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MORETTI: Relazione di minoranza al Testo unificato dei progetti di legge n. 12 e 16 Modifiche alla legge regionale 19 febbraio 2016, n. 1

pubblicato il 26 ottobre 2018

Relazione di minoranza al Testo unificato dei progetti di legge n. 12 e 16 "Modifiche alla legge regionale 19 febbraio 2016, n. 1 (Riforma organica delle politiche abitative e riordino delle Ater)"
 
Egregio presidente, egregi consiglieri,
possiamo affermare che ci troviamo di fronte al primo grande scivolone della maggioranza che governa la nostra Regione: con l’intento di perseguire in maniera ideologica lo slogan “prima gli italiani”, alla fine gli italiani verranno sì prima, ma saranno i primi a pagare l’innalzamento a 5 anni dei parametri di accesso alle abitazioni di edilizia residenziale pubblica.
Sull’innalzamento del requisito della residenza, che anche altre Regioni – di diverso orientamento politico - hanno inteso fare da qualche anno, giova ribadire che i confronti sulle leggi regionali sono sempre arditi, posto che ogni territorio ha la sua specificità, storia, condizioni oggettive e che la nostra, non può considerarsi alla stregua di altre regioni ben più popolose e complesse dal punto di vista sociale e demografico.
Perché l’affermazione iniziale? Con il provvedimento in discussione oggi (presentato, è stato detto dall’assessore e dai colleghi della Lega, per corrispondere a promesse elettorali), come abbiamo avuto modo di vedere dalle simulazioni che i Direttori ATER hanno consegnato nel corso delle audizioni in 4^ Commissione, nelle graduatorie attualmente in essere, sarebbero ben 311 (rispetto ai 414 extracomunitari) gli italiani che non avrebbero più diritto ad una casa ATER in base ai nuovi criteri di accesso. Se questa è la maggioranza che pensa agli italiani, allora gli italiani devono iniziare a preoccuparsi, perché con una delle prima leggi che viene votata da questo Consiglio regionale gli viene tolta la casa popolare: oggi è così, domani chissà a chi toccherà.
Abbiamo la convinzione – avendolo detto già in Commissione – di essere davanti ad un provvedimento “slogan”, del quale la Lega e i suoi alleati hanno evidentemente perso il controllo sugli effetti. Ma è davvero questa la volontà? Quella di colpire anche gli italiani pur di colpire qualche extracomunitario?
Questo disegno di legge (pur con alcune modifiche migliorative uscite dal comitato ristretto più per oggettive situazioni che per espressa volontà politica) è, a nostro parere, prima di tutto discriminatorio verso gli italiani, in primis per coloro che provengono da altre regioni, dagli addetti alle forze dell’ordine, agli insegnanti con supplenza annuale, ai lavoratori che per esigenze aziendali vengono trasferiti da altre regioni - tutto un mondo del lavoro caratterizzato da una forte mobilità territoriale – che sarà penalizzato senza alcuna giustificazione dall’innalzamento del requisito di accesso da 2 a 5 anni.
Emblematico in questo senso il “caso” delle assegnazioni di Via del Carso a Gorizia, agli onori delle cronache locali per settimane come esempio - da parte di Forza Italia cittadina (impegnata più a non farsi scavalcare a destra da altri che a informarsi realmente di come stanno le cose) - di discriminazione nei confronti di tanti cittadini italiani, e paradigma della inutilità di fatto di questa norma. In quel caso, per espressa dichiarazione in audizione del Dirigente ATER di Gorizia, con le nuove regole solo 1 (uno) sarebbe stato l’extracomunitario che non avrebbe avuto l’assegnazione.
Di fronte a tale dato, signor Presidente e colleghi consiglieri, mi chiedo: ma di cosa stiamo parlando?
La legge sulle politiche abitative, la LR n. 1/2016, aveva già introdotto delle misure che consideravano in maniera positiva il periodo di residenza dei richiedenti, prevedendo nel Regolamento di attuazione la possibilità (riservata alla Conferenza dei Direttori delle ATER) di valutare in maniera premiante gli anni di residenza in regione, ma era appunto un criterio premiale e non escludente.
Non possiamo infatti “per legge” eliminare il bisogno di casa, che è quello che si vorrebbe fare – in maniera sbagliata - con l’innalzamento a 5 anni dei requisiti; quello che invece andrebbe fatto è creare strumenti e criteri per rendere più eque le graduatorie. E’ quello che abbiamo fatto con la LR n. 1/2016, con i due anni di anzianità minima (ci sembrava un corretto punto di equilibrio sulla residenza) con la facoltà – riservata ai Direttori Generali delle ATER del territorio – di premiare chi risiede in FVG da più tempo.
Siete ancora in tempo per tornare indietro e vi esortiamo ad affrontare in modo non puramente ideologico la questione.
Seppur siano state introdotte limitate migliorie passando dai due testi separati di Fratelli d’Italia, il primo a depositare la legge e il primo a vincere la gara dell’italianità, e quello della giunta regionale, arrivata in questa corsa in ritardo, il testo per noi rimane fortemente problematico e non condivisibile.
Sul merito della norma:
  • requisito della residenza: bene ha fatto la Giunta e la maggioranza a fare un passo indietro sui 5 anni (tornando ai 2 della vigente norma) per il sostegno alle locazioni, come peraltro già chiaramente affermato dalla Corte Costituzionale con una sentenza del luglio 2018, ma questo ragionamento andrebbe fatto anche per il sostegno alle morosità incolpevoli, nonché per  quello relativo all’edilizia agevolata e convenzionata - come peraltro richiesto dall’ANCE nel corso di una recente audizione in IV Commissione. In questo senso, dopo la disponibilità dell’assessore al confronto in Consiglio, speriamo che il dibattito odierno confermi la norma in questione così come oggi strutturata.
  • obbligo di certificazione: positivo è l’inserimento dell’esclusione dei profughi e dei rifugiati e titolari di protezione sussidiaria dalla presentazione delle documentazioni consolari per le proprietà all’estero. Va altresì ricordato e ribadito come per l’ISEE l’autocertificazione è considerata valida ed è riconosciuta dalla pubblica amministrazione. Rimane – per come la norma oggi è uscita dalla commissione – che vi è di fatto una discriminazione per coloro che hanno i requisiti, ma gli si rende quasi impossibile dimostrarlo. Aggiungo un’ulteriore riflessione sul merito di tale questione: la politica non fa che ripetere spesso della necessità di semplificare il rapporto tra cittadino e pubblica amministrazione. E noi cosa facciamo? Anziché semplificare, complichiamo sempre di più, rendendo di fatto impossibile per un extracomunitario con tutti i requisiti di cui alla normativa regionale, accedere alle case ATER. Come chiamiamo questa, se non discriminazione indiretta? Non sarebbe più serio dire loro “non fate nemmeno domanda” che tanto non avete diritto alla casa popolare?
Sul tema della autocertificazione NO/autocertificazione SI, la scorsa settimana la Regione Veneto e poche settimane prima il Comune di Lodi, su questioni diverse (contributi per i libri e diritto alla mensa scolastica), hanno rivisto la propria posizione (inizialmente contro l’autocertificazione), perché la situazione era sfuggita loro di mano. Perché il Friuli Venezia Giulia non fa altrettanto?
In commissione, a fronte di un specifico rilievo, abbiamo avuto rassicurazioni sul fatto che le graduatorie attualmente in essere nelle varie realtà non saranno cancellate e andranno a naturale scadenza. Ricordo a tutti noi che ci sono migliaia di cittadini che attendono da anni in graduatoria il loro turno: non possiamo permetterci di cancellare un tanto! Sul tema presenteremo una specifica proposta emendativa che renda chiaro e scolpito nella legge questo principio di difesa di coloro che da anni aspettano l’assegnazione.
Questa norma nel suo complesso è dannosa perché colpisce tanti italiani nostri concittadini, è inutile perché non porterà a nessun reale cambiamento nelle assegnazioni in termini di percentuali, è discriminatoria perché discrimina persone che, pur avendo gli stessi bisogni di altri, viene impedito loro di partecipare ad un bando per una casa pubblica. Si smetta di utilizzare gli slogan della campagna elettorale, perché i problemi dei cittadini non si risolvono con i proclami o con la corsa a garantire diritti ad un numero sempre minore di persone.
Il gruppo del Partito Democratico ha votato in commissione contro questa proposta e, se non verrà radicalmente modificata, voterà convintamente contro anche in aula, per difendere i cittadini italiani che ne saranno esclusi, per difendere le persone che lavorano e pagano le tasse ed hanno diritto ad un’abitazione pubblica in base al bisogno oggettivo,  lasciando un criterio equo ed equilibrato sulla residenza, volendo smascherando chi si nasconde dietro a procedimenti e richieste documentali proibitive, che hanno l’unico fine di scoraggiare cittadini dall’accesso ad un bene primario come la casa popolare.
 
 Diego Moretti