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Enti locali: Iacop (Pd), Lega sorda alle richieste dei sindaci costretti ora a elemosinare per fare le opere

pubblicato il 04 febbraio 2021

04.02.21 «Dopo una legislatura passata ad attaccare violentemente le scelte fatte dall'allora amministrazione di centrosinistra accusata di passare sopra la testa dei sindaci, oggi la Lega, con l'assessore Roberti, si dimostra sorda verso quegli stessi sindaci che prima portava in palmo di mano. Senza nemmeno prendere in considerazione molte delle richieste fatte in tema di concertazioni, Roberti ha negato ogni spazio di manovra ai primi cittadini, soprattutto dei Comuni più piccoli, che dovranno elemosinare a “mamma Regione” i fondi necessari per le opere sui propri territori». Lo afferma il consigliere regionale del Pd, Franco Iacop commentando la seduta del Consiglio delle autonomie locali (Cal) riunitosi nei giorni scorsi alla presenza dell'assessore alle Autonomie locali, Pierpaolo Roberti, per esprimersi sulla delibera 2012/2020 della Giunta regionale che fissa le regole per le concertazioni e che domani verrà definitivamente licenziata dall'esecutivo.
«Di fronte a numerose richieste di modifica della delibera di giunta, Roberti ha concesso spazio a due sole riguardanti i Comuni turistici e le reti ciclabili. Tutto il resto è stato cassato senza appello, chiudendo le porte alle legittime aspettative di sindaci e dell'Uncem» continua Iacop.
«Chi, fino a un paio d'anni, fa dava lezioni di democrazia e ascolto, oggi ha negato ogni minimo aiuto. Una sequela di no che va dagli spazi di manovra riguardanti le soglie di abitanti minimi (soglia di 10mila abitanti per i Comuni che la giunta ha messo in “quota A”), la possibilità di aumentare il numero di opere proponibili, un allungamento dei tempi per presentare le domande per il 2021 e dare ai Comuni il tempo di interloquire tra loro e infine ha negato la trasparenza e la condivisione sulle scelte».
Secondo Iacop, «il concetto di area vasta che viene introdotto con un numero minimo di abitanti così elevato, non farà altro che favorire i Comuni più grandi che con molta probabilità presenteranno in autonomia le domanda di finanziamenti previsti per la “quota A”, lasciando i piccoli Comuni in difficoltà per la fatica che faranno nell'aggregarsi».