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BAGATIN: Relazione a pdl 97 sostegno al reddito

pubblicato il 02 luglio 2015

Signor Presidente, Signori Consiglieri,
L’Italia è stata caratterizzata fino al 2011 da una sostanziale stabilità dell’incidenza della povertà sulla popolazione: sia i dati riferiti alla <<povertà assoluta>> che quelli relativi alla <<povertà relativa>> delineavano un quadro abbastanza statico e una sostanziale incapacità dei trasferimenti economici pubblici di ridurre significativamente il rischio di caduta in povertà della popolazione interessata.
Le cifre della povertà sono, invece, aumentate in modo significativo nel 2012 e ancora nel 2013; secondo i dati Eurostat, nel 2013 il 28% della popolazione italiana è a rischio di povertà o esclusione sociale.
Le stime dell’Istat indicano che in Friuli Venezia Giulia l’incidenza della povertà relativa in base ai consumi si attesta al 6,1% delle famiglie, pari a oltre 34.000 nuclei e circa 100.000 persone, un valore che ci pone tra le cinque regioni italiane con l’incidenza più bassa (dopo Trentino-Alto Adige, Emilia Romagna, Toscana e Piemonte).
Sempre nel 2013, inoltre, il 16,7% delle persone residenti in Friuli Venezia Giulia (oltre 200.000) risultano a rischio di povertà o esclusione sociale, secondo la definizione adottata in ambito UE (strategia Europa 2020).
Anche l’analisi della situazione del mercato del lavoro contribuisce a definire un quadro nazionale preoccupante.
Secondo i dati Istat, in Italia il tasso di disoccupazione a settembre 2014 è pari al 12,6%, con un incidenza maggiore fra le donne (13,9%) rispetto agli uomini (11,6%). Nello stesso mese, il tasso di disoccupazione tra i giovani 15-24enni è stimato al 42,9%, due punti percentuali in più rispetto a un anno prima (settembre 2013).
In sei anni di crisi (2008-2013) in Friuli Venezia Giulia si sono persi quasi 24.000 posti di lavoro dipendente nel settore privato (esclusa l’agricoltura), pari ad una flessione dell’8%. Si tratta di un risultato particolarmente negativo, soprattutto se confrontato con le performance delle altre regioni del Nord, che segnano una diminuzione complessiva del 5,2%, in linea con il contesto nazionale (-5,5%).
La disoccupazione in Friuli Venezia Giulia è cresciuta notevolmente negli anni della crisi, passando da 18.500 persone in cerca di lavoro nel 2007 a più di 42.000 nel 2014. L’incremento ha riguardato soprattutto la componente dei disoccupati con precedenti esperienze lavorative (in prevalenza maschi). Occorre sottolineare che ormai oltre il 40% dei disoccupati in regione è alla ricerca di un lavoro da oltre 1 (pari a circa 18.000 disoccupati di lunga durata). A questi numeri si possono sommare quelli dei cosiddetti “inattivi”, ossia di coloro che sono in condizione non professionale né cercano un lavoro (quasi 42.000 unità in regione nel 2014).
Occorre infine tenere presente che, con sempre maggiore intensità, anche nella nostra regione si manifesta il problema dei cosiddetti “lavoratori poveri” (working poor); alcuni esempi sono costituiti dai collaboratori a progetto (oltre 9.000 nel 2013, anche se si tratta di una forma contrattuale sempre meno diffusa che dovrebbe scomparire nei prossimi anni), dai prestatori di lavoro occasionale accessorio (nel 2013 sono stati venduti oltre 2,7 milioni di voucher in Friuli Venezia Giulia), dai collaboratori presso la Pubblica Amministrazione.
In tutti i casi citati i redditi annui percepiti sono mediamente molto bassi.
L’incremento della povertà assoluta diffusa, così come una diminuzione dell’occupazione, sono all’origine di questo progetto di legge.
Il contrasto alla povertà è stato un obiettivo tradizionalmente perseguito attraverso gli interventi di assistenza, e ha assunto negli anni della crisi una dimensione qualitativa e quantitativa sempre più rilevante, interessando, come visto, fasce di popolazione sempre più ampie.
Questa proposta di legge, in linea con le più moderne politiche di settore, mira a qualificare le misure di sostegno al reddito come azioni non solo di tipo assistenziale, ma anche di empowerment, di inserimento e promozione sociale e lavorativa: da qui la denominazione del provvedimento << misure di inclusione attiva e di sostegno al reddito>>.
Questa dimensione è decisiva per caratterizzare le politiche di contrasto alla povertà in senso promozionale, come riconoscimento e responsabilizzazione delle persone, delle loro risorse, e impegno a valorizzarle e a darsi da fare per uscire dalla situazione di dipendenza economica e di fragilità o marginalità sociale, utilizzando tutti i possibili percorsi.
In questa visione, nella presente proposta di legge si legano il sostegno ad una “condizione di povertà” e all’inserimento lavorativo e sociale (ad esempio attraverso la formazione e tirocini di inclusione, o altre iniziative previste dalle politiche attive del lavoro), al fine di evitare che una condizione di difficoltà economica temporanea diventi strutturale e si trasformi in esclusione sociale.
Nella proposta di legge questi principi sono declinati con chiarezza, e vedono nell’affidamento ai Sevizi pubblici regionali competenti in materia di lavoro e ai Servizi sociali dei Comuni, la “promozione del superamento delle condizioni di difficoltà”. Tale previsione acquista ancora più consistenza e vigore alla luce di quanto previsto in tema di occupazione ed inclusione attiva dal Programma Operativo del Fondo Sociale europeo della Regione FVG, recentemente approvato dalla Commissione europea, e previsto tra gli strumenti utili dal provvedimento.
La strategia di mobilitazione del Fondo Sociale Europeo per il periodo 2014-2020 si caratterizza per la volontà di sviluppare azioni di contrasto e di riscatto dagli effetti negativi sul mercato del lavoro e sull’inclusione attiva, “creando le condizioni per una ripresa sostanziale dell’occupazione, grazie anche al consolidamento e crescita del capitale umano”.
Molto spesso si muovono critiche al sistema di welfare circa la sua scarsa efficacia nel promuovere azioni di reale riabilitazione e reinserimento. Da questo punto di vista, la Costituzione è riferimento fondamentale nell’affermazione del diritto individuale che è di per sé universale e non può essere assoggettato alla dimensione del “dono”. Il “diritto” infatti si realizza anche attraverso il “dovere” che, contestualmente e universalmente, la Costituzione pone in capo alla persona.
Questo principio fondamentale trova ampia risonanza nel presente testo che riconosce nella condizionalità uno degli elementi cardine del suo impianto. L’ integrazione economica prevista per chi ha un reddito insufficiente è, per queste ragioni, intrinsecamente legata alla stipula del patto, conditio sine qua non per la realizzazione dell’intervento.
L’altro elemento caratterizzante la misura è l’aver coniugato universalismo e selettività. Essa non è infatti destinata a specifiche categorie di beneficiari, ma a tutti coloro che, come individui o famiglie, dispongono di un reddito insufficiente per una vita dignitosa e per fronteggiare forti fragilità. E’ misura propriamente di contrasto alla insufficienza reddituale, che interviene sulla condizione economica con una elargizione di entità tale da integrare l’attuale situazione reddituale, fino ad una soglia ritenuta congrua. A seconda che il target dell’intervento sia il nucleo familiare o monopersonale, la situazione reddituale e patrimoniale considerata sarà quella del singolo o quella dei componenti il nucleo considerati nel loro insieme, come unità economicamente integrata.
Questa proposta di legge intende anche istituire una piattaforma sulla quale possano essere molto gradualmente fatte confluire le preesistenti misure settoriali di integrazione al reddito, riconoscendo nella loro specificità le politiche sociali di contrasto alla povertà, rispetto a quelle di sostegno alla famiglia con figli, di sostegno agli oneri di assistenza ai non autosufficienti, di sostegno alle persone con disabilità. Naturalmente ricercando coerenza e coordinamento tra queste diverse misure, data la loro complementarietà e le inevitabili e anche necessarie intersezioni.
Fino ad oggi l’attuazione del diritto all’assistenza e gli interventi di sostegno/integrazione al reddito sono stati caratterizzati da una pluralità di fonti di finanziamento in un quadro di estrema frammentazione. Sul fronte delle politiche attive del lavoro si sta procedendo verso un sistema integrato di interventi che realizzerà proprio nell’integrazione con le politiche di welfare prevista dal testo l’obiettivo di fornire mezzi adeguati alle persone in situazione di bisogno, contribuendo a garantire risposte diffuse in modo tendenzialmente omogeneo, o meglio ancora, congrue rispetto ai bisogni esistenti.
La proposta affida quindi alla stretta collaborazione tra gli assessorati competenti l’incarico di determinare e attuare le procedure di governo e monitoraggio periodico della misura, anche attraverso la definizione del regolamento attuativo.
Il previsto periodo di sperimentazione consentirà, poi, di mettere a punto l’effettiva disponibilità e accessibilità della misura, avendo previsto di poter intervenire in qualsiasi momento per “aggiustarne” i parametri di riferimento, in virtù del monitoraggio disposto in corso d’opera e a fine sperimentazione.
Obiettivo finale resta la messa a punto di uno strumento che diventi elemento strutturale a supporto delle politiche per il contrasto alla povertà e la promozione dell’inclusione sociale della Regione Friuli Venezia Giulia.
In molti potranno obiettare che la misura così com’è concepita appare inadeguata e la copertura disposta insufficiente. Volentieri rispondiamo che soltanto attraverso una sperimentazione seria, condotta senza creare aspettative di non facile realizzazione, sarà possibile avere un quadro d’insieme che appare oggi ancora incompleto, e operare per il necessario perfezionamento.
I dati di contesto offrono una base informativa di natura socioeconomica e statistica che quantifica e qualifica la situazione della nostra regione in termini di potenziale forte ed endemica criticità. La crisi che ha colpito le economie occidentali ha aggravato una situazione che appariva stabile, scoprendone rapidamente i punti di debolezza.
In assenza di provvedimenti statali di contrasto alla povertà e con interventi di sostegno all’occupazione ancora troppo recenti per produrre risultati definitivi, si fatica nel confronto con i principi fondamentali assunti in Costituzione.
La presente proposta, al contrario, ambisce proprio a qualificarsi quale strumento di intervento più efficace nel <<rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.>>.
Vista l’importanza del provvedimento, si confida in una ampia condivisione.
RENATA BAGATIN