi, in primis quelli finalizzati allo sviluppo dell’economia e alla crescita dei posti di lavoro: non accadeva da molti anni, e stride con le dichiarazioni che più volte abbiamo udito in questi mesi da giunta e maggioranza.
Valga a tale proposito fra gli altri l’esempio dell’agricoltura, che lo scorso anno aveva beneficiato di 7 milioni in assestamento e oggi è a secco, ma certo industria, turismo, servizi, artigianato non stanno meglio. Risulta a tale proposito non condivisibile la scelta di accantonare 10 milioni (perché poi 10?) in vista di un adempimento alla nota sentenza della Corte Costituzionale su cui negoziato, e quindi determinazione di tempi, modalità e misura, non sono ancora definiti. Certo sarebbe molto più logico destinare questi soldi ai settori produttivi e quindi al lavoro, in un momento dell’anno in cui il loro effettivo impiego nei tempi è ancora possibile, e semmai attingere alle prossime variazioni in corso d’anno, con spazi temporali molto più ristretti per un efficace impegno, per corrispondere, magari in presenza della necessaria e puntuale intesa, all’obbligo sentenziato dalla Corte Costituzionale.
L’unico intervento significativo, rivolto all’economia, è giunto con gli emendamenti portati dalla Giunta in Commissione integrata e riguarda la portualità, e in particolare il porto di Monfalcone ma appare, nella modalità di intervento, non tener conto del DPR che ha sancito il passaggio dello scalo monfalconese nell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale sulle cui modalità di passaggio di consegne, a decreto operativo, vorremmo davvero saperne di più.
Non vorremmo che fosse più che una svista, a leggere anche di qualche evidente frenata, di cui la cronaca di recenti incontri ci dà notizia, rispetto ad una scelta strategica di integrazione indispensabile e da tutti a parole auspicata. Sarebbero frenate incomprensibili e dannose, in nome di micro localismi che hanno penalizzato la portualità del FVG e che vorremmo lasciarci alle spalle per essere all’altezza della competizione globale sui flussi di traffico.
Non ci sono investimenti, ci sono invece alcuni tagli che a nostro giudizio sono significativamente dannosi:
- quello alle risorse per studi e progettazione del recupero di aree militari dismesse, che depotenzia un innovativo canale contributivo per consentire agli enti locali di iniziare a lavorare a progetti concreti di recupero e utilizzo di questi siti;
- quello sui fondi della prima casa, come se garantire ai cittadini contributi per l’acquisto o la manutenzione delle proprie prime case non sia una priorità;
- la cancellazione degli articoli sul contrasto alle discriminazioni.
Se la premessa iniziale sul carattere di transizione di questa manovra di assestamento rimane valida, è altresì vero che, al di fuori di dove vi sono evidenti marcature ideologiche, non vi sono nuove idee, anche a sentire gli interventi degli Assessori in Commissione, e vi sarà in molti campi una continuità con l’azione della precedente Amministrazione, anche apprezzabile pur se incoerente con i proclami all’insegna del “è un disastro, è tutto da cambiare” della lunga e dura campagna elettorale: ma questo sarà oggetto di maggior approfondimento nell’esame del DEFR.
In sede di discussione e di illustrazione degli emendamenti con cui cerchiamo di porre riparo agli aspetti più negativi di questo DDL, il nostro Gruppo avrà modo di argomentare in modo più articolato i principali punti di dissenso e il senso delle modifiche che proponiamo all’Aula.
Per intanto, per quanto detto e per quanto esplicitato nel dibattito nelle Commissioni il nostro è un giudizio negativo sul testo presentato in Consiglio: discussione e voto sugli emendamenti, tra cui quelli da noi presentati, determineranno poi ovviamente il voto finale.
 
Roberto Cosolini