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Disposizioni per la prevenzione, il trattamento e il contrasto della dipendenza da gioco d’azzardo, nonché delle problematiche e patologie correlate

pubblicato il 30 gennaio 2014

RELAZIONE DI MAGGIORANZA PDL N. 30
<<Disposizioni per la prevenzione, il trattamento e il contrasto della dipendenza da gioco d’azzardo, nonché delle problematiche e patologie correlate>>
 
Signor Presidente, Signori Consiglieri,
 
Negli ultimi anni, tra le cosiddette nuove dipendenze, sono aumentate in modo esponenziale quelle legate al gioco d’azzardo, che mettono a rischio vita sociale, familiare, professionale e materiale di circa 800.000 giocatori patologici e delle loro famiglie; ma altri 3 milioni di persone sono a rischio patologico e 15 milioni sono i giocatori abituali. La spesa necessaria per curare le persone che soffrono di dipendenza da gioco è pari a 5-6 miliardi l’anno.
 
La dimensione del gioco (e del rischio) è comune agli animali, compreso l’essere umano. In particolare i “cuccioli” attraverso il gioco esplorano il mondo nella ricerca e sperimentazione di stimoli gratificanti. Tale comportamento è correlato dal punto di vista anatomico alla precoce maturazione dell’amigdala rispetto a quella delle aree cerebrali deputate alla programmazione e alla capacità di rinviare la soddisfazione del bisogno immediato in vista di un piacere più duraturo. In base alla gratificazione ottenuta (e al livello di dopamina raggiunto), gli stimoli piacevoli vengono selezionati e mantenuti nella “memoria implicita” e successivamente ricercati con comportamenti simili. Il gioco del cucciolo appare funzionale a prolungare il tempo dell’esplorazione e della ricerca del “nuovo” e di conseguenza a favorire lo sviluppo di nuove competenze.
 
Vengono descritti 4 tipi di giochi: i giochi di “maschera” (mi nascondo, mi camuffo); quelli di “vertigine” (provo piacere nel movimento e nel disequilibrio), quelli di “competizione” e quelli di “alea”. Ma a differenza dei primi tre tipi di gioco in cui il successo dipende da abilità e competenze fisiche, memoria, intuizione, programmazione e previsione dell’azione dell’altro, che sono comuni anche agli animali; il quarto tipo, che impegna il giocatore in una relazione solitaria, aleatoria e a volte drammatica con il destino, l’azzardo, appartiene solo agli esseri umani.
Il termine “azzardo” è antico, deriva da “dado” (az-zahrin arabo), e così il termine “aleatorio” deriva etimologicamente dal latino “alea”. I classici giochi popolari come i dadi, la morra, le carte, la tombola, hanno aspetti legati in parte alla fortuna e in parte alla abilità; richiedono rapidità di reazione, memoria, organizzazione visuospaziale, intuizione, astuzia, previsione della reazione dell’altro, programmazione dell’azione, competenze simili alla Mètis greca (la competenza astuta ed intuitiva di Ulisse e di Dedalo),o alla ingenuità e all’amore per il rischio che caratterizzano l’eroe delle fiabe. Il gioco“di abilità e di fortuna” provoca piacere perché attiva un certo livello di “arousal”, di attivazione e di sorpresa, e di soddisfazione cognitiva, emotiva e relazionale. 
 
Ma il gioco d’azzardo moderno “nel quale ricorre il fine di lucro e la vincita o la perdita sono interamente o quasi interamente aleatorie”, perde gli elementi caratteristici del “gioco di abilità e di fortuna”e svincola progressivamente l’esperienza del successo o della perdita dal controllo e dalla competenza personale affidandolo solo alla fortuna. Il piacere si nutre solo dello stimolo, dell’attesa, dell’eccitazione, della temporanea sedazione dell’ansia libera che si sperimenta nell’ affrontare un rischio puntuale. Queste esperienze emotive e cognitive hanno effetti strutturali neuro-plastici, portano a minore attivazione della corteccia prefrontale, che sovrintende al controllo volontario dell’azione, e ad una maggiore attivazione dell’amigdala con conseguente maggiore espressione del “driveemozionale.
L’utilizzo di immagini e situazioni fortemente evocative sul piano emotivo e di figure di “opinion leader” fortemente attrattivi possono rinforzare inoltre false credenze di soluzione “magica” di tutti i problemi sociali e di vita (possiamo per altro parlare di pubblicità ingannevole perché non vengono fornite informazioni corrette rispetto alle leggi della probabilità di vincita).
 
Il benessere psicofisico è correlato fisiologicamente con un certo grado di attivazione psichica, di tensione e di sfida; le persone possono cercare queste sensazioni nel lavoro, nelle relazioni, nel gioco, nello sport senza divenire dipendenti; l’esperienza del gioco d’alea può creare più facilmente dipendenza, in particolare in condizioni correlate a caratteristiche temperamentali, a periodi del ciclo di vita, a condizioni sociali e relazionali non stimolanti. L’adolescenza, ancorché fisiologica, per esempio è di per sé più vulnerabile a questo tipo di stimoli perché orientata per compito evolutivo alla “noveltyseeking”; i bambini e preadolescenti che definiamo ADHD (caratterizzati da iperattività comportamentale e da difficoltà nel mantenere l’attenzione) trovano un rinforzo nella immediata risposta all’azione e nella eventuale gratificazione occasionale della vincita, e, anche per la scarsa capacità di prefigurazione delle conseguenze delle azioni possono, con maggiore facilità, diventare vittime del gioco. Le situazioni di vita in cui la fisiologica ricerca di un obiettivo a cui tendere si scontra con il vuoto della mancanza di un lavoro, di relazioni positive, di soddisfazione (disoccupazione, separazioni, pensione, povertà) sono le situazioni in cui più facilmente si diviene preda di un gioco patologico, compulsivo, incontrollato. Il gioco d’azzardo trova consenso quindi proprio nelle situazioni di maggior fragilità, rispondendo, pur in modo patologico, a questi bisogni delle persone, e in queste situazioni con più facilità crea dipendenza, sottrae ore al lavoro, alla vita affettiva, al tempo libero e produce nuova sofferenza psicologica, di relazione, educativa, materiale, di aspettativa di futuro.
 
Le ricadute sanitarie, sociali ed economiche sono importanti: sono infatti correlati e sostenuti dal gioco d’azzardo patologico problemi di depressione, ansia, disturbo del controllo degli impulsi, abuso di alcol, tabagismo, abuso di droghe. Per altro la letteratura scientifica ci pone in allerta sulla possibile influenza “circolare” dell’utilizzo di psicofarmaci e di sostanze psicotrope nell’indurre la ricerca compulsiva dell’attività di azzardo. Fortemente coinvolti inoltre sono i familiari del giocatore patologico i quali si ritrovano spesso loro malgrado a vivere gravi problematiche relazionali con il parente che soffre di dipendenza patologica e che possono trovarsi ad affrontare dissesti finanziari.
 
Eppure il gioco d’azzardo appare forse l’unico settore che non conosce contrazione né crisi, anzi sembra godere di un esponenziale aumento di popolarità e addirittura di crescita: il gioco d’azzardo è di fatto la terza industria italiana; i dati, in costante evoluzione, parlano di 100 miliardi di fatturato, pari al4% del PIL nazionale, di 8 miliardi di tasse corrispondenti, del 12% della spesa delle famiglie italiane, di 400.000 slot-machine e di 6.181 locali e agenzie autorizzate. La spesa per le famiglie per il gioco “lecito” èsuperiore a quella per abbigliamento e calzature, e pari a circa il 60% di quella alimentare. Gli italiani riducono le spese sui consumi di prima necessità ma non rinunciano a tentare la fortuna, impiegando a volte anche quanto è necessario per il sostentamento proprio e della famiglia.
 
La crisi economica diviene paradossalmente un moltiplicatore di produzione di gioco d’azzardo, non solo per le famiglie ma anche per lo Stato, che proprio in periodi di crisi è tentato di liberalizzare, anche perché il 12% circa degli introiti del gioco entra nelle casse dello Stato tramite la tassazione. In Italia negli ultimi anni si è ampliata la presenza dei concessionari: ai primi Sisal, Snai e Lottomatica se ne sono aggiunti molti altri (Cirsa, Codere, Cogetech, Gmatica, Gamenet, Bplus, Hbg).Gli interessi economici sono ingenti, i Governi sono coinvolti in modo contraddittorio tra la tutela degli interessi degli esercenti, e quella dei consumatori, la valutazione relativa agli introiti statali e quella delle spese per la cura delle persone affette da dipendenza, la lotta alla criminalità e l’attuazione delle adeguate forme di protezione nei confronti della popolazione.
Intorno ai luoghi del gioco d’azzardo, anche del gioco considerato “lecito” dalle nostre leggi, si organizza sia la microcriminalità dei furti, degli scippi e dell’usura, sia la criminalità organizzata. Le mafie sono interessate da sempre al settore del gioco che rappresenta un metodo sicuro ed efficace per conseguire profitti e per riciclare denaro di provenienza illecita tanto che secondo Eurispes il gioco d’azzardo rappresenta circa il 13% dell’intero fatturato criminale.
 
Nel 2012 lo Stato è intervenuto con disposizioni di ordine generale (ancora in gran parte non operative) per l’inserimento delle prestazioni di prevenzione, cura e riabilitazione per la patologia da gioco fra i livelli essenziali di assistenza,per l’introduzione di norme di regolazione in materia di pubblicità, per la definizione della distanza da mantenere tra la rete fisica del “gioco mediante apparecchi” e i luoghi considerati sensibili, per i controlli destinati al contrasto del gioco minorile. L’Osservatorio nazionale sul GAP ha varato un piano d’azione 2013-2015 con misure di contrasto e prevenzione.
 
In Regione nella scorsa legislatura sono state presentate due iniziative legislative sul tema in argomento. Nel 2011 è nato l’Osservatorio sulle dipendenze e nel 2013 è stato varato il Piano d’azione regionale 2013-2015 per il contrasto al GAP. La popolazione, le associazioni, i sindaci richiedono con forza alla Regione un impegno nel contrasto alla liberalizzazione del gioco d’azzardo e nella prevenzione della dipendenza. Aumentano di giorno in giorno le adesioni al “Manifesto Nazionale dei Sindaci per la legalità contro il gioco d’azzardo”, promosso da Terre di Mezzo, Scuola delle Buone Pratiche, Fa la cosa giusta, Legautonomie.
Il Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia ha votato recentemente una Mozione di adesione alla Campagna dei sindaci per il contrasto al gioco d’azzardo ed ha impegnato la Regione Friuli Venezia Giulia a richiedere al Governo e al Parlamento una normativa univoca sul contrasto al gioco d’azzardo.
 
In tale quadro si inserisce l’attuale proposta di legge che intende definire ruoli e compiti dei soggetti, istituzionali e non istituzionali, che sono chiamati al contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo, alla prevenzione e alla cura delle persone affette da dipendenza, al sostegno alle famiglie.
La legge regionale prevede inoltre i seguenti interventi di regolazione: limiti di distanza dai luoghi definiti “sensibili” per l’insediamento di locali destinati a sale gioco o con installazione di apparecchi per il “gioco”, conferma del divieto di attività pubblicitaria secondo i dettami del decreto Balduzzi, sanzioni amministrative per violazione del divieto sulle distanze d’insediamento irrogate dai Comuni che ne incamerano i proventi per destinarli a iniziative rivolte al contrasto della dipendenza da gioco.
Sono previsti inoltre i seguenti interventi promozionali: l’istituzione del Marchio regionale “Slot-Free-FVG” rilasciabile ai locali d’intrattenimento che non installano o che disinstallano apparecchiature per il gioco d’azzardo (con eventuali forme di premialità) e ai comuni Slot Free, accordi per l’adozione di un codice di autoregolamentazione che non preveda spazi pubblicitari relativi al gioco d’azzardo, titolo di preferenza per gli esercizi privi di apparecchi nell’accesso a benefici regionali.
La legge istituisce inoltre un osservatorio regionale presso la Direzione Centrale salute e Protezione sociale, e prevede il coinvolgimento nei Piani di Zona degli enti e delle associazioni che a diverso titolo concorrono nelle progettualità relative a prevenzione, trattamento e contrasto della dipendenza da gioco d’azzardo.
 
Si confida nella più ampia condivisione della proposta di legge da parte del Consiglio Regionale.